Abbiamo intervistato Alessio Marzilli, volto noto dei social e della tv. Originario di Giuliano di Roma, in provincia di Frosinone, Alessio ha raggiunto i palinsesti televisivi grazie ai suoi corti satirici fatti di tagli e silenzi.
Ogni venerdì, su La7, alle 21.15, Alessio è a Propaganda Live, popolare talk show satirico condotto da Diego Bianchi (Zoro).
In quest’intervista cercheremo di capire da dove sia partito il nostro conterraneo e cosa significhi per lui il suo lavoro.
A nostro modesto avviso, Alessio, sembrerebbe che tu abbia rivoluzionato il mondo della comicità, estremizzando il concetto di “pausa teatrale” e tagliando qua e là risposte, riadattandole poi a mo’ di collage. Questo tuo modo di giocare con il detto e il non detto rende l’importanza delle parole in politica. Non credi?
Innanzitutto, grazie per le belle parole.
“Rivoluzionato” forse è un parolone, anche perché il format delle interviste impossibili esisteva già. Però sì: il mio lavoro ruota attorno alle pause e, soprattutto, alle parole. Quando estrapolo un silenzio prolungato o un balbettio e lo metto al centro della scena, non sto inventando nulla: sto semplicemente amplificando qualcosa che già esiste, ma che spesso passa inosservato nel flusso continuo delle immagini televisive. In questo senso, il “detto e non detto” diventa uno strumento per ricordare che la politica è anche, e forse soprattutto, comunicazione non verbale. È un modo per restituire al pubblico la possibilità di ascoltare davvero, ridendo di quanto sia fragile il castello di retorica che spesso ci viene proposto dai più importanti membri del governo.
Cosa hai provato la prima volta che ti sei visto proiettato in tv? Come ci sei finito, soprattutto? Da dove è iniziata questa splendida avventura? E ormai ci hai fatto un po’ l’abitudine o c’è sempre lo stesso stupore, la stessa emozione, nuovi stimoli?
È stata un’emozione incredibile, anche perché è arrivata in un momento di grande cambiamento, in cui non sapevo bene cosa fare del mio futuro. Tutto è nato in modo piuttosto casuale: avevo appena iniziato a creare video satirici e Propaganda ne ha mandato in onda uno. Ho ringraziato su Instagram Diego e gli altri per la visibilità e il giorno dopo ho ricevuto una chiamata dalla redazione che mi ha chiesto: “Ti va di lavorare con noi?”. Ho risposto “Sì” senza pensarci un secondo. Lo stupore e l’emozione non sono mai passati: quando vado in onda di solito sono nascosto dietro le quinte, in un angolino, sperando che tutto vada bene.
In uno dei tuoi primi cortometraggi parli della difficile situazione sull’inquinamento nella Valle del Sacco: come mai, poi, c’è stato questo salto verso contenuti comici? O riconosci che c’è forse un po’ di retrogusto tragico anche nelle tue divertentissime interviste?
“Le mani nel Sacco”, il mio primo lungometraggio, è nato dal bisogno di dare voce alle persone della nostra terra.
In famiglia ho avuto due casi di tumore riconducibili all’inquinamento della Valle del Sacco: il mio primo obiettivo era capire davvero cosa stesse succedendo e rendere questa enorme mole di informazioni più accessibile a chi da sempre ha avuto poche risposte su questi temi. Io e i miei amici sentivamo anche il bisogno di fare qualcosa per accendere i riflettori sulla nostra terra.I contenuti comici sono arrivati dopo. In realtà, il primo meme l’ho creato proprio mentre stavo montando il documentario. Col tempo mi sono reso conto che le due cose sono profondamente collegate. E devo dire che la deriva comica è stata un bene: grazie alla risonanza di Propaganda, il progetto ha avuto una diffusione molto più ampia di quanto immaginassi, tanto che diverse scuole della provincia ci hanno chiesto di proiettarlo. Quanto al retrogusto tragico delle interviste, sì, lo riconosco. La frase retorica “fa ridere ma fa anche riflettere”, che leggo spesso nei commenti, non è campata in aria. Io dico sempre che vorrei che certe battute sembrassero scritte da un’intelligenza artificiale, e invece sono parole pronunciate davvero. Qualche settimana fa, in un montaggio con Salvini e Vannacci, Salvini parlava nella stessa intervista di coliche renali e concerti di Vasco Rossi. Il nostro vicepresidente del Consiglio. Più tragicomico di così…
Nel 2023 hai pubblicato il tuo libro “Cercasi Piddì Disperatamente” con la casa editrice “Cairo”. Ce ne parli?
Cercasi Piddì riflette il mio lavoro: nel libro faccio ironia sulla nostra situazione politica.
Piddì è il nome di un gatto che scompare. A casa di mia nonna abbiamo due gatti, uno si chiama Andreotti e l’altro Mattarella: è da qui che ho preso l’ispirazione per il libro.
Nel racconto cerco disperatamente Piddì, attraversando varchi spazio-temporali e visitando universi surreali. In ogni dimensione incontro un politico dalle caratteristiche molto enfatizzate, spesso paradossali. Salvini, Calenda, Conte, Santanchè, Meloni e molti altri diventano così possibili depositari della risposta alla domanda: dove è finito “Piddì”?

C’è stata (e c’è) una grande collaboratrice dietro le tue quinte, ed è tua sorella Alice. Quanto è importante Alice nella tua vita di tutti i giorni e come credi che la sua vicinanza ti abbia aiutato maggiormente?
Alice è una presenza fondamentale, sia sul piano professionale che su quello personale. La sua sensibilità, il suo occhio critico e la capacità di non avere peli sulla lingua sono qualità che ammiro moltissimo.
A livello creativo è spesso la prima persona a cui mostro un montaggio: se ride nel punto giusto, so che funziona; se storce il naso, vuol dire che devo rimetterci mano. Sul piano affettivo, in un lavoro come il mio, che comporta molte ore solitarie davanti allo schermo, sapere di avere accanto una persona che ti capisce senza bisogno di troppe spiegazioni è qualcosa di preziosissimo.
Stai pensando a qualche nuovo progetto o format? Puoi darci uno spoiler?
Mi piacerebbe sperimentare qualcosa di nuovo, magari andando in giro a interagire direttamente con le persone. Ma so anche che certe idee non si possono forzare: devono arrivare in modo naturale, come è successo con il format delle interviste impossibili. All’inizio facevo solo i silenzi e nemmeno mi mostravo in camera. Per ora aspetto.
Un messaggio per i nostri lettori
Andate a votare al referendum!


