Domenica 10 maggio si sono celebrati i 400 anni da un evento che ha profondamente segnato la storia dei Castelli Romani: l’arrivo di papa Urbano VIII a Castel Gandolfo per la prima villeggiatura stabile di un pontefice nella cittadina castellana e l’avvio del rito delle vacanze estive dei papi.
Una data che potrebbe apparire come una semplice curiosità storica, ma che in realtà rappresenta uno dei momenti più importanti nella costruzione dell’identità culturale, economica e sociale dell’intero territorio castellano. Infatti, il 10 maggio 1626 segnò una vera svolta storica. Da quel momento Castel Gandolfo divenne la residenza estiva dei papi e, con il passare del tempo, i Castelli Romani iniziarono a trasformarsi in uno dei luoghi più prestigiosi e frequentati dello Stato Pontificio.

Bisogna ricordare che nel Seicento il pontefice non era soltanto la guida spirituale della Chiesa cattolica. Il papa era anche il sovrano dello Stato Pontificio, una delle realtà politiche più importanti dell’Italia centrale e dell’Europa dell’epoca.
Con la scelta di Urbano VIII, quindi, non venne trasferita soltanto una residenza di villeggiatura, ma una parte significativa del centro politico e religioso del mondo cattolico.
Così a partire dal 10 maggio 1626 e per i successivi undici anni Urbano VIII passò regolarmente la “purga estiva” – nel senso di “purificazione” dallo stress del governo della Chiesa – a Castel Gandolfo. Dopo di lui tanti papi hanno trascorso le vacanze in questo palazzo, chiamato, poi, “Vaticano 2”. Chi amò in modo particolare Castel Gandolfo fu Alessandro VII Chigi, eletto nel 1655, che completò il restauro del Palazzo Pontificio, con la nuova facciata verso la piazza e l’ala verso il mare, e con la grande galleria edificata su disegno e con l’assistenza del Bernini che, su commissione del pontefice, costruì poi la chiesa dedicata a San Tommaso da Villanova.
Tra i pontefici che amarono in modo particolare Castel Gandolfo, ricordiamo: Clemente XI, che conferì alla cittadina il titolo di “Villa Pontificia”, Benedetto XIV, che abbellì il Palazzo Pontificio, Clemente XIV, che amava fare lunghe cavalcate in solitudine nei boschi, e Pio IX che fu l’ultimo papa a venire a Castel Gandolfo a causa dell’annessione dello Stato Pontificio al Regno d’ Italia.
Riguardo agli ultimi decenni, ricordiamo Pio XII, che a Castel Gandolfo emanò l’enciclica Summi Pontificatus, Giovanni XXIII, famose erano le sue gite in incognito alla scoperta dei Castelli Romani e Giovanni Paolo II che è forse il papa che più di tutti amò soggiornare a Castel Gandolfo. Va rammentato, comunque, che non tutti i pontefici amavano passare le vacanze a Castel Gandolfo: dal 1626 al 2026 su 32 pontefici solo in 16 l’hanno utilizzata.
Dal 1626, con i pontefici che passavano la villeggiatura a Castel Gandolfo, i Castelli Romani, pian piano, cambiarono volto. Tra la fine del XVII secolo e la prima metà del XIX secolo, le grandi famiglie nobiliari romane si fecero costruire ville e dimore nei dintorni del Palazzo Pontificio. Si svilupparono attività artigianali, commerciali e agricole legate alla presenza della corte papale e dei villeggianti.
Molte persone del territorio trovarono nuove opportunità di lavoro come cuochi, stallieri, camerieri, muratori, giardinieri e falegnami. Per questo motivo il quattrocentesimo anniversario dell’arrivo di Urbano VIII merita una riflessione ampia e condivisa. Non tanto per nostalgia del passato, quanto per valorizzare una pagina storica che ha inciso profondamente sullo sviluppo del territorio.
In un’epoca in cui si parla molto di promozione culturale e turistica, anniversari come questo sono occasioni importanti per riscoprire le radici storiche dei Castelli Romani e rafforzarne l’identità culturale. Mostre, incontri, percorsi storici, iniziative nelle scuole o eventi pubblici potrebbero rappresentare strumenti preziosi per raccontare ai cittadini e ai visitatori quanto quella scelta compiuta quattro secoli fa abbia influenzato la storia locale.
Perché il legame tra Castel Gandolfo, le vacanze papali e i Castelli Romani non appartiene soltanto al passato: continua ancora oggi a rappresentare uno degli elementi più forti e riconoscibili dell’immagine di questo territorio nel mondo.





