Le Case di Comunità rappresentano uno dei pilastri della riforma della sanità territoriale finanziata attraverso il PNRR. Tuttavia, senza la presenza stabile di medici di famiglia e personale sanitario adeguato, il rischio è che queste strutture non riescano a garantire i servizi per cui sono state progettate.
A lanciare l’allarme è Ivana Galli, segretaria generale dello SPI CGIL Frosinone Latina, intervenuta nel dibattito aperto dalle recenti dichiarazioni dell’AGENAS e del ministro della Salute Orazio Schillaci sulla riforma della medicina generale.
«Presidi fondamentali per anziani e fragili»
«Dopo la chiusura di alcuni ospedali, le Case di Comunità rappresentano il presidio della sanità territoriale. Ma senza i medici di famiglia diventano veramente cattedrali nel deserto», afferma Ivana Galli.
Secondo la sindacalista, queste strutture sono particolarmente importanti per gli anziani e per le persone più fragili, sia dal punto di vista dell’assistenza quotidiana sia per la gestione di interventi urgenti che possono evitare il ricorso improprio ai pronto soccorso.
«Smontare questa modalità di sanità territoriale rende ancora più grave la situazione dell’assistenza sui territori, soprattutto nelle province di Frosinone e Latina», aggiunge.
Schillaci: «La riforma va fatta nell’interesse dei cittadini»
Sul tema è intervenuto anche il ministro della Salute Orazio Schillaci, che nei giorni scorsi, durante la Festa dell’Innovazione di Venezia, ha ribadito la volontà del Governo di portare avanti la riforma della medicina generale.
«Troveremo una quadra nell’interesse dei cittadini», ha dichiarato il ministro, sottolineando come l’obiettivo sia quello di rafforzare il Servizio sanitario nazionale, tutelare le persone più deboli e rendere più attrattiva la professione del medico di medicina generale.
Schillaci ha evidenziato la necessità di valorizzare il ruolo dei medici di famiglia, mantenendo il rapporto fiduciario con i pazienti ma favorendo al tempo stesso una loro maggiore integrazione all’interno delle Case di Comunità insieme ad altre figure professionali.
Il nodo del personale
Il problema principale resta però quello della carenza di personale sanitario.
A fine mese è infatti previsto uno degli appuntamenti più importanti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, con l’apertura delle Case di Comunità previste dal programma finanziato dall’Unione Europea.
L’obiettivo minimo fissato dal PNRR è quello di rendere operative 1.038 strutture sul territorio nazionale. Tuttavia, oltre all’apertura fisica degli edifici, sarà necessario dimostrare la loro effettiva capacità di funzionamento.
Proprio su questo punto si concentrano le maggiori preoccupazioni. Senza un numero sufficiente di medici di famiglia, infermieri e altri professionisti sanitari, molte Case di Comunità rischiano infatti di rimanere aperte solo formalmente, senza garantire servizi adeguati ai cittadini.
Lo scontro sulla riforma della medicina generale
La proposta avanzata dal Ministero della Salute e dalle Regioni prevedeva, accanto al tradizionale sistema della convenzione, la possibilità di assumere una quota di medici come dipendenti del Servizio sanitario nazionale per garantire la copertura delle Case di Comunità più carenti di personale.
L’ipotesi ha però incontrato la forte opposizione dei medici di famiglia, che continuano a considerare il modello convenzionato come l’unica soluzione percorribile.
Tra le ipotesi attualmente in discussione vi è quella di inserire nel prossimo accordo nazionale della medicina generale un obbligo di presenza nelle Case di Comunità per alcune ore settimanali.
La sfida del PNRR
La questione assume una rilevanza particolare anche per gli impegni assunti dall’Italia con il PNRR. Le risorse stanziate dall’Europa per la realizzazione delle Case di Comunità ammontano a circa due miliardi di euro e saranno oggetto di verifiche da parte delle istituzioni europee.
Per questo motivo il tema non riguarda soltanto la costruzione delle strutture, ma soprattutto la loro capacità di offrire servizi reali e continui ai cittadini.
Una sfida che, secondo Ivana Galli, non può prescindere dalla presenza dei medici di famiglia e da un adeguato rafforzamento del personale sanitario, elementi indispensabili per trasformare le Case di Comunità in un vero punto di riferimento per la sanità territoriale.








