Le vicende ambientali di Aprilia, i ricosi al Tar contro gli impianti di smaltimento dei rifiuti, segnano una battuta di arresto per i comitati cittadini. La denuncia è di Rosalba Rizzuto, una delle persone più attive dei comitati civici che si sono scontrati con la Regione Lazio.
La nuova Direttiva UE 2024/2881 introduce principi chiari: diritto all’aria pulita, accesso alla giustizia, risarcimento per danni alla salute. Non una novità assoluta, ma una conferma di quanto già stabilito dalla Corte di giustizia europea: quando i limiti di inquinamento vengono superati, i cittadini hanno un diritto soggettivo da difendere.
Ed è proprio su questo presupposto che si sono mossi i ricorsi contro la Regione Lazio. Una battaglia lunga anni, portata avanti senza sponde istituzionali, nel tentativo di difendere territorio e salute.
Il risultato? Una sconfitta netta.
Tre sentenze in 24 ore: cittadini battuti
Tre ricorsi, tre sentenze, tutte nello stesso arco di ventiquattro ore. Tutte con lo stesso esito: cittadini soccombenti, autorizzazioni confermate, interessi privati salvi.
Una coincidenza che pesa. E che lascia dietro di sé una domanda inevitabile: quanto spazio resta, oggi, per la tutela reale dei territori?
Aprilia, laboratorio del ciclo “vizioso” dei rifiuti
Aprilia è da anni un caso emblematico. Discariche, impianti TMB, produzione di CSS, inceneritori nelle vicinanze: un sistema che difficilmente può essere definito virtuoso.
Eppure, nonostante:
- una raccolta differenziata oltre il 70%
- un territorio già saturo
- aree agricole compromesse
- impianti vicini alle abitazioni
le autorizzazioni continuano ad arrivare.
Si parla di strutture insalubri collocate a pochi metri dalle case, in zone già esposte a rischio industriale, lungo strade inadeguate e senza un reale equilibrio territoriale.
Pareri favorevoli e criticità ignorate
Il nodo centrale resta uno: come sono state ritenute sostenibili queste autorizzazioni?
Secondo le denunce dei cittadini:
- i pareri favorevoli prevalgono anche in presenza di criticità evidenti
- le osservazioni contrarie vengono di fatto svuotate di peso
- i controlli ambientali risultano insufficienti
A questo si aggiungono accuse pesanti verso gli enti sanitari e ambientali, tra mancati studi epidemiologici e sistemi di monitoraggio considerati inadeguati.
Salute pubblica: la grande assente
Il punto più delicato resta la salute. In un territorio segnato da un’elevata pressione ambientale, la richiesta di studi approfonditi resta, secondo i cittadini, inascoltata.
Nel frattempo, il carico cresce:
- oltre 20 impianti di trattamento
- milioni di tonnellate di rifiuti ogni anno
- consumo di centinaia di ettari agricoli
Un sistema che, invece di ridursi, si consolida.
Tra diritto europeo e realtà locale
Il paradosso è evidente: mentre l’Europa rafforza il diritto dei cittadini a difendersi, sul territorio le decisioni sembrano andare nella direzione opposta.
Le sentenze del TAR chiudono, almeno per ora, ogni spiraglio. E lasciano aperta una frattura profonda tra norme, giustizia e percezione dei cittadini.
Ad Aprilia, più che una battaglia legale, sembra essersi consumata una resa.
“Abbiamo lottato tanto, strenuamente, al limite della credibilità, per anni, soli, senza il
sostegno di chi avrebbe dovuto difendere il territorio e la salute dei cittadini.” Afferma Rosalba Rizzuto.
“E infine abbiamo perso, contro una Regione che si è distinta per il proprio virtuosismo nel
non-governo del ciclo dei rifiuti e nell’accogliere tutte le proposte degli speculatori in un
comune che è, da sempre, il far west della pianificazione.” Prosegue Rizzuto.
“Ma torniamo alle autorizzazioni del TBM, della discarica e del CSS. Per far passare come
sostenibili tre impianti insalubri tra le abitazioni, a pochi metri da esse, attraverso private
stradine sterrate, nel paesaggio della Campagna Romana, in aree ricadenti in zona di danno
dei due impianti RIR di Campoverde, in una città che ha già dato tanto per i rifiuti, in termini di
sacrificio della salute, del paesaggio, dell’ambiente e a fronte del 70% di raccolta
differenziata… quali criteri hanno seguito Vito Consoli e Wanda D’Ercole?” Chiede Rizzuto
“La mera somma dei pareri favorevoli di chi opportunamente non ha voluto vedere, inclusi i silenzi di decine di enti consultati? Mentre l’elenco delle criticità e delle incoerenze elencate invece nelle osservazioni e nei pareri sfavorevoli non valgono niente? Quale prescrizione, che puntualmente non verrà rispettata, ci restituirà la serenità delle nostre campagne, la qualità e la salubrità dell’aria, il suolo sano dove coltivare cibo genuino, le notti tranquille nella pace delle campagne per i prossimi 30 anni?” Osserva Rosalba Rizzuto che non risparmia critiche alla Asl Latina 1 e Arpa Lazio.
“Con buona pace della salute pubblica, unica vera sconosciuta nel nostro territorio, grazie
anche al benestare della ASL LT1 – che fa campagne di “prevenzione” (dando pareri sempre
favorevoli agli impianti insalubri) e si rifiuta di fare gli studi epidemiologici di coorte (richiesti
dalla popolazione) – e grazie al benestare dell’ARPA Lazio (sempre pronta a rilasciare pareri
favorevoli, chiudendo entrambi gli occhi), che da decenni ci ha blandito con una ridicola
centralina funzionante al 50%, piazzata artatamente presso un parco del centro, invece di
installarne, come ripetutamente richiesto, presso le industrie insalubri da loro autorizzate.
Tutto normale” Chiude amaramente Rosalba Rizzuto.






