Ci sono notizie che fanno piacere e altre che, invece, riescono a restituire il senso di un lavoro portato avanti per anni. La candidatura dei Castelli Romani a Capitale Italiana della Cultura 2029 appartiene certamente a questa seconda categoria.
L’approvazione unanime dell’Assemblea dei Sindaci del Consorzio Sistema Castelli Romani rappresenta molto più di un atto amministrativo. È la scelta di presentarsi finalmente come un unico territorio, con una sola identità culturale, mettendo insieme storia, archeologia, paesaggio, tradizioni, ricerca, arte ed enogastronomia in un progetto condiviso. Per la prima volta i diciassette Comuni decidono di raccontarsi con una sola voce, consapevoli che il vero valore aggiunto non risiede nelle singole eccellenze, ma nella straordinaria ricchezza del loro patrimonio comune.
Confesso che questa notizia mi ha emozionato.
Sono ormai più di vent’anni che provo, attraverso il mio lavoro di ricerca e divulgazione, a raccontare i Castelli Romani come un unico grande territorio culturale. Quando, nel 2008, pubblicai Lungo i sentieri della nostra storia, il mio obiettivo era far conoscere, attraverso l’escursionismo, il patrimonio archeologico e storico nascosto nei boschi dei Colli Albani. Successivamente, Quando i Colli divennero Castelli, I Castelli che non ti aspetti, Mani sapienti, Sulle tracce del tempo e altri ancora, tutti, come il primo libro, avevano lo stesso filo conduttore: dimostrare che i Castelli Romani non sono una semplice somma di comuni, ma un territorio con una propria identità storica, culturale e paesaggistica, capace di raccontare una parte fondamentale della storia d’Italia.

Per molti anni questa idea è rimasta patrimonio di pochi studiosi, ricercatori e appassionati del territorio, come Aldo Onorati, Roberto Libera, Giacomo Tortorici, Emilio Cianfanelli, Valerio Gaelotti e Sandro Caracci, solo per citare alcune persone con le quali ho collaborato in questi anni.
Mentre l’attenzione era rivolta quasi esclusivamente alle singole città, io continuavo a sostenere che il vero valore fosse nei Castelli Romani intesi come un unico sistema territoriale. Ero convinto che la nostra forza non risiedesse soltanto nelle eccellenze di Albano, Ariccia, Frascati, Genzano, Nemi o degli altri Comuni, ma nella loro straordinaria capacità di raccontare insieme una storia comune.
Per questo, in tutti i miei libri, ho cercato di utilizzare e valorizzare il nome “Castelli Romani” come un vero e proprio marchio culturale, capace di identificare un territorio unico in Italia per la ricchezza della sua storia, del suo patrimonio artistico, del suo paesaggio e delle sue tradizioni. Oggi vedere i diciassette Comuni scegliere di presentarsi uniti significa capire che quella visione non era un’utopia, ma un progetto concreto che finalmente inizia a prendere forma.
Camminando lungo i sentieri dei Colli Albani ho scoperto, quasi per caso, un patrimonio che molti di noi ignoravano. Ho trovato città antiche che raccontano la nascita della civiltà romana, castelli medievali protagonisti delle grandi vicende del papato, ville storiche che hanno accolto papi, cardinali e sovrani, chiese, monasteri, palazzi, opere d’arte, tradizioni popolari, mestieri antichi e paesaggi modellati dal grande Vulcano Laziale. Un mosaico di testimonianze che, prese singolarmente, sono già straordinarie, ma che insieme raccontano una storia unica, lunga oltre tremila anni.
È proprio questa la forza dei Castelli Romani.

Non sono soltanto un insieme di comuni confinanti. Sono un territorio che nel corso dei secoli ha costruito una propria identità, pur rimanendo strettamente legato alle vicende di Roma. Qui sono passati imperatori, papi, grandi famiglie baronali, artisti, viaggiatori e pellegrini. Qui sono nate pagine importanti della storia medievale, rinascimentale e moderna. Qui convivono archeologia, ambiente, arte, spiritualità, tradizioni popolari e produzioni enogastronomiche che costituiscono un patrimonio difficilmente riscontrabile altrove.
Per questo considero la candidatura a Capitale Italiana della Cultura un’occasione storica.
Non tanto, o non soltanto, per il prestigioso riconoscimento finale, quanto perché può diventare lo strumento per costruire una nuova consapevolezza. Per molti anni i Castelli Romani hanno promosso le proprie eccellenze in ordine sparso: ogni Comune raccontava soprattutto sé stesso. Oggi, invece, abbiamo l’opportunità di valorizzare ciò che ci unisce, trasformando il nome “Castelli Romani” in un vero marchio culturale capace di essere riconosciuto in Italia e all’estero.
È questa la sfida più importante.
La candidatura dovrà essere il punto di partenza di un grande progetto condiviso che coinvolga amministrazioni, associazioni culturali, scuole, università, operatori turistici, imprese e cittadini. Perché la cultura non è soltanto conservazione del passato, ma costruzione del futuro.
Mi piace pensare che questa possa essere l’occasione per un nuovo Rinascimento dei Castelli Romani. Un Rinascimento fondato sulla conoscenza della nostra storia, sulla tutela del paesaggio, sulla valorizzazione delle tradizioni e sulla capacità di trasformare il patrimonio culturale in una concreta opportunità di crescita.
Per questo la candidatura a Capitale Italiana della Cultura 2029 non rappresenta soltanto un progetto istituzionale. Per me è anche la conferma che valeva la pena credere nei Castelli Romani quando quasi nessuno parlava di identità territoriale e di patrimonio culturale condiviso. Vedere oggi i diciassette Comuni scegliere di presentarsi uniti significa capire che quella visione, condivisa da tanti studiosi, associazioni e cittadini innamorati di questo territorio, sta finalmente diventando patrimonio comune.
Se questo percorso porterà i Castelli Romani a conquistare il titolo di Capitale Italiana della Cultura sarà motivo di orgoglio per tutti. Ma, comunque vada, credo che il risultato più importante sia già stato raggiunto: aver compreso che il nostro futuro passa dalla capacità di valorizzare insieme ciò che siamo stati.
Perché i Castelli Romani possiedono già tutto ciò che serve per essere una capitale della cultura: una storia straordinaria, un’identità profonda e un patrimonio che aspetta soltanto di essere conosciuto fino in fondo.






