← Torna a Editoriali
Aprilia

Biblioteca comunale di Aprilia, GEV-Europa Verde: «Un servizio culturale da valorizzare»

Di Redazione • • • Editoriali

Editoriali

La Biblioteca comunale di Aprilia torna al centro del dibattito cittadino. A intervenire sono i Giovani Europeisti Verdi – Europa Verde, che collegano la discussione sull’intitolazione della sala maggiore della struttura alla necessità di rilanciare complessivamente il servizio bibliotecario.

I GEV dichiarano di sostenere la petizione popolare che chiede la revoca in autotutela della Delibera n. 29/2026 e il ripristino dell’intitolazione ufficiale «Sala Giacomo Manzù» per la sala maggiore della Biblioteca comunale.

«A seguito di un provvedimento molto discutibile, sia nel metodo che nel merito, assunto da parte dell’attuale gestione commissariale – affermano Aurora Faggi e Flavia Trolese – in queste settimane un forte dibattito si è acceso intorno al tema dell’intitolazione della sala maggiore della Biblioteca Comunale».

Secondo i GEV, il rapporto tra Giacomo Manzù e il territorio di Aprilia rappresenterebbe un elemento da preservare. L’artista scelse infatti Aprilia come luogo nel quale vivere e lavorare e, per i promotori dell’iniziativa, questo legame storico non dovrebbe essere ridimensionato.

Ma per i Giovani Europeisti Verdi la questione dell’intitolazione rappresenta soltanto uno degli aspetti da affrontare. Il movimento chiede infatti di porre l’attenzione sulle condizioni in cui, a loro giudizio, si trova oggi la biblioteca.

Uno dei problemi indicati riguarda la carenza di personale. I GEV sostengono che le chiusure pomeridiane siano state temporaneamente scongiurate anche grazie alla disponibilità gratuita di un’associazione di volontari, intervenuta per garantire l’apertura della struttura in alcune giornate.

Nel comunicato viene inoltre sollevato il tema del Servizio Civile. «Non si capisce per quale motivo, quest’anno non è stato attivato il progetto del “Servizio Civile” per la biblioteca – affermano Faggi e Trolese – che negli anni passati aveva consentito di avere a disposizione cinque ragazzi e ragazze per prestare opera di formazione e ausilio alle attività della biblioteca».

I GEV evidenziano poi l’assenza, da anni, della figura professionale del bibliotecario, sottolineando il ruolo che tale professionalità avrebbe nella gestione e nell’aggiornamento del patrimonio librario e nel mantenimento della struttura all’interno del circuito dell’Organizzazione Bibliotecaria Regionale, con la possibilità di accedere ai relativi finanziamenti.

Nel mirino finiscono anche le attività di promozione culturale. Secondo Europa Verde, sarebbero ferme diverse iniziative rivolte alla lettura e alla partecipazione, tra cui i progetti con le scuole, le attività dedicate all’infanzia e alle famiglie, gli incontri con giovani autori, l’aggiornamento del patrimonio librario e la promozione dell’accesso a libri, giornali e riviste attraverso le piattaforme digitali.

Per i GEV, la Biblioteca comunale di Aprilia dovrebbe essere considerata non soltanto come una struttura da mantenere aperta al pubblico, ma come un vero servizio culturale da progettare e valorizzare.

«Riteniamo che la biblioteca comunale non possa essere considerata un peso, un semplice locale da dover in qualche modo aprire all’utenza, ma che debba essere considerata come un servizio culturale da promuovere e valorizzare», sottolineano.

Un investimento sulla cultura che, secondo Aurora Faggi e Flavia Trolese, potrebbe contribuire anche a rafforzare il senso di appartenenza della comunità e contrastare il disagio sociale.

I GEV collegano infine il rilancio della biblioteca alla valorizzazione della figura di Manzù e degli altri artisti che hanno avuto un rapporto con Aprilia.

«Avere una visione culturale nella quale collocare la funzione della biblioteca comunale – concludono – riteniamo sia anche un modo degno per ricordare la figura di Manzù e degli altri artisti che ad Aprilia hanno prestato la loro opera».

Da qui l’appello alla gestione commissariale a non concentrare l’attenzione esclusivamente sui conti dell’ente, ma a considerare anche gli investimenti culturali come parte delle politiche necessarie per la città.

Sostieni La Spunta

La Spunta nasce nel 2024 da un’esigenza molto semplice, ma per noi fondamentale: fare giornalismo, quello vero.

Un giornalismo che non debba rispondere a padroni, interessi particolari o piccoli gruppi di finanziatori. Un giornalismo che possa lavorare con la libertà necessaria per raccontare i fatti, fare domande, approfondire ciò che non funziona e dare voce alle persone che vivono un territorio.

Abbiamo scelto di partire dal Lazio perché è il territorio in cui viviamo. E proprio vivendo questi territori ci siamo accorti di quanto spesso vengano raccontati poco, o soltanto quando una storia riesce a diventare una notizia nazionale.

Ci sono invece comunità, associazioni, imprese, lavoratori e cittadini che ogni giorno costruiscono pezzi importanti della società e che meritano attenzione. Ci sono decisioni che incidono concretamente sulla vita delle persone e che hanno bisogno di essere raccontate, spiegate e approfondite.

La Spunta vuole essere lì.

Non semplicemente per raccontare quello che succede, ma per provare a fare del giornalismo un servizio utile alla cittadinanza.

Per noi fare giornalismo significa questo: aiutare a capire, controllare il potere, accendere una luce dove serve, dare strumenti alle persone per orientarsi e, quando possibile, contribuire concretamente a migliorare la comunità che raccontiamo.

Fare del bene attraverso il giornalismo.

È una visione che stiamo cercando di portare avanti ogni giorno e che vogliamo estendere a un territorio sempre più ampio.

Ma c’è un punto fondamentale: l’indipendenza ha un costo.

Fare inchieste, seguire i territori, mantenere una redazione, produrre contenuti e dedicare tempo alle storie che contano richiede risorse. E noi non vogliamo che quelle risorse arrivino da qualcuno che, domani, possa chiedere qualcosa in cambio.

Vogliamo costruire un rapporto diverso: diretto con i nostri lettori.

Noi vogliamo un modello di giornalismo locale che parta dalle persone, dai territori e da chi crede che un’informazione libera sia un bene comune.

La Spunta è nata per questo.

E oggi, per continuare a crescere senza perdere la propria indipendenza, ha bisogno del tuo sostegno.

Sostieni La Spunta

Articoli correlati

Vedi tutti →