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Ceccano

Ceccano e Paliano ricordano gli Internati Militari Italiani: sei nuove medaglie alla memoria

Di Redazione • • • Frosinone

Frosinone

Dalla cerimonia in Prefettura alle testimonianze dei familiari: nei due comuni della provincia di Frosinone la memoria degli IMI, gli Internati Militari ITALIANI torna al centro delle iniziative per la Giornata nazionale dedicata ai militari italiani deportati nei lager nazisti

La memoria degli Internati Militari Italiani (IMI) torna al centro della vita civile di Ceccano e Paliano, dove le iniziative organizzate in occasione della Giornata nazionale degli IMI hanno riportato alla luce storie di uomini che, dopo l’8 settembre 1943, furono catturati, deportati e costretti al lavoro nei campi e nei sottocampi del sistema concentrazionario nazista.

A Ceccano l’Amministrazione comunale ha incontrato in biblioteca i familiari di sei cittadini ceccanesi che saranno insigniti della medaglia d’onore alla memoria nella cerimonia in Prefettura. Si tratta di Giuseppe Anelli, Vitaliano Calenne, Giuseppe Stella, Tommaso Ruspandini, Camillo Ruspantini e Sante Ruspantini.

Con queste nuove onorificenze saliranno a 26 gli IMI ceccanesi insigniti della medaglia d’onore, su un elenco complessivo di 219 militari e civili di Ceccano deportati o internati nei lager nazisti o avviati al lavoro coatto nell’economia di guerra tedesca.

L’omaggio floreale a Paliano
Giuseppe Anelli

Le storie dei sei ceccanesi

Giuseppe Anelli, nato a Ceccano il 12 settembre 1917, era stato arruolato nell’8° Raggruppamento di Artiglieria di Corpo d’Armata e aveva combattuto sul fronte greco-albanese. Catturato dalle truppe tedesche il 9 settembre 1943, venne internato in Austria, nell’area di Steyr, nel sistema dello Stalag XVII B. Fu destinato al lavoro coatto nel sottocampo numero 1076 e rimase prigioniero fino alla liberazione da parte dell’esercito americano, l’8 maggio 1945.

Vitaliano Calenne

Vitaliano Calenne, nato a Ceccano il 16 novembre 1914, prestava servizio come caporal maggiore nel 22° Battaglione mortai da 81 della 22ª Divisione «Cacciatori delle Alpi». Fu catturato dai tedeschi l’8 settembre 1943 durante il ripiegamento tra Lubiana e Fiume. Deportato in Germania, venne impiegato nel lavoro coatto presso gli impianti della Chemische Werke Hüls, a Marl-Hüls, nella Ruhr. Morì durante la prigionia. I suoi resti furono successivamente trasferiti al Cimitero d’Onore Italiano di Amburgo.

GIuseppe Stella

Giuseppe Stella, nato a Ceccano il 17 maggio 1918, era nell’8° Reggimento di Artiglieria quando fu catturato dai tedeschi il 9 settembre 1943 sul fronte greco. Venne internato nell’area di Berlino, nel sistema dello Stalag III D. Nei suoi ricordi tornarono la fame, le violenze e le condizioni di vita degli internati, ma anche i bombardamenti che devastavano la capitale tedesca. I prigionieri erano costretti anche a rimuovere le macerie provocate dalle incursioni alleate. Nelle fasi finali della guerra vissero inoltre sotto il fuoco dell’artiglieria sovietica.


I fratelli Ruspantini-Ruspandini. Da sinistra Sante, Tommaso e Camill
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Particolarmente significativa è la storia dei fratelli Tommaso, Camillo e Sante Ruspandini/Ruspantini, appartenenti a una famiglia numerosa e tutti coinvolti nella guerra e, dopo l’armistizio, nella deportazione.

Tommaso Ruspandini, nato a Ceccano il 29 aprile 1910, fu catturato il 9 settembre 1943 a Pontebba, in Friuli, nei pressi del confine con l’Austria. Venne internato nello Stalag II B di Hammerstein, nell’odierna Czarne, in Polonia. Il campo fu raggiunto dall’avanzata sovietica nel maggio 1945.

Camillo Ruspantini, nato a Ceccano il 12 gennaio 1912, fu catturato in Croazia nel settembre 1943 e internato nello Stalag III C, nell’area di Küstrin. Anche la sua esperienza fu segnata dalla privazione della libertà, dalla fame e dal lavoro coatto.

Sante Ruspantini, nato a Ceccano il 2 agosto 1918 e sergente dei Bersaglieri, fu catturato nel settembre 1943 mentre il suo reparto si trovava a Laives, in provincia di Bolzano. Venne internato nello Stalag VI B di Neu-Versen, presso Meppen, nella Bassa Sassonia.

Secondo i ricordi tramandati dal nipote, il professor Giovanni, Sante raccontò a lungo l’esperienza della prigionia: la scarsità di cibo, la disciplina dei lager, il lavoro nella rimozione delle macerie e quello in una centrale elettrica più volte colpita dai bombardamenti. Successivamente venne destinato ai lavori presso un’azienda agricola.

La memoria come patrimonio della comunità

L’iniziativa di Ceccano è stata promossa dal sindaco Andrea Querqui, dall’assessore alle Politiche culturali Alessandro Ciotoli e dall’architetto Luigi Compagnoni, impegnato dal 2011 in un lungo lavoro di ricerca sugli IMI ceccanesi.

All’incontro erano presenti anche tre ex sindaci della città, Angelino Loffredi, Antonio Ciotoli e Manuela Maliziola, insieme ai familiari degli internati.

«La nostra Comunità deve essere riconoscente verso chi, dopo l’8 settembre 1943, pagò con la deportazione e l’internamento il rifiuto di collaborare con la Germania nazista e di aderire alla Repubblica Sociale Italiana», è stato il messaggio condiviso durante l’iniziativa.

Ricordare quelle vicende significa quindi non soltanto ricostruire una pagina della Seconda guerra mondiale, ma riportare al centro le persone, le loro famiglie e le scelte che segnarono le loro vite.

A Paliano il ricordo passa dalle testimonianze dei familiari

Anche Paliano ha dedicato la giornata di domenica 20 settembre alla memoria dei suoi Internati Militari Italiani e dei dispersi della Seconda guerra mondiale.

La commemorazione è iniziata con la deposizione al Monumento ai Caduti, per poi proseguire con un incontro curato da Roberto Salvatori e Patrizia Latini, durante il quale fotografie, video e materiale frutto di un lavoro di ricerca hanno contribuito a ricostruire le vicende degli internati palianesi.

Al centro dell’iniziativa sono state soprattutto le testimonianze dei familiari, che hanno condiviso ricordi e storie personali, restituendo un volto agli uomini che vissero la deportazione, la prigionia e la guerra.

Una memoria affidata alle nuove generazioni e che, attraverso le testimonianze delle famiglie, continua a rimanere parte della storia delle comunità locali.

Per la riuscita della giornata sono stati ringraziati i familiari degli internati, Roberto Salvatori e Patrizia Latini per il lavoro di ricerca, l’associazione dei Bersaglieri, la Protezione Civile, la Croce Rossa, la Banda musicale, la Polizia Locale, i Carabinieri e tutti i cittadini che hanno partecipato.

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