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Home » Notizie » Notizie » ArtèDonna: la donna nella storia dell’arte

ArtèDonna: la donna nella storia dell’arte

Gabriele SilardiGabriele Silardi15/03/2026 ore 15:303 Mins Read Cultura ed eventi Notizie Velletri
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Il 6 marzo, negli spazi dell’Atelier La Sartoria delle Idee in Via Sant’Antonio 4 a Velletri, si è svolto ArtèDonna, incontro dedicato alla presenza e all’evoluzione della figura femminile nella storia dell’arte.

L’iniziativa, curata dalla storica dell’arte Veronica Panfili, si inserisce nel programma della rassegna Donne in Movimento, che dal 6 all’8 marzo ha proposto una serie di attività culturali in occasione della Giornata internazionale della donna.

Un incontro dedicato alla figura femminile nell’arte

Formata presso l’Università La Sapienza di Roma, dove ha conseguito la laurea in Storia dell’arte moderna, Veronica Panfili affianca alla ricerca storico-artistica un’intensa attività di divulgazione. Il suo lavoro si concentra sul rapporto tra opere d’arte, contesto storico e trasformazioni sociali, con particolare attenzione alla presenza e al ruolo delle donne nella produzione artistica.

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Durante l’incontro ArtèDonna ha guidato i partecipanti in un percorso attraverso i secoli, mostrando come la figura femminile abbia progressivamente cambiato posizione nella storia dell’arte: da soggetto rappresentato a soggetto rappresentante, fino a diventare protagonista del messaggio artistico.

Dalle origini al Rinascimento

Il viaggio prende avvio dalla Venere di Willendorf (circa 28.000–25.000 a.C.), una delle più antiche rappresentazioni della figura femminile, simbolo della donna come generatrice di vita. Nei secoli successivi l’immagine della donna assume significati diversi: nel Rinascimento diventa ideale di bellezza nella Nascita di Venere di Sandro Botticelli (1484–1486), mentre nell’arte medievale e trecentesca si carica di valore spirituale nelle raffigurazioni della maternità divina, come nella Maestà di Duccio di Buoninsegna (1308–1311) e nella Natività di Giotto nella Cappella degli Scrovegni (circa 1303–1305).

La rappresentazione della donna riflette la visione che la società ha costruito intorno alla sua figura, come ricordava Simone de Beauvoir: «Non si nasce donna: lo si diventa» (Le Deuxième Sexe, 1949).

Con l’Umanesimo emergono figure femminili dotate di maggiore autonomia, come Battista Sforza, ritratta da Piero della Francesca nel Dittico dei duchi di Urbino (1465–1472). In età moderna la donna diventa anche simbolo e tema universale: dalla sensualità della Venere di Urbino di Tiziano (1538) alle celebri Maja di Francisco Goya (1800-1808).

Donne artiste e nuove forme di espressione

Il passaggio decisivo avviene quando la donna entra nella storia dell’arte come artista. Pittrici come Artemisia Gentileschi, con Giuditta che decapita Oloferne (1612–1613), e Frida Kahlo, autrice di intensi autoritratti, trasformano il proprio vissuto in linguaggio pittorico.

Nel Novecento questa consapevolezza si amplia con le ricerche legate al movimento femminista e alle performance di artiste come Gina Pane e Marina Abramović, dove il corpo diventa strumento di espressione e riflessione sociale.

L’incontro si è concluso con un momento creativo collettivo: i partecipanti hanno rielaborato dettagli delle opere analizzate in un lavoro corale tra collage e grafica, restituendo un’immagine condivisa dell’energia e del ruolo centrale della donna nell’arte e nella cultura di ieri e di oggi.

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Gabriele Silardi

Classe ’99. Nato a Velletri (RM), Laureato in Lettere Moderne presso La Sapienza Università di Roma.

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