A Pomezia il bando per le case popolari riaccende il confronto politico sul diritto all’abitare. Dal 1° settembre è infatti in vigore il nuovo bando per l’assegnazione degli alloggi di Edilizia Residenziale Pubblica (ERP), ma secondo la consigliera comunale Eleonora Napolitano lo strumento, da solo, non può essere considerato sufficiente per affrontare il problema abitativo della città.
Al centro dell’intervento della consigliera c’è innanzitutto la modalità di presentazione delle domande. Da settembre, sottolinea Napolitano, le richieste possono essere presentate esclusivamente online attraverso SPID, senza possibilità di utilizzare la modalità cartacea, nemmeno per eventuali integrazioni.
Una scelta che, secondo la consigliera, rischierebbe di creare ulteriori difficoltà proprio alle fasce più fragili della popolazione.
“Il digitale rischia di penalizzare chi ha più bisogno”
“È una scelta che, a mio avviso, rischia di aumentare le difficoltà proprio per le persone più fragili”, afferma Napolitano, facendo riferimento a chi non ha familiarità con gli strumenti digitali, non dispone di uno SPID attivo, non possiede un computer o non può contare sull’assistenza necessaria per compilare la domanda.
Il paradosso evidenziato dalla consigliera è che si tratta spesso delle stesse persone che, in base ai criteri del bando, si trovano nelle condizioni di maggiore bisogno e possono quindi beneficiare di punteggi più elevati.
Per Napolitano, dunque, la questione non riguarda soltanto le modalità tecniche di presentazione delle domande, ma il modo in cui vengono individuate le priorità nell’accesso a una risorsa pubblica limitata.
I criteri del bando e il ruolo della politica
La consigliera richiama quindi le responsabilità attribuite al Comune dalla normativa regionale in materia di edilizia residenziale pubblica: dall’emanazione del bando all’accertamento dei requisiti, dalla formazione delle graduatorie alla rilevazione del fabbisogno abitativo.
In questo quadro, secondo Napolitano, anche la scelta del peso da attribuire a determinati criteri – come la residenza, lo sfratto incolpevole, la violenza di genere o la condizione lavorativa – assume una precisa valenza politica.
“Stabilire nei criteri del bando il peso della residenza, dello sfratto incolpevole, della violenza di genere o di una condizione lavorativa significa scegliere chi, tra chi ha bisogno di una casa, ha la priorità rispetto a un altro”, sostiene la consigliera.
Da qui nasce anche una contestazione sul metodo seguito dall’amministrazione.
“Perché il Consiglio comunale non ha discusso queste scelte?”
Napolitano ricorda di aver già posto la questione attraverso un’interrogazione e chiede perché criteri considerati così importanti siano stati definiti attraverso una Commissione consiliare, un atto di indirizzo della Giunta e successivi provvedimenti dirigenziali, senza un confronto specifico in Consiglio comunale.
La consigliera precisa di non voler anticipare valutazioni sull’eventuale legittimità degli atti.
“Non sto anticipando un giudizio di illegittimità: sto chiedendo conto di un metodo e di una scelta politica”, chiarisce.
“Un bando non è sufficiente”
Per Napolitano, tuttavia, la questione principale va oltre il nuovo bando per l’assegnazione degli alloggi ERP.
“Un bando è necessario, ma non è sufficiente”, afferma la consigliera, indicando una serie di interventi che, a suo giudizio, dovrebbero essere inseriti in una strategia complessiva sul diritto all’abitare.
Tra le priorità indicate ci sono una maggiore trasparenza sul fabbisogno abitativo di Pomezia, la ricognizione degli alloggi che necessitano di interventi di recupero, la conoscenza dei tempi delle assegnazioni e una fotografia aggiornata delle situazioni di emergenza abitativa.
Il nodo del patrimonio ATER
Altro capitolo indicato da Napolitano è quello relativo agli alloggi gestiti da ATER.
La consigliera chiede un confronto “serio e continuo” tra Comune ed ente gestore, soprattutto per affrontare quelle situazioni che da anni si trovano, secondo la sua ricostruzione, in una sorta di zona grigia tra occupazione e mancata regolarizzazione.
Napolitano sottolinea però anche la necessità di distinguere le diverse situazioni, evitando di affrontare automaticamente con lo stesso strumento condizioni differenti.
Il Comune, sostiene, deve fare la propria parte nei controlli e nelle assegnazioni, mentre con ATER dovrebbe essere avviato un lavoro finalizzato a ottenere “chiarezza, tempi e soluzioni” sulle problematiche legate al patrimonio dell’ente.
L’edilizia residenziale pubblica a Torvaianica
Nel ragionamento della consigliera rientra anche il progetto di edilizia residenziale pubblica previsto a Torvaianica.
Napolitano lo considera un intervento importante, ma invita a non considerarlo come la soluzione definitiva alla domanda abitativa della città.
“Non possiamo pensare che sia sufficiente pubblicare una graduatoria per poter dire di aver affrontato il problema”, sostiene.
La richiesta è quindi quella di costruire una vera politica abitativa capace di mettere insieme le competenze del Comune, il patrimonio gestito da ATER e le risorse e la programmazione della Regione Lazio.
“Bisogna intervenire prima dello sfratto o dell’occupazione”
L’obiettivo indicato dalla consigliera è anche quello di intervenire prima che le situazioni di difficoltà diventino emergenze.
“Serve recuperare ciò che può essere recuperato, affrontare le situazioni di emergenza e intervenire prima che una famiglia arrivi allo sfratto o all’occupazione”, afferma Napolitano.
Una strategia che, nella sua visione, dovrebbe partire dalla conoscenza puntuale del problema e dalla trasparenza sulle risorse disponibili e arrivare a un coordinamento stabile tra le diverse istituzioni coinvolte.
“Dietro ogni domanda di una casa c’è un diritto”, conclude la consigliera, chiedendo per Pomezia una discussione sul diritto all’abitare che sia “vera, pubblica e finalmente all’altezza del problema”.






