Dal Consiglio Direttivo Aspal, aderente al COAPI Nazionale arriva l’ennesimo grido di allarme, anche in questo caldo mese di agosto 2026.
“Rispetto al 2010, abbiamo perso circa il 30 % delle aziende agricole italiane, soprattutto quelle piccole a conduzione familiare” dice il Presidente Aspal Lazio Stefano Giammatteo.
“Anche gli occupati in agricoltura, sono diminuiti di oltre il 30%, e questo sta creando delle enormi difficoltà al nostro settore, per reperire manodopera in ogni zona d’Italia. Questo fatto è anche aggravato dai continui adempimenti burocratici ed obblighi amministrativi; visto che oggi l’agricoltura viene messa sullo stesso piano dell’ industria e del terziario, ed in questo modo possono lavorare solo le aziende agro-industriali, ma non certo la piccola impresa agricola contadina, gestita a livello familiare, che però ormai da almeno 15 anni a questa parte, non ha più nessun ricambio generazionale.” Prosegue Giammatteo.
“A tutto questo si aggiunge – continuano dal Consiglio Direttivo Aspal – gli eventi atmosferici incontrollabili come grandine, vento forte, siccità come in questa estate, bombe d acqua, sbalzi termici, le fitopatie incontrollabili, come la moria del kiwi e altre di ogni genere. Tutto questo ha causato un calo brusco delle nostre produzioni agricole, ma nonostante tutto, con i prezzi riconosciuti agli agricoltori al campo, gli stessi non riescono a coprire i costi fissi di gestione e produzione, mentre invece i prezzi dei prodotti agricoli sugli scaffali, continuano a crescere, con conseguenze evidenti anche per i consumatori.”
“Gli accordi internazionali che sono stati votati a Bruxelles e non solo, purtroppo con il voto favorevole anche dell’Italia, di sicuro, non aiutano la difesa e la valorizzazione dei nostri prodotti agricoli di eccellenza. Ci teniamo inoltre a ricordare, che l’aumento indiscriminato del gasolio agricolo, della corrente elettrica, dei fertilizzanti e dei sementi, e pure aumenti di altro genere (dall’ inizio della pandemia fino ad oggi), hanno portato negli ultimi anni, alla chiusura di altre imprese contadine, le quali preferiscono abbandonare i loro terreni pur di non creare altri debiti.” Aggiungono dal Diretto
“L’Aspal Lazio insieme a tutto il Coapi, nell’ ultima manifestazione organizzata a Roma il 6 marzo 2026 con i trattori, ed anche prima e dopo di questa data in altre città , ha evidenziato tutte queste criticità in modo particolare quella riguardante il Trattato tra Europa ed America Latina denominato Mercosur; ma purtroppo fino ad ora dobbiamo prendere atto che non ci sono stati segnali di cambiamento a livello legislativo. Non si può continuare cosi” proseguono dal Consiglio Direttivo Aspal.
“Chi produce ha bisogno: di reddito, di regole chiare e certe, di un prezzo ed un mercato giusto al campo senza speculazioni e senza pratiche commerciali sleali, di un nuovo piano assicurativo nazionale che tuteli le nostre produzioni da tutto il rischio totale in agricoltura,ed inoltre di meno obblighi e adempimenti amministrativi e burocratici. Non possiamo accettare – concludono dal direttivo Aspal – viste tutte le varie criticita’ sopracitate che ci sia qualcuno che ci offende in questo momento delicatissimo per il nostro settore, come invece ha fatto un giornalista, che nei giorni scorsi prima di ferragosto, e’ intervenuto ad una trasmissione televisiva su la 7, dicendo che gli agricoltori sono quattro gatti che non servono a niente, contribuiscono ad inquinare l’ambiente e protestano con i trattori perche’ hanno bisogno di sussidi.” Aggiungono dal direttivo Aspal.
“Rispondiamo non solo a questo giornalista, ma a tutta l’opinione pubblica dicendo che : prima di tutto in Italia non siamo quattro gatti, ma bensi ancora tantissime migliaia di agricoltori e allevatori che ancora oggi per passione e con immenso sacrificio, facciamo mangiare milioni di consumatori e durante la pandemia non ci siamo mai fermati di lavorare per continuare a produrre il cibo per tutte le comunita”. Puntualizza il direttivo.
“Secondo: i cosiddetti contributi della pac, sono solo elemosine che non servono a nulla, e ne faremmo volentieri a meno, purchè i nostri prodotti venissero pagati al giusto prezzo in campagna Terza cosa : vogliamo dire al giornalista interessato e a tutta l’ opinione pubblica, che noi agricoltori siamo i primi custodi del territorio e quindi i primi a rispettare l’ ambiente, ed e’ proprio grazie al nostro impegno lavorativo quotidiano, che vengono scongiurate in parte le speculazioni edilizie, ma soprattutto il dissesto idrogeologico, senza dimenticare infine, che giornalmente garantiamo la genuinita’ e la freschezza dei nostri prodotti sulle tavole dei consumatori. In virtu’ di tutto cio” meritiamo rispetto, non solo dall’ opinione pubblica, ma anche e soprattutto dalle istituzioni: oggi piu’ che mai” Conclude il Direttivo Aspal Lazio





