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Home » Notizie » Rubriche » Sulle tracce del tempo: i castelli dei Castelli Romani

Sulle tracce del tempo: i castelli dei Castelli Romani

Maurizio BocciMaurizio Bocci28/06/2025 ore 07:255 Mins Read Rubriche
La mappa delle roccaforti e dei palazzi baronali dei Castelli Romani
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Intorno al X secolo, dopo le incursioni delle orde ungare e saracene, che sbarcarono sulle coste laziali nell’anno 827 e poi nell’844, le comunità agricole del nostro territorio sentirono forte l’esigenza di una struttura difensiva dei loro poderi e nacquero, quindi, dapprima le curtes e poi i castra, che furono il primo passo verso l’incastellamento degli antichi villaggi latini in veri castelli.

Queste cittadelle fortificate si costituirono principalmente sulle alture dei Colli Albani, perché la sommità della collina permetteva una migliore difesa contro le scorrerie dei barbari.

Il primo atto ufficiale d’incastellamento nei Colli Albani è dell’anno 946 ed è una lettera del vescovo Leone di Velletri, indirizzata al console Demetrius de Melioso, al quale concede il mons ad castellum faciendum.

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Si tratta sicuramente del castello posto sulla sommità del Maschio d’Ariano, edificato da Demetrio sui resti dell’antica fortezza romana. A seguire nacquero altre cittadelle fortificate, come il Castrum Nemoris e il Castrum Ariciensis: rifugio sicuro dei contadini che vivevano sparsi nella campagna circostante.

Tutto questo comportò un forte sviluppo del sistema feudale all’interno della campagna, tanto che questo periodo viene ricordato dallo storico Tomassetti come quello in cui nel territorio romano c’erano tanti castelli e feudi baronali quanti in nessuna parte del mondo.

Fu proprio a partire da questa moltitudine d’insediamenti di cittadini romani all’interno dei castelli sui Colli Albani che queste zone iniziarono a essere conosciute come i Castelli Romani.

Molti di questi castelli oggi non esistono più, come il castello della Molara, nei pressi di Grottaferrata, il castello di Malaffitto, nei pressi di Monte Gentile, oppure ne restano pochi resti come il castello di Rocca di Papa o quello sul Maschio d’Ariano.

Altre fortezze, nel tempo, diventarono palazzi nobiliari, come Palazzo Sforza Cesarini a Genzano, Palazzo Savelli ad Albano, Palazzo Chigi ad Ariccia, Palazzo Ruspoli di Nemi o il Palazzo Pontificio a Castel Gandolfo.

San Nilo a Grottaferrata

Il castello dell’abbazia di San Nilo di Grottaferrata, fatto erigere dal cardinale Giuliano Della Rovere nel 1482, è il monumento medievale più importante e famoso dei Castelli Romani. La fortezza, ideata dall’architetto militare Baccio Pontelli, e formata da un grosso e alto muro che delimita su tre lati l’area in cui è racchiuso il monastero, con un torrione a ognuno dei quattro angoli.

Nell’angolo orientato a nord-est è presente una rocca quadrata, alta oltre venti metri, alla quale è appoggiato un altro torrione semicircolare a difesa del portone, con il ponte levatoio ancora funzionante, ma non più in uso. Il muro di cinta è circondato da un fosso, ormai del tutto prosciugato, mentre mura e torrioni, con camminamenti di ronda, hanno i parapetti merlati.

A Grottaferrata troviamo anche il Castello Savelli, detto Borghetto, dal nome della collina dove è ubicato. Il maniero fu edificato dai conti di Tuscolo tra il X e l’XI secolo sui resti della grande villa degli Javoleni e la prima menzione del sito risale al 23 maggio 1140

Il perimetro del castello misurava quattrocento metri e la fortezza fu edificata secondo l’antico metodo “a recinto” con tredici torri realizzate con blocchi squadrati distanziate tra di loro di venti metri. All’interno del recinto, oltre alle case, c’erano una chiesa, costruita nel XIII secolo, e una torre campanaria. Dai conti di Tuscolo il maniero passò alla famiglia Annibaldi e, infatti, in un documento del 1269 il castello è chiamato Burgus Annibaldi.

Un’altra roccaforte della famiglia Savelli la troviamo ad Albano Laziale sulla sommità di Monte Savello. L’antica fortezza, edificata nei primi anni dell’XI secolo, occupa una superficie di oltre diecimila metri quadrati, con una cinta muraria di forma trapezoidale lunga oltre cinquecento metri.

Le porte d’ingresso al castrum erano due con il palazzo baronale che occupava la parte più elevata del colle. Tra il recinto e il palazzo si estendeva il borgo, abitato dagli artigiani e dai contadini, e all’interno del borgo c’era la piccola chiesa di Santa Maria in Porta Coeli; mentre nel XIII secolo fu edificata, fuori dal castello, la chiesa di San Teodoro.

Infine da visitare c’è sicuramente il castello di Lanuvio, che segue la stessa pianta dell’antica Lanuvium, e per questo motivo la sua planimetria è trapezoidale con cinque torri. La prima fase di realizzazione del castello risale al IX secolo, quando nel corso delle incursioni saracene gli abitanti del piccolo borgo, sviluppatosi intorno alla chiesa di Santa Maria, riutilizzarono i blocchi di tufo e materiale dell’antico teatro romano per costruire la cinta muraria del castrum. Le mura furono poi ricostruite nel XII secolo dai monaci benedettini. La terza e ultima fase del castello, inteso come fortificazione del borgo medievale, si avrà nel XIV secolo ad opera dei Frangipane che realizzarono i due bastioni posti a difesa delle porte d’ingresso.

Infine non possiamo dimenticare il castello di San Gennaro, tra Genzano e Velletri, risalente al 1200, eretto su un’antica cisterna romana, e anche se in rovina da secoli, la fortezza è tuttora chiaramente identificabile.  

La costruzione della cinta fortificata va probabilmente attribuita alla famiglia degli Annibaldi nel XIII secolo e venne in parte distrutto nel 1303 dai Veliterni in una rappresaglia contro gli Annibaldi. I danni non furono riparati e il castello fu abbandonato.

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Maurizio Bocci

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