Il fine settimana ai Castelli Romani è stato segnato da una forte mobilitazione civica con la manifestazione contro l’inceneritore che si è svolta ad Albano. Centinaia di persone, convocate dall’Unione dei Comitati contro l’Inceneritore, si sono ritrovate ad Albano per protestare contro il progetto che prevede la combustione di 600 mila tonnellate all’anno di rifiuti indifferenziati provenienti da Roma a S.Palomba-Cancelliera.

La manifestazione ha messo in evidenza i gravi rischi ambientali che un simile impianto comporterebbe: 125 mila tonnellate di scarti del megaforno verrebbero trasferiti in una nuova discarica di rifiuti pericolosi, mentre il raffreddamento richiederebbe centinaia di migliaia di metri cubi di acqua, mettendo a rischio sia i laghi che la riserva idrica delle case del territorio.
Il progetto, guidato da ACEA, AMA e promosso dal sindaco di Roma Gualtieri con il supporto di centrosinistra e governi locali e nazionali di centro-destra, è contestato da anni da movimenti locali che denunciano l’assenza di valutazioni scientifiche, ambientali ed economiche serie.
I comitati mettono in evidenza opere già avviate sul sito dell’inceneritore, come sbancamenti e lavori preliminari, e denunciano la svendita degli alberi dei boschi del Parco Regionale, oltre all’ampliamento del cementificio Fassa Bortolo ad Artena e ai progetti del PNRR sui laghi.
Tutte queste iniziative vengono viste come scelte calate dall’alto che aggravano criticità già esistenti nel territorio.

Il “Comitato per la Protezione dei Boschi dei Colli Albani” ha sfilato con lo striscione “Laghi, aria e boschi non sono in vendita – No all’Inceneritore”, evidenziando la volontà di collegare le varie vertenze locali. Presenti anche bandiere della Palestina, ritenute “assolutamente pertinenti” perché ciò che accade in territori lontani trova eco anche nei Castelli Romani.
Lo skipper della Sumud Flotilla e le iniziative di solidarietà sono state ricordate in questo contesto.
La mattinata di sabato ha visto anche un’iniziativa di meditazione sulle rive del lago di Nemi, per riscoprire un legame sensoriale e spirituale con il territorio.
Il Comitato ribadisce la richiesta di una moratoria immediata sui tagli boschivi e il blocco di tutti i progetti giudicati impattanti, dall’inceneritore alle nuove edificazioni e ai prelievi di acqua dal lago Albano.


