Latina si trova oggi davanti a un paradosso amministrativo che sembra sfidare ogni logica di efficienza urbana per via del ciclone che c’è all’interno di ABC (Azienda per i Beni Comuni), la società “in house” nata con l’ambizione di rivoluzionare il ciclo dei rifiuti e oggi rimasta intrappolata in un groviglio di numeri non approvati, tensioni politiche e un malcontento popolare che non accennano a placarsi.

Un motore in stallo: il nodo del CdA
Il cuore del problema risiede nella governance. Dopo le dimissioni del presidente Lorenzo Palmerini all’inizio del 2025 – avvenute sotto il peso di contestazioni su presunte incompatibilità – la guida è passata all’ingegnere Alessandro Angelini. Tuttavia, il cambio al vertice non ha sciolto i nodi strutturali. L’azienda opera da mesi in esercizio provvisorio: una condizione tecnica che, in parole povere, impedisce di pianificare investimenti a lungo termine, acquistare nuovi mezzi o procedere a quelle assunzioni necessarie per coprire i vuoti d’organico. Senza un bilancio approvato stabilmente dal Consiglio Comunale, l’ABC è come una nave potente a cui è stato tolto il carburante.
L’Allarme dei Revisori: scontro istituzionale al vertice
A rendere il quadro ancora più fosco è l’ultimo capitolo dello scontro tra l’azienda e il Comune. Una nota formale inviata da Tonino Del Giovine, presidente del Collegio dei Revisori dei Conti del Comune, ha fatto tremare i palazzi della politica. I rilievi riguardano la redazione dei bilanci e la gestione economico-finanziaria dell’ABC, certificando quello che la consigliera del Gruppo Misto, Daniela Fiore, definisce un vero e proprio “conflitto istituzionale”.
TARI: tasse da record per un servizio “dimezzato”
Il malumore dei cittadini trova una giustificazione precisa nei numeri. Nonostante una lieve fluttuazione negli ultimi anni, il capoluogo pontino resta la città più cara del Lazio per quanto riguarda la tassa sui rifiuti.
Se nel 2023 Latina era entrata tristemente nella “top ten” nazionale con una spesa media di 460 euro a famiglia (un balzo del 31,2%), il dato attuale mostra una stabilizzazione verso l’alto. Dopo la discesa a 432 euro nel 2024, il 2025 segna un nuovo incremento dell’1,5%, portando la bolletta media a 438 euro. Se Latina paga più di Roma e di tutti gli altri capoluoghi del Lazio, ha il diritto di pretendere un servizio che sia, se non il migliore, almeno all’altezza della spesa sostenuta.

Pubblico o privato? Lo scontro ideologico
Il dibattito sulla natura di ABC e sulla gestione dei rifiuti a Latina, ha ormai superato i confini tecnici per diventare uno scontro di visione:
- La visione della Giunta Celentano: La maggioranza di centrodestra punta il dito sulle “eredità pesanti” del passato, denunciando un modello pubblico troppo costoso e difficile da gestire. In alcune frange della coalizione, l’ipotesi di una privatizzazione non è più un tabù.
- La difesa dell’Opposizione: Per le forze che hanno dato vita ad ABC, l’accusa rivolta all’attuale amministrazione è quella di star “soffocando” l’azienda deliberatamente per giustificare un ritorno al passato.
La voce dei cittadini: tra rassegnazione e speranza
Camminando per Latina, l’opinione dei residenti appare polarizzata. Da un lato c’è chi invoca il ritorno a una gestione privata, convinto che “peggio di così non possa andare”. Dall’altro, molti temono che svendere ABC significhi perdere il controllo democratico su un servizio essenziale, chiedendo invece che la politica smetta di litigare e faccia finalmente funzionare ciò che esiste.


