C’è un altro Natale in Italia che non viene festeggiato ed è il Natale di chi non ce la fa, pur avendo un reddito, di chi non riesce ad avere una casa o un pasto quotidiano, di chi non riesce a curarsi. Uno spaccato drammatico che esca dal Report statistico nazionale 2025 sulla povertà in Italia insieme al Bilancio sociale 2024 di Caritas Italiana. I dati restituiscono una fotografia allarmante di un Paese in cui la povertà resta una ferita aperta e sempre più complessa.
Un fenomeno dal quale i nostri territori, da Ciampino a Cassino, da Nettuno a Gaeta non sono immuni ed anzi i dati che emergono localmente non possono non far riflettere e soprattutto non debbono lasciarci indifferenti.
I dati e i report sui territori della nostra provincia li potete trovare nei link di seguito, nelle pagine de laspunta.it
Il Report si basa sulle informazioni raccolte da 3.341 Centri di ascolto e servizi Caritas, attivi in 204 diocesi delle 16 regioni ecclesiastiche italiane. Va sottolineato che i numeri riguardano solo le strutture informatizzate, circa la metà del totale dei servizi promossi o gestiti dalla rete Caritas, rendendo il quadro complessivo potenzialmente ancora più grave.
Secondo gli ultimi dati Istat, in Italia quasi un residente su dieci vive in povertà assoluta: si tratta di 5 milioni e 694 mila persone, appartenenti a oltre 2,2 milioni di famiglie incapaci di soddisfare i bisogni essenziali per una vita dignitosa. In questo contesto segnato da crisi geopolitiche, inflazione persistente e tensioni economiche, la rete Caritas continua a rappresentare un presidio fondamentale di solidarietà.
Nel 2024, i Centri di ascolto Caritas hanno accolto 277.775 persone, un dato in crescita del 3% rispetto al 2023 e addirittura del 62,6% rispetto al 2014. L’aiuto ha raggiunto complessivamente circa il 12% delle famiglie in povertà assoluta presenti nel Paese.
Cala la quota dei cosiddetti “nuovi ascolti”, che scende al 37,7%, mentre aumentano le situazioni di povertà intermittente e di lunga durata. Particolarmente preoccupante è l’incremento dei casi di cronicità, che coinvolgono il 26,7% degli assistiti, persone intrappolate in un disagio stabile e prolungato. La povertà diventa anche più intensa: il numero medio di incontri annui per persona è quasi raddoppiato rispetto al 2012, passando da 4 a 8.
Il profilo delle persone accolte evidenzia un’età media di 47,8 anni e una crescita significativa degli anziani: gli over 65 rappresentano oggi il 14,3% degli assistiti, percentuale che sale al 24,3% tra gli italiani. Restano strutturali le difficoltà delle famiglie con figli, che costituiscono il 63,4% dei nuclei seguiti.
Sul fronte occupazionale emerge una forte fragilità: il 47,9% è disoccupato, mentre il 23,5% lavora ma resta povero, dimostrando come l’occupazione non sia sempre una protezione dall’indigenza. Nella fascia d’età 35-54 anni, la percentuale dei working poor supera il 30%.
Il Report evidenzia inoltre come la povertà non sia solo economica: il 56,4% delle persone seguite vive almeno due forme di fragilità, mentre il 30% ne sperimenta tre o più. Casa, reddito, salute e relazioni si intrecciano in un circolo vizioso difficile da spezzare.
Due i focus tematici principali. Il primo riguarda il disagio abitativo, una delle dimensioni più critiche della povertà. Secondo l’Istat, il 5,6% degli italiani vive in grave deprivazione abitativa, ma tra le persone seguite dalla Caritas la percentuale sale al 33%. In particolare, il 22,7% vive in condizioni di grave esclusione abitativa, mentre il **10,3% fatica a sostenere i costi di affitti e utenze.
Il secondo focus è dedicato alle vulnerabilità sanitarie. In Italia circa 6 milioni di persone rinunciano alle cure per motivi economici o per le lunghe liste d’attesa. Tra gli assistiti Caritas, almeno il 15,7% presenta gravi difficoltà sanitarie, spesso legate a patologie importanti e all’assenza di risposte adeguate dal sistema pubblico.
«Il Report statistico ci consegna storie di persone reali, non solo numeri», ha dichiarato il direttore di Caritas Italiana, don Marco Pagniello. «Sono donne e uomini delle nostre comunità, spesso invisibili. I dati ci aiutano a capire, ma ci chiedono anche di andare oltre, assumendoci una responsabilità collettiva che non si fermi all’emergenza, ma apra strade di cambiamento possibile».
Un appello chiaro, quello che emerge dal Report Caritas 2025, a ripensare le politiche di contrasto alla povertà e a rafforzare il ruolo delle comunità nel prendersi cura delle fragilità sempre più diffuse nel Paese.
Per tornare sui nostri territori provinciali emergono alcune problematicità. Negli ultimi anni il rapporto con alcuni Comuni del territorio è cresciuto in modo significativo e la loro presenza risulta oggi più attiva e collaborativa.
Tuttavia, permangono problematiche strutturali che richiedono di essere affrontate insieme, in un’ottica di corresponsabilità e programmazione condivisa.
Le Caritas locali collaborano stabilmente con i Servizi Sociali comunali, ma il rapporto risulta spesso complesso a causa delle risorse limitate e dell’aumento delle situazioni di fragilità.
In molti casi la Caritas si trova a svolgere una funzione di supplenza, intervenendo laddove le istituzioni non riescono ad arrivare, pur continuando a promuovere protocolli d’intesa e forme di coordinamento per la gestione delle emergenze.
Questa complessità emerge in modo particolare nel campo dell’abitare, dove le richieste di supporto sono in costante aumento e le soluzioni disponibili risultano insufficienti. Le difficoltà legate agli sfratti, alla precarietà abitativa, ai costi insostenibili degli affitti e alla mancanza di alloggi di emergenza rendono necessario un lavoro congiunto e strutturato tra Caritas e Comuni, affinché nessuna famiglia o persona vulnerabile rimanga priva di un luogo sicuro in cui vivere.
Una rete insostituibile, preziosa e fondamentale per milioni di persone, diverse decine di migliaia da Ciampino a Cassino, da Nettuno a Gaeta, quella delle Caritas, che oggi ci costringono a pensare davanti la nostra tavola imbandita.



