← Torna a Pomezia
Pomezia

Attentato a Ranucci, quattro arresti: il commando arrivò dalla Campania per colpire a Torvaianica

Pomezia: Tre in carcere e una ai domiciliari per l'ordigno esploso davanti casa del conduttore di Report. Gli inquirenti: hanno agito su commissione, per poche migliaia di euro. Ora la partita si sposta sui mandanti.

Di Gabriele Silardi • • • Pomezia

Pomezia

Otto mesi dopo la deflagrazione che squarciò la notte di Torvaianica, gli investigatori hanno messo un nome e un volto sugli uomini che fabbricarono e piazzarono la bomba davanti all’abitazione di Sigfrido Ranucci. All’alba di questa mattina i carabinieri del Comando provinciale di Roma, con il supporto dei reparti di Napoli e Avellino, hanno eseguito quattro misure cautelari — tre in carcere e una ai domiciliari — emesse dal gip del Tribunale di Roma su richiesta della Direzione distrettuale antimafia.

A finire in manette sono Antonio Passariello, residente a Cicciano nel Napoletano, insieme a Marika De Filippi, Saverio Mutone e Pellegrino D’Avino, tutti dell’Avellinese. Hanno precedenti alle spalle e rispondono, a vario titolo, di detenzione e uso di esplosivo, minaccia e danneggiamento, con l’aggravante del metodo mafioso e dell’aver agito in più di cinque persone. La Procura aveva ipotizzato anche la strage, contestazione che però il giudice non ha riconosciuto nell’ordinanza.

La notte del 16 ottobre

L’attentato a Ranucci risale alla sera del 16 ottobre 2025., quando un ordigno venne fatto esplodere davanti al cancello della casa del giornalista, a Campo Ascolano in località Torvaianica, frazione di Pomezia: la deflagrazione distrusse le due automobili del conduttore parcheggiate in strada e lesionò il muro di cinta. A pochi metri c’erano abitazioni. Secondo gli inquirenti l’esplosione, avvenuta in pieno contesto urbano, mise seriamente a rischio l’incolumità pubblica.

La carica, hanno accertato gli artificieri e il Ris dei carabinieri, era composta da gelatina da cava: un esplosivo ormai datato ma capace di un effetto dirompente notevole, la cui disponibilità — annotano gli investigatori — fa pensare a un canale di rifornimento illegale tutto da ricostruire.

La Fiat 500 X e i telefoni che parlano

A inchiodare il commando sono stati soprattutto le immagini e i tabulati. Una telecamera sulla statale 148 Pontina, a parecchi chilometri dal luogo dell’esplosione, ha intercettato una Fiat 500 X noleggiata in Campania, permettendo di seguirne il viaggio verso il litorale romano e il rientro rapidissimo nelle ore subito successive all’attentato. L’incrocio con i dati delle celle telefoniche ha fatto il resto: il movimento dei cellulari in uso al gruppo ricalca alla perfezione il tragitto dell’auto, sia la sera del colpo sia nei giorni precedenti, quando — emerge dall’inchiesta — tre degli indagati effettuarono un sopralluogo a circa una settimana di distanza. La sera dell’attentato, invece, in due materialmente trasportarono e innescarono l’ordigno.

“La bomba l’ho messa io”

Per gli inquirenti il movente dell’attentato a Ranucci a Torvaianica è chiaro: un lavoro su commissione. Il gruppo avrebbe agito come “favore” e dietro un compenso di alcune migliaia di euro, su mandato di terzi al momento senza nome. A coprire gli esecutori, sempre secondo l’accusa, ci sarebbe stata una regia attenta: fondi, schede telefoniche dedicate, copertura legale e perfino l’ipotesi di una fuga all’estero. Gli stessi indagati avrebbero poi provato a depistare le indagini, bonificando gli ambienti alla ricerca di microspie, distruggendo le sim e accordandosi su versioni difensive improntate all’omertà per non far emergere il loro ruolo e proteggere i committenti.

A pesare, nelle oltre cento pagine dell’ordinanza, anche le intercettazioni. In una conversazione uno degli arrestati si vanta del gesto — la bomba sono andato a mettere là — e altrove ammette di essersi mosso solo dopo essere stato contattato da qualcuno in vista della “trasferta” romana.

Caccia ai mandanti dell’attentato a Ranucci a Torvaianica

Le indagini non si fermano: insieme agli arresti sono scattate diverse perquisizioni nei confronti di altre persone, sospettate di aver fornito l’esplosivo e garantito l’appoggio logistico al gruppo. L’obiettivo, ora, è risalire la catena fino a chi ha ordinato l’attentato.

Raggiunto telefonicamente da Agorà Estate su Rai 3, Ranucci ha ringraziato il Nucleo investigativo dei carabinieri e il magistrato Carlo Villani ( N.d.R: a luglio diventerà il nuovo Procuratore Capo della procura di Velletri), ricordando che gli era stata promessa la chiusura delle indagini. Poi lo sguardo in avanti: ora, ha detto in sostanza il conduttore di Report, bisognerà capire i dettagli dell’intera vicenda e verificare se dietro gli esecutori ci siano altri livelli.

Sostieni La Spunta

La Spunta nasce nel 2024 da un’esigenza molto semplice, ma per noi fondamentale: fare giornalismo, quello vero.

Un giornalismo che non debba rispondere a padroni, interessi particolari o piccoli gruppi di finanziatori. Un giornalismo che possa lavorare con la libertà necessaria per raccontare i fatti, fare domande, approfondire ciò che non funziona e dare voce alle persone che vivono un territorio.

Abbiamo scelto di partire dal Lazio perché è il territorio in cui viviamo. E proprio vivendo questi territori ci siamo accorti di quanto spesso vengano raccontati poco, o soltanto quando una storia riesce a diventare una notizia nazionale.

Ci sono invece comunità, associazioni, imprese, lavoratori e cittadini che ogni giorno costruiscono pezzi importanti della società e che meritano attenzione. Ci sono decisioni che incidono concretamente sulla vita delle persone e che hanno bisogno di essere raccontate, spiegate e approfondite.

La Spunta vuole essere lì.

Non semplicemente per raccontare quello che succede, ma per provare a fare del giornalismo un servizio utile alla cittadinanza.

Per noi fare giornalismo significa questo: aiutare a capire, controllare il potere, accendere una luce dove serve, dare strumenti alle persone per orientarsi e, quando possibile, contribuire concretamente a migliorare la comunità che raccontiamo.

Fare del bene attraverso il giornalismo.

È una visione che stiamo cercando di portare avanti ogni giorno e che vogliamo estendere a un territorio sempre più ampio.

Ma c’è un punto fondamentale: l’indipendenza ha un costo.

Fare inchieste, seguire i territori, mantenere una redazione, produrre contenuti e dedicare tempo alle storie che contano richiede risorse. E noi non vogliamo che quelle risorse arrivino da qualcuno che, domani, possa chiedere qualcosa in cambio.

Vogliamo costruire un rapporto diverso: diretto con i nostri lettori.

Noi vogliamo un modello di giornalismo locale che parta dalle persone, dai territori e da chi crede che un’informazione libera sia un bene comune.

La Spunta è nata per questo.

E oggi, per continuare a crescere senza perdere la propria indipendenza, ha bisogno del tuo sostegno.

Sostieni La Spunta

Articoli correlati

Vedi tutti →