Si è svolto con grande successo il primo incontro del 3° Corso di formazione per volontari ospedalieri organizzato da AVO Castelli Romani OdV presso l’Ospedale Paolo Colombo di Velletri. Numerosi aspiranti volontari hanno preso parte a una mattinata ricca di interventi che hanno messo al centro la collaborazione tra territorio e ospedale.

La vicesindaca di Velletri Chiara Ercoli ha offerto una visione concreta del ruolo dell’ospedale come cuore pulsante di una rete solidale, sottolineando: “L’ospedale è il cuore pulsante di un tessuto protettivo in cui l’AVO Castelli Romani non opera da sola, ma cammina e si integra in una grande alleanza solidale accanto ad altre storiche e preziose realtà del territorio come l’ANDOS e l’AISM“. Il suo intervento ha rafforzato il valore del volontariato come ponte tra istituzioni e vita quotidiana dei reparti.
La dottoressa Maria Luisa Erculei, della Direzione sanitaria della ASL Roma 6 e coordinatrice del Servizio sociale dei poli ospedalieri, si è concentrata su continuità assistenziale e integrazione tra bisogni sanitari e sociali, illustrando i percorsi di presa in carico globale a tutela dei pazienti, con particolare attenzione alle dimissioni protette e al supporto post-ospedaliero.

Sabrina Taddei, presidente di AVO Castelli Romani, ha presentato la squadra organizzativa e il valore della scelta consapevole del volontariato: “Il volontario AVO è colui che SCEGLIE di sottrarre e dedicare parte del proprio tempo prezioso agli altri, facendo prima di tutto spazio ai silenzi dentro di sé”. Ha ringraziato la segretaria Avv. Piera Fernanda Fiscarelli e lo staff dei tutor, sottolineando anche il lavoro sui progetti e le risorse affidato a Giuseppe Mandalari e Maria Trombetta.
Il dottor Antonio Romanelli, Bed Manager della ASL Roma 6, ha portato l’attenzione sulle sfide demografiche ed epidemiologiche, mettendo in evidenza il futuro caratterizzato da una popolazione sempre più anziana: “L’uomo non ha bisogno soltanto di cure mediche e cliniche, ma ha un disperato bisogno di umanità e di non sentirsi solo durante la malattia, un momento delicatissimo della vita che molto spesso diventa sinonimo di solitudine”.
La sinergia tra politica, direzione sanitaria, staff associativo e volontari ha permesso di offrire ai partecipanti una formazione articolata, ponendo solide basi per una nuova generazione di volontari impegnati a umanizzare l’ospedale e contrastare la solitudine nei reparti.







