È un atto d’accusa politico e amministrativo quello firmato dai consiglieri comunali Aristide Proietti, Germana Silvi ed Evaristo Silvi, che puntano il dito contro l’Amministrazione guidata dal sindaco Mauro De Lillis, ritenuta responsabile di non aver messo in campo un’opposizione efficace contro l’ampliamento dello stabilimento Fassa di Artena, al confine con i Comuni di Cori e Rocca Massima, a ridosso del Monumento Naturale del Lago di Giulianello.
Nel mirino finiscono in particolare l’assessore all’Ambiente Luca Zampi e la delegata alle Attività Produttive Annamaria Tebaldi, per i quali le minoranze chiedono formalmente le dimissioni.
La conferenza dei servizi e l’assenza del Comune di Cori
Secondo la ricostruzione dei consiglieri di opposizione, tutto avrebbe origine dall’assenza sistematica del Comune di Cori alla Conferenza dei Servizi, avviata nel 2018 e conclusa nel maggio 2023 con il rilascio del PAUR, il provvedimento che ha autorizzato l’ampliamento dell’impianto produttivo.
In sei anni, nonostante gli inviti regolari, l’Ente non avrebbe mai partecipato agli incontri, limitandosi a presentare un documento di dissenso giudicato privo di adeguate argomentazioni tecniche e una comunicazione informale inviata dall’assessore Zampi, ritenuto privo di titolo per intervenire nella procedura.
La mobilitazione dei cittadini e i ricorsi
La vicenda esplode pubblicamente nell’estate del 2023, quando la notizia dell’autorizzazione diventa virale sui social. Da qui la mobilitazione della cittadinanza e la nascita di comitati spontanei nei territori coinvolti dagli impatti ambientali.
Solo a quel punto, secondo le opposizioni, l’Amministrazione De Lillis sarebbe stata costretta ad avviare azioni legali. Il primo ricorso al TAR ottiene un esito favorevole, ma la Fassa vince in appello davanti al Consiglio di Stato.
Il successivo ricorso per revocazione promosso dal Comune di Cori, tuttavia, non produce risultati concreti.



Gli errori nel ricorso per revocazione
Il Consiglio di Stato, come evidenziano i consiglieri, aveva ritenuto ammissibili due dei tre motivi presentati dal Comune, ritenendoli potenzialmente idonei a bloccare l’ampliamento.
Tuttavia, la richiesta è stata rigettata perché “infondata nel merito”, a causa dell’assenza di elementi probatori e di una documentazione adeguata. In particolare:
- non sarebbero stati formalizzati nei tempi dovuti i motivi aggiunti relativi agli usi civici;
- sarebbe mancata un’esposizione chiara e autosufficiente delle doglianze non esaminate in primo grado dal TAR.
Errori procedurali che, secondo le minoranze, hanno compromesso definitivamente l’esito del contenzioso.
“Il primo motivo ammesso era la presenza dei gravami di uso civico che non sarebbe stata presa in considerazione nei giudizi precedenti. Nonostante la preannunciata volontà di notificare i motivi aggiunti avverso l’autorizzazione, l’Ente non ha formalizzato nessuna opposizione nei tempi dovuti. Non solo, successivamente, nonostante avesse “ribadito la propria intenzione di notificare motivi aggiunti durante la camera di consiglio, innanzi al Presidente, ma di tale circostanza non v’è traccia nel verbale d’udienza”. Dicono i tre consiglieri comunali.
“Il secondo motivo considerato ammissibile riguardava “tutti i motivi su cui il T.A.R. aveva omesso di pronunciarsi in primo grado”. “Si tratta anche di errore revocatorio rilevante, in quanto l’eventuale accoglimento del motivo avrebbe potuto condurre all’annullamento del P.A.U.R., precludendo la realizzazione dell’intervento”, come si legge nella sentenza. Aggiungono i due consiglieri Silvi e Proietti.
“Ma anche in questo caso il Comune di Cori ha “dimenticato” di corredare la richiesta con “una esposizione chiara e soprattutto autosufficiente della doglianza”.
“Nessuna reale volontà politica di contrasto”
Per Proietti, Silvi e Silvi, il vero nodo della vicenda è politico. L’Amministrazione De Lillis, fin dall’inizio, avrebbe evitato un confronto trasparente con la cittadinanza e con gli organi istituzionali, pur essendo a conoscenza del progetto di ampliamento.
Una condotta che, nel complesso, viene letta come una mancanza di volontà reale di contrastare l’intervento, con scelte amministrative e processuali giudicate deboli e poco incisive.
La mozione di sfiducia e il Consiglio straordinario
Nel Consiglio comunale del 23 dicembre scorso, le minoranze hanno presentato una mozione per la revoca delle deleghe all’assessore Zampi e alla delegata Tebaldi. La proposta non è stata inserita all’ordine del giorno, ma sarà riproposta nel Consiglio straordinario annunciato per gennaio.
Critiche anche all’annuncio del sindaco De Lillis di un possibile ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, definito dalle opposizioni come un’azione tardiva e priva di ricadute immediate, mentre i lavori nello stabilimento Fassa risultano ormai quasi completati.


