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Home » Notizie » Rubriche » Sulle tracce del tempo: I Castra Albana: l’unico accampamento romano alle porte della Città Eterna

Sulle tracce del tempo: I Castra Albana: l’unico accampamento romano alle porte della Città Eterna

Maurizio BocciMaurizio Bocci31/05/2025 ore 07:055 Mins Read Rubriche
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Cominciamo a conoscere le nostre città dei Castelli, cominciando dai Castra Albana. Settimio Severo, imperatore romano dall’anno 193 dopo Cristo, era nato a Leptis, antica città della Libia.

Giunto al potere, non fidandosi dei pretoriani, decise di triplicare il numero di legionari di stanza nell’Urbe e, fatto assolutamente innovativo nella storia dell’Impero, stanziò la Seconda Legione Partica, costituita da 6000 soldati che avevano combattuto sotto il suo comando nella guerra contro i Parti, a circa 20 chilometri da Roma, nell’area dell’attuale centro storico della città di Albano Laziale.

Il museo della Seconda Legione Partica

I Romani, padroni di un impero tra i più vasti nella storia dell’Umanità, per motivi di sicurezza costruivano gli accampamenti delle loro legioni ai confini dell’Impero e quindi questo accampamento in muratura (in latino castrum), nelle vicinanze di Roma, è un sito unico al mondo.

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Castra Albana

È quindi possibile, nel centro storico di Albano Laziale, visitare le tracce delle strutture e degli edifici interni di un accampamento romano che rappresentano una delle maggiori concentrazioni urbane di resti archeologici di età romana fuori da Roma.

Il mio consiglio è quello di iniziare questo urban trekking andando a visitare il Museo della Seconda legione Partica che si trova in via Volontari del Sangue.

In questo modo avrete un’idea abbastanza completa dello sviluppo dell’accampamento e una serie di informazioni storiche che vi aiuteranno a capire meglio i siti archeologici che visiterete.

Proseguendo in salita, potete visitare le strutture delle terme di Caracalla, costruite fuori dal castrum, costituite da tre piani, di cui quello inferiore con funzione di sostruzione e adibito ad ambiente di servizio, mentre gli altri due piani si articolavano in grandi aule, pavimentate con marmi e mosaici.

Questo imponente complesso edilizio fu fatto costruire dall’imperatore Caracalla per aggraziarsi i soldati della Legio II Partica, fedeli alle volontà testamentarie dell’imperatore Settimio Severo, in rivolta dopo l’uccisione del fratello Geta.

Infatti, quando Settimio Severo morì, i suoi figli, Caracalla e Geta, furono proclamati insieme imperatori, ma l’anno seguente Geta venne ucciso da suo fratello Caracalla tra le braccia della madre Giulia Domna.

L’antico edificio, trasformato nel medioevo in roccaforte, fu nel corso dei secoli utilizzato dalla popolazione per realizzare abitazioni private che portarono alla nascita del quartiere di Cellomaio (da cella major).  

Un luogo davvero unico, che da sempre desta la curiosità dei turisti che visitano la città di Albano Laziale. Sui resti di una grande aula delle terme, nel VI secolo venne edificata la chiesa di San Pietro: il più antico luogo di culto dei Castelli Romani.

San Pietro

Salendo per via Settimio Severo si arriva alla grande porta praetoria: la più importante e monumentale dei quattro accessi di cui era fornito l’accampamento della Seconda Legione Partica.

La Porta Pretoria

Rigorosamente costruita in opera quadrata, la Porta Pretoria è larga 36 metri e alta 14, costituita da tre fornici protetti ai lati da due avancorpi o torri rettangolari; si suppone che fosse articolata su due piani con rampe di accesso ai piani superiori fatte di legno.

Anche le porte che chiudevano i fornici erano probabilmente di legno, con apertura e chiusura verticale azionata tramite argano.

Il fornice centrale, il più largo, era destinato al passaggio dei carri, della cavalleria e dei soldati in assetto di guerra, mentre i due fornici laterali erano riservati al passaggio dei pedoni.

Sulla sommità della porta l’accenno ad una specie di corridoio fa pensare ad un camminamento per controllare l’accesso alle porte.

Santa Maria della Rotonda

Da qui, salendo lungo via Aurelio Saffi, troviamo la chiesa di Santa Maria della Rotonda che ricorda il Pantheon di Roma.

Il luogo di culto fu costruito sui ruderi di un ninfeo della grande villa di Domiziano. Quando fu edificato il Castrum, il ninfeo fu restaurato e inglobato nel complesso severiano per adibirlo ad uso termale, come proverebbe il pavimento a tessere oggi collocato all’interno del portico, o a luogo di culto, vista la presenza di un’ara pagana di peperino e da alcune sepolture.

Da qui, percorrendo via Castro Pretorio e poi via Castro Partico, trovate il lato meglio conservato del castrum sul quale rimangono anche i resti di una torretta di guardia rettangolare e della porta principalis sinixtra, oltre al tratto più lungo di muro, conservato per ben 142 metri su via Castro Partico.

I “Cisternoni e il piccolo Colosseo”

I Cisternoni

Tornando indietro e salendo ancora su via Aurelio Saffi trovate l’ingresso della grande cisterna dei Castra Albana (chiamata “I Cisternoni”) che può senza dubbio considerarsi uno tra i più spettacolari monumenti del mondo romano.

La cisterna fu fatta costruire dagli architetti (praefecti fabrum) della Legione nel punto più alto dell’accampamento, così da permettere una facile distribuzione delle acque per caduta naturale. La pianta è pressoché rettangolare con i lati lunghi di 47,90 metri e 45,50 metri e quelli corti di 29,62 metri e 31,90 metri.

L’importanza dei Cisternoni di Albano deriva non solo dalla loro dimensione, ma soprattutto dal fatto che, dopo quasi duemila anni, la grande cisterna funziona perfettamente, alimentata da condotte romane che captano le acque dalle sorgenti poste lungo i fianchi del cratere vulcanico del Lago Albano.  

Il Castro saveriano o piccolo Colosseo

Salendo infine lungo via Anfiteatro Romano potete ammirare un altro imponente edificio posto esternamente ai Castra Albana e costruito nella metà del III secolo.

L’anfiteatro severiano, che poteva contenere ben sedicimila spettatori, ospitava i tanto amati combattimenti tra gladiatori, ma anche le violente cacce tra animali e perfino le esecuzioni e i supplizi pubblici! L’anfiteatro severiano in molti scritti e cartografie, incisioni e disegni antichi è stato spesso chiamato il “piccolo colosseo”.

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Maurizio Bocci

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