Un nutrito gruppo di soci della Banca Popolare del Lazio hanno inviato una lettera aperta alla nostra redazione, chiedendo chiarezza e trasparenza al presidente e al Consiglio di amministrazione dell’istituto di credito veliterno, dopo le dimissioni dell’amministratore delegato Massimo Lucidi.
La lettera è stata inviata alla nostra redazione, dopo gli articoli pubblicati nei giorni scorsi sulla vicenda e, in particolare, quello del 25 settembre dedicato alle dimissioni dell’AD.
I soci che hanno sottoscritto il documento sostengono di voler rappresentare una posizione condivisa da altri azionisti della banca e pongono una serie di interrogativi sul delicato passaggio che sta interessando i vertici della Banca Popolare del Lazio. Lo hanno fatto pubblicamente, scegliendo di esternare le preoccupazioni per questa fase che investe la banca veliterna.
Le dimissioni di Massimo Lucidi e i tempi dell’uscita
Uno dei primi punti evidenziati nella lettera riguarda le modalità e i tempi delle dimissioni di Lucidi.
Secondo i soci, il percorso annunciato potrebbe di fatto procrastinare l’uscita dell’amministratore delegato dalla posizione apicale, consentendogli di rimanere ancora per un periodo alla guida dell’istituto.
I firmatari sottolineano inoltre che le dimissioni riguarderebbero la carica ricoperta nella Banca Popolare del Lazio, mentre Lucidi continuerebbe, secondo quanto riportato nella lettera, a far parte del Consiglio di amministrazione di Blu Banca.
Un aspetto che, a giudizio dei soci, meriterebbe ulteriori chiarimenti da parte degli organi della banca.
Il riferimento ai rilievi della Banca d’Italia
È però soprattutto il riferimento a documenti e osservazioni attribuiti alla Banca d’Italia a rappresentare uno dei passaggi più delicati della lettera.
I soci affermano che, sulla base della documentazione in loro possesso e delle osservazioni richiamate nel documento, sarebbero stati sollevati presunti rilievi riguardanti i requisiti necessari per ricoprire gli incarichi.
Nella lettera viene fatto esplicito riferimento alle pagine 8 e 10 del Verbale del Direttorio di Banca d’Italia n. 33/2019. I firmatari sostengono che tale documentazione sia stata consegnata alla presidente Morelli e sia condivisa da parte dei soci.
La lettera formula quindi una precisa richiesta di trasparenza, chiedendo che venga fatta chiarezza sui contenuti dei presunti rilievi e sulle valutazioni effettuate dagli organi della banca.
Si tratta, va sottolineato, di rilievi e interpretazioni contenuti nella lettera dei soci: eventuali valutazioni definitive sui requisiti personali e professionali dell’ex amministratore delegato spettano agli organi e alle autorità competenti.
“Il CdA era a conoscenza delle considerazioni”
Un’altra contestazione contenuta nel documento riguarda il comportamento del Consiglio di amministrazione.
Secondo i soci firmatari, il CdA sarebbe stato a conoscenza delle considerazioni richiamate nella documentazione, ma non avrebbe assunto iniziative nei confronti dell’amministratore delegato, almeno formalmente.
Anche su questo punto i soci chiedono maggiore chiarezza e spiegazioni sulle decisioni assunte dalla governance della Banca Popolare del Lazio.
La scelta del nuovo direttore generale
Nella lettera viene inoltre sollevata una questione relativa alla successione ai vertici della banca.
I soci fanno riferimento al comunicato con il quale sarebbe stata già delineata la scelta del futuro direttore generale, limitandola agli alti dirigenti interni dell’istituto.
Una decisione che, secondo i firmatari, meriterebbe di essere spiegata nell’ambito di una più ampia riflessione sul futuro della banca e sui criteri che guideranno le prossime scelte organizzative.
Il precedente della fusione con Banca Val Conca
Nella parte finale della lettera, i soci richiamano anche un precedente che riguarda la gestione del progetto di fusione con Banca Val Conca.
Secondo quanto riportato nel documento, l’operazione non sarebbe andata a buon fine dopo che l’assemblea della Banca Val Conca non aveva aderito alla fusione. I soci sostengono che, nonostante il mancato perfezionamento dell’operazione, la Banca Popolare del Lazio avrebbe sostenuto costi significativi, oltre ad altri oneri legati al personale impegnato nella migrazione e ai costi di migrazione reclamati dal CSE e riportati in bilancio.
I firmatari ricordano inoltre che, a loro dire, in quella circostanza non ci furono conseguenze e nessun atto di responsabilità verso Lucidi da parte del CdA.
Si tratta, anche in questo caso, di ricostruzioni contenute nella lettera inviata dai soci, e sulle quali gli organi della banca potrebbero fornire eventuali chiarimenti.
I soci: “Ci auguriamo che non venga liquidata una buona uscita”
L’ultimo passaggio della lettera riguarda proprio le conseguenze economiche delle dimissioni di Lucidi.
I soci affermano di aver appreso dell’ipotesi di una «richiesta di liquidazione» e, richiamando il precedente della fusione con Banca Val Conca, esprimono la propria contrarietà all’eventualità di una buonuscita.
«Sperando di non incorrere in un secondo simile episodio, parte dei soci della BPLazio si augura che non venga liquidata anche una buona uscita», scrivono nella lettera.
Tuttavia, anche questo è regolato da contratti giuslavoristici che normalmente vengono stipulati tra le parti che contengono le cosiddette regole d’ingaggio tipiche di un rapporto manageriale.
La richiesta che emerge dal documento è quindi quella di fare chiarezza sulle dimissioni di Massimo Lucidi, sul percorso che porterà alla sua uscita dalla Banca Popolare del Lazio, sui rilievi richiamati dai soci e sulle eventuali conseguenze economiche dell’operazione.
Un passaggio particolarmente delicato per l’istituto di credito veliterno, che ora si trova a dover gestire il cambio ai vertici e, parallelamente, le richieste di trasparenza avanzate da una parte della propria base sociale.
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