Preoccupazione crescente per il progetto di quadruplicazione della portata dell’acquedotto Sforza Cesarini, richiesto dal Comune di Ariccia con il via libera del Comune di Albano Laziale e senza opposizione da parte di Castel Gandolfo.
Secondo il Coordinamento Ambientalista dei Castelli Romani, si tratta di un intervento che aumenterebbe i prelievi idrici da un sistema già in forte sofferenza, con l’obiettivo di sostenere nuove urbanizzazioni e consumi che il territorio non è più in grado di reggere.
“Il progetto va fermato subito”
Gli ambientalisti chiedono il blocco immediato dell’opera in Conferenza dei Servizi, proponendo al massimo interventi di manutenzione dell’acquedotto esistente senza incremento della portata.
Tra le richieste avanzate: riduzione dei consumi idrici di almeno il 30% nel Comune di Ariccia; politiche strutturali di risparmio idrico; stop a nuove costruzioni che aumentano la domanda d’acqua e il consumo di suolo.
Misure ritenute necessarie per tutti i Comuni dei Castelli Romani.

Lago Albano in crisi: cala di 30 cm l’anno
Il Lago Albano registra da decenni un abbassamento medio di circa 30 centimetri l’anno, pari a oltre 1,5 milioni di metri cubi di acqua persi annualmente.
Un trend che ha già comportato una perdita complessiva superiore ai 7 metri, con conseguenze evidenti sull’ecosistema e sull’equilibrio della falda idrica.
In questo contesto, aumentare i prelievi significherebbe accelerare una crisi già in atto, invece di affrontarla con politiche di contenimento dei consumi.
Taglio del bosco e rischio idrogeologico
Il progetto prevede anche il taglio di un bosco di alberi autoctoni in un’area classificata come fragile dal punto di vista idrogeologico, già esposta a fenomeni di frana.
Secondo il Coordinamento, l’intervento comporterebbe: maggiore instabilità dei versanti; riduzione della capacità del suolo di assorbire l’acqua piovana; aumento dei rischi per il territorio e per la sicurezza dei cittadini.

Dubbi sulla conformità normativa
L’opera risulterebbe in contrasto con la Delibera della Regione Lazio n. 445 del 2009, che ha posto l’area dei Colli Albani sotto regime di salvaguardia proprio per il sovrasfruttamento delle risorse idriche.
Una normativa che, secondo gli ambientalisti, rischia oggi di essere aggirata.
Una scelta politica: tutela ambientale o sviluppo insostenibile
Il nodo centrale resta politico: continuare ad aumentare la disponibilità d’acqua per sostenere nuove costruzioni oppure invertire il modello di sviluppo.
Per il Coordinamento, la soluzione è chiara: ridurre i consumi, fermare il consumo di suolo e ristabilire l’equilibrio del sistema idrico.
Conclusione
Il progetto sull’acquedotto Sforza Cesarini non è un intervento neutro, ma una scelta che potrebbe compromettere definitivamente l’equilibrio ambientale dei Castelli Romani.
Le istituzioni sono chiamate a una decisione netta: difendere il territorio o continuare a consumarlo






