Daniela Fiore, consigliera del Gruppo Misto, ha espresso un deciso no alla proposta di aumento di capitale sociale di Acqualatina S.p.A., discussa oggi nel consiglio comunale di Latina. La richiesta riguarda una nuova iniezione di fondi da 30 milioni di euro nei confronti della società che gestisce il servizio idrico integrato nell’ATO 4.
Fiore, durante il suo intervento in aula, ha posto l’accento sulle ricadute che questa decisione avrebbe per i cittadini.
«Non possiamo chiedere ai cittadini di Latina di pagare ancora una volta per vent’anni di fallimenti gestionali. La nostra responsabilità non è salvare l’attuale assetto societario di Acqualatina, ma il servizio idrico integrato, il diritto all’acqua pulita e sostenibile. Per questo il nostro è un No convinto e documentato», ha affermato la consigliera.
Tra le criticità evidenziate, Fiore ha sottolineato la gravità della situazione della rete idrica nell’ATO 4, dove, secondo i dati presentati, il 70% dell’acqua immessa nella rete viene dispersa, rispetto a una media nazionale che si attesta tra il 40 e il 42%.
«Sette litri su dieci si perdono. È un dato drammatico, soprattutto se si considera che la media nazionale Istat è al 40-42% e che i nostri concittadini pagano una delle tariffe più alte d’Italia. Dopo vent’anni di gestione mista, la parte privata, oggi riconducibile a Italgas, ha fallito la sua missione di efficienza», ha aggiunto Fiore.
Nel corso del dibattito, la consigliera ha definito “un ricatto finanziario” la possibilità di perdere fondi PNRR come giustificazione all’aumento di capitale.
«Non si può usare il rischio di perdere risorse statali come leva per drenare denaro pubblico per una società che non ha ancora dimostrato di saper gestire in modo efficace risorse già disponibili. Prima di chiedere altri 30 milioni ai Comuni, la società deve aprire i conti e dimostrare dove sono finiti i 94 milioni di accantonamenti iscritti nel bilancio 2024», ha sottolineato.
Fiore ha richiesto inoltre che qualsiasi eventuale intervento pubblico sia vincolato a condizioni stringenti: obiettivi di riduzione perdite, piano di risanamento e maggiore controllo ai Comuni. Ha richiamato il parere legale del professor Alberto Lucarelli che segnala irregolarità nella sostituzione del partner privato e ha ribadito la necessità di una “ripubblicizzazione” del servizio in caso di mancato risanamento.
«Non dobbiamo salvare un assetto societario infruttuoso, ma il diritto all’acqua. Votiamo no a pagare due volte per l’acqua che non beviamo e sì alla trasparenza e al risanamento vero», ha concluso Fiore.






