Sono trascorsi dieci anni dal sisma che ha sconvolto Amatrice, Accumoli e altri centri del reatino. Quel 24 agosto 2016, una violenta scossa colpì la zona, causando oltre trecento vittime e migliaia di sfollati. A ricordare il dramma umano e sociale di quella notte è il Gruppo del Partito Democratico al Consiglio Regionale del Lazio.
“A dieci anni dalla tragica notte del 24 agosto 2016, quando una violenta scossa sismica colpì gravemente Amatrice, Accumoli e interi centri del reatino provocando oltre trecento vittime e migliaia di sfollati, ricordiamo tutte le vite spezzate, rinnovando la più profonda vicinanza ai familiari e a chi continua ancora oggi a portare il peso di quel dramma“, afferma in una nota il gruppo consiliare.
Nel comunicato si rileva come la ricostruzione resti un percorso difficile e costellato da ritardi. “In questo triste anniversario occorre inoltre ricordare quanto la ricostruzione fisica e sociale sia ancora un percorso farraginoso, segnato da promesse non mantenute e da una burocrazia che vede ancora molte opere pubbliche bloccate o incomplete. Cantieri strategici e simbolici come l’ospedale Grifoni, l’istituto Alberghiero e il Ponte a Tre Occhi continuano a essere ritardati e incompleti, mentre circa mille cittadini sono tuttora costretti a vivere nelle soluzioni abitative emergenziali (SAE), subendo l’assenza di certezze per il proprio domani“, prosegue la nota.
Il gruppo PD sottolinea il rischio che il prolungarsi di questa situazione contribuisca allo spopolamento e alla perdita di identità delle comunità colpite. “Non possiamo accettare che lo spopolamento continui a svuotare le aree interne, con oltre il 25-30% della popolazione che ha già lasciato questi luoghi rischiando di generare una frattura generazionale irreversibile.“
Per questo, il Partito Democratico del Lazio chiede alla Giunta regionale “di avviare un’interlocuzione serrata e permanente con il Governo e con la struttura commissariale. Serve un fronte istituzionale compatto per accelerare le procedure, sbloccare i cantieri pubblici fermi, introdurre sgravi fiscali per le attività commerciali e garantire i servizi fondamentali. Serve restituire dignità e un futuro vivo a chi risiede nel territorio. La stagione dei meri annunci è finita.”





