Un recente studio condotto dal dottor Corrado Alessandrini, PhD del Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali dell’Università degli Studi di Milano, evidenzia una situazione allarmante nei boschi del Parco Regionale dei Castelli Romani.
Analizzando dati satellitari tra il 2017 e il 2025, la ricerca stima che siano stati tagliati oltre 18 milioni di metri quadrati di boschi, pari a più del 20% dell’area forestale protetta, che si estende per 88 milioni di metri quadrati.

Nel dettaglio, sono stati abbattuti almeno un milione e mezzo di alberi. Gli effetti sul territorio sono molteplici: alterazione del microclima locale, compromissione del ciclo dell’acqua, aumento del dissesto idrogeologico e perdita di habitat per decine di migliaia di specie animali e vegetali. Secondo lo studio, la rigenerazione naturale degli alberi richiederà tempi lunghi, stimati almeno nell’arco di una generazione umana, mentre la perdita dello strato superficiale fertile (humus) potrebbe richiedere fino a 400 anni per essere recuperata.

L’allarme riguarda anche la prassi amministrativa: il tasso annuo di boschi tagliati sale al 5%, e il numero di richieste di abbattimento coincide quasi integralmente con le concessioni rilasciate dall’Ente Parco. Praticamente nessuna richiesta viene respinta, anche se vengono applicate prescrizioni che, come ammettono gli stessi enti, sono difficili da controllare per carenza di personale specializzato.
La matematica dello studio è esplicita: se l’attuale ritmo di concessione e sfruttamento forestale venisse pienamente realizzato, in 20-36 anni tutti i boschi del Parco potrebbero essere tagliati. A volte solo il mancato interesse economico delle ditte evita che alcune aree vengano abbattute.

Il Comitato per la protezione dei boschi dei Colli Albani invita a una moratoria immediata sui tagli nei terreni pubblici, denunciando che il taglio a ceduo “è una pratica economica, non di manutenzione del verde forestale“, e chiedendo alle associazioni del territorio di intervenire per tutelare il bosco.
“Non assisteremo inermi a questa devastazione“, scrive il Comitato, invitando cittadini e associazioni a condividere lo studio, documentare i tagli e fare pressione su istituzioni e amministrazioni locali. “Si ricordino però che per fare un Parco ci vuole un bosco, e per fare un bosco ci vogliono gli alberi“, ribadisce il comunicato.



