← Torna a Prima pagina
Cori

Cori, arsenico: dopo l’esposto di Noncelabeviamo Acqualatina rimuove parte dei big-bags

Di Eugenio Siracusa • • • Prima pagina

Prima pagina

Gli operai di Acqualatina sono intervenuti ieri mattina, 23 settembre, presso l’impianto di dearsenificazione dell’ex Simbrivio a Cori, dove da mesi erano presenti a terra alcuni big-bags contenenti materiale esausto proveniente dagli impianti. La rimozione, almeno in parte, arriva a 48 ore dalla segnalazione e dall’esposto presentati dal Comitato NONCELABEVIAMO, che aveva documentato attraverso fotografie e video le condizioni dei sacchi.

Secondo quanto denunciato dal Comitato, alcuni big-bags risultavano lacerati, privi di copertura e senza un’adeguata protezione del terreno, con materiale fuoriuscito sul suolo. Il Comitato aveva inoltre contestato l’assenza dell’etichettatura relativa alla classificazione del rifiuto, chiedendo verifiche da parte degli organi competenti.

“Una prima vittoria, ma ora vogliamo analisi e controlli”

La rimozione viene considerata dal Comitato una prima risposta alla denuncia, ma NONCELABEVIAMO annuncia di non voler ritirare l’esposto già trasmesso ai Carabinieri Forestali del NIPAAF.

«Una prima vittoria, ma ora vogliamo le analisi e i controlli NIPAAF», sostiene il Comitato, che chiede che vengano comunque effettuati tutti gli accertamenti necessari per verificare le condizioni dell’area.

La posizione di NONCELABEVIAMO è netta: la rimozione dei sacchi, secondo il Comitato, non esaurisce la questione, perché resta da accertare se vi siano state fuoriuscite di materiale e quali eventuali conseguenze abbiano avuto sul terreno.

«Rimuovere i sacchi non cancella il reato di deposito incontrollato», afferma il Comitato, chiedendo che siano gli organismi competenti a verificare quanto accaduto.

Il Comitato: “Nessun sopralluogo dell’Amministrazione comunale”

Nel mirino del Comitato finisce anche l’Amministrazione comunale di Cori. Secondo NONCELABEVIAMO, nonostante le segnalazioni protocollate, né il sindaco, né l’assessore all’Ambiente, né rappresentanti della maggioranza avrebbero effettuato un sopralluogo nell’area.

«Nessun controllo. Nessuna verifica. Silenzio totale», sostiene il Comitato.

Una contestazione che viene accompagnata da una domanda politica precisa: «Se un cittadino segnala la presenza di rifiuti pericolosi abbandonati a terra e bucati, la prima cosa che dovrebbe fare un’Amministrazione è andare a vedere. A Cori questo non è successo».

Il Comitato attribuisce quindi ai Carabinieri Forestali del NIPAAF, attivati attraverso l’esposto, il compito di effettuare gli accertamenti sulla situazione segnalata.

Ora la richiesta delle analisi

Per NONCELABEVIAMO, il problema non può considerarsi chiuso con la rimozione dei big-bags. Resta infatti da verificare lo stato del terreno sottostante e l’eventuale presenza di materiale fuoriuscito dai sacchi, così come le condizioni dell’area interessata dalle perdite d’acqua dell’impianto.

Saranno ora gli organi competenti a stabilire se siano state commesse violazioni e se vi siano state conseguenze ambientali.

«La salute dei cittadini di Cori non può essere delegata solo ai volontari», conclude il Comitato, che invita i cittadini a continuare a segnalare e documentare eventuali situazioni ritenute anomale.

La vicenda, dunque, resta aperta: la rimozione parziale dei big-bags rappresenta per il Comitato un primo risultato, ma l’esposto al NIPAAF resta sul tavolo e la richiesta è ora quella di procedere con controlli e analisi sull’area.

Sostieni La Spunta

La Spunta nasce nel 2024 da un’esigenza molto semplice, ma per noi fondamentale: fare giornalismo, quello vero.

Un giornalismo che non debba rispondere a padroni, interessi particolari o piccoli gruppi di finanziatori. Un giornalismo che possa lavorare con la libertà necessaria per raccontare i fatti, fare domande, approfondire ciò che non funziona e dare voce alle persone che vivono un territorio.

Abbiamo scelto di partire dal Lazio perché è il territorio in cui viviamo. E proprio vivendo questi territori ci siamo accorti di quanto spesso vengano raccontati poco, o soltanto quando una storia riesce a diventare una notizia nazionale.

Ci sono invece comunità, associazioni, imprese, lavoratori e cittadini che ogni giorno costruiscono pezzi importanti della società e che meritano attenzione. Ci sono decisioni che incidono concretamente sulla vita delle persone e che hanno bisogno di essere raccontate, spiegate e approfondite.

La Spunta vuole essere lì.

Non semplicemente per raccontare quello che succede, ma per provare a fare del giornalismo un servizio utile alla cittadinanza.

Per noi fare giornalismo significa questo: aiutare a capire, controllare il potere, accendere una luce dove serve, dare strumenti alle persone per orientarsi e, quando possibile, contribuire concretamente a migliorare la comunità che raccontiamo.

Fare del bene attraverso il giornalismo.

È una visione che stiamo cercando di portare avanti ogni giorno e che vogliamo estendere a un territorio sempre più ampio.

Ma c’è un punto fondamentale: l’indipendenza ha un costo.

Fare inchieste, seguire i territori, mantenere una redazione, produrre contenuti e dedicare tempo alle storie che contano richiede risorse. E noi non vogliamo che quelle risorse arrivino da qualcuno che, domani, possa chiedere qualcosa in cambio.

Vogliamo costruire un rapporto diverso: diretto con i nostri lettori.

Noi vogliamo un modello di giornalismo locale che parta dalle persone, dai territori e da chi crede che un’informazione libera sia un bene comune.

La Spunta è nata per questo.

E oggi, per continuare a crescere senza perdere la propria indipendenza, ha bisogno del tuo sostegno.

Sostieni La Spunta

Articoli correlati

Vedi tutti →