Il coordinamento formato da Comitato No Biodigestore a Frosinone – Valle del Sacco, Comitato residenti Colleferro, Cittadini della Valle del Sacco Sgurgola – Anagni e Blog Frosinone Bella e Brutta interviene con una dura presa di posizione sulle vicende ambientali della Valle del Sacco, tracciando una disamina critica su quanto sta accadendo nel territorio in merito ai biodigestori.
Tre biodigestori emblematici nella Valle del Sacco
La notizia definita “bomba” dai Comitati è la rinuncia del Comune di Anagni a presentare ricorso al TAR contro il biodigestore. Una scelta che si affianca a quella del Comune di Paliano, che ha deciso di non opporsi all’impianto di biometano davanti al Consiglio di Stato.
E poi c’è Artena, dove l’impianto è già autorizzato e, secondo il coordinamento, l’Amministrazione avrebbe di fatto abbandonato la partita.
Questi tre casi, pur non esaurendo il quadro degli impianti previsti nella Valle del Sacco, vengono definiti “emblematici”: raccontano, secondo i firmatari, di una tutela del territorio affidata più ai cittadini e ai comitati – spesso con risorse limitate – che alle amministrazioni locali.
Colleferro e il “greenwashing” amministrativo
Nel contesto di una Valle del Sacco che, denunciano i comitati, si qualifica sempre più come distretto dei rifiuti, della logistica e delle armi, il caso di Colleferro viene indicato come particolarmente simbolico.
Città che ha storicamente pagato il prezzo dell’industrializzazione, oggi si troverebbe al centro di una contraddizione tra retorica ambientalista e prassi amministrativa. In attesa della bonifica, Colleferro potrebbe – almeno sulla carta – giocare un ruolo guida nella riqualificazione del territorio.
Secondo il coordinamento, però, la svolta ecologica annunciata si tradurrebbe in una narrazione che non troverebbe riscontro nei fatti: varianti urbanistiche presentate come opportunità collettive, compensazioni economiche per servitù e cavidotti, progetti di datacenter “green” e un rilancio industriale legato anche all’industria pesante degli armamenti, in sinergia con Anagni e con il cementificio.
“L’acciaio e il cemento non tradiscono mai – affermano i Comitati – e hanno sempre sfamato, e avvelenato, la Valle del Sacco”.
Distretto dei rifiuti e controinformazione
Il coordinamento denuncia anche un atteggiamento elusivo da parte di alcune amministrazioni e parla di un panorama ambientalista frammentato, dove ambiguità, personalismi e dinamiche interne finirebbero per indebolire la battaglia per la salute pubblica.
Secondo i firmatari, alcuni soggetti vicini alle amministrazioni filtrerebbero le informazioni, alimentando una controinformazione parziale e talvolta in contraddizione con gli atti ufficiali. Un meccanismo che, a loro avviso, genererebbe confusione e sfiducia tra i cittadini, agevolando l’avanzata di investitori interessati a nuove speculazioni.
Il caso Frosinone e la rete dei territori
Diverso, secondo il coordinamento, l’esito della vicenda del biodigestore previsto a Frosinone nel 2019. Qui, spiegano, sarebbe stato costruito un fronte di opposizione ampio e organizzato, capace di coinvolgere anche realtà extraregionali, dando vita a una rete nazionale dei territori.
Il progetto è stato archiviato nel 2024 al termine della Conferenza di Servizi. Determinante, secondo i comitati, il ruolo della Provincia di Frosinone, indicata come unica istituzione ad aver interloquito concretamente con i cittadini, analizzando nel dettaglio il progetto e l’iter procedurale. Più marginale, invece, sarebbe stato il ruolo del Comune.
Il caso Frosinone, concludono, dimostrerebbe che “un altro modo di operare è possibile”: condividere informazioni, lavorare in rete e mettere il bene collettivo davanti agli interessi personali. Una linea che i comitati indicano come unica strada per costruire una reale opposizione civica nella Valle del Sacco.



