Sabato 26 luglio le strade di Marino hanno visto la presenza di un corteo numeroso e rumoroso in difesa del Centro sociale Ipò sottoposto a sgombero dal Comune.
L’iniziativa, organizzata in risposta all’ordinanza di sgombero emanata il 22 luglio dal Comune, ha raccolto la solidarietà di persone provenienti dai Castelli Romani, da Roma e da diverse parti della regione.
I manifestanti si sono diretti verso il Comune per ribadire la richiesta di un confronto politico con il Sindaco e la Giunta sul destino dello stabile ex GIL, sede del Centro da quasi quarant’anni. “La presenza di tante persone solidali, ha reso chiaro che non ci siamo fatti intimorire dall’ordinanza di sgombero del 22 luglio“, si legge nella nota diffusa dal Centro sociale.

Il Centro sociale Ipò sottolinea il proprio radicamento nel territorio e nel tessuto sociale della zona, ricordando la sua partecipazione attiva a movimenti contro le nocività ambientali, inclusa la lotta contro l’inceneritore di Roma, e l’adesione a iniziative di solidarietà internazionale, come quella a favore della popolazione palestinese.
L’atteggiamento dell’Amministrazione comunale viene definito come aggressivo e “scomposto”. Secondo quanto riportato, nei venti giorni precedenti il corteo, le comunicazioni ufficiali hanno imposto “ultimatum ravvicinati”, minacciando il ricorso alla forza pubblica e il trasferimento in discarica dei materiali custoditi nel Centro sociale, compreso un archivio storico che racconta quattro decenni di attività autorganizzate.
Il comunicato contesta inoltre la definizione di “occupante senza titolo”, definendo infondata tale affermazione: una delibera di giunta avrebbe infatti assegnato nel 1992 la gestione dei locali dell’ex GIL all’Associazione Vincenzo Cimmino, e da allora il Centro sociale avrebbe regolarmente versato un canone al Comune.
I rappresentanti del Centro segnalano alcune recenti dichiarazioni del Sindaco Cecchi, che sembrerebbero aprire a “soluzioni alternative” e al dialogo.
Tuttavia i documenti ufficiali dell’Amministrazione proseguono nella linea dello sgombero: l’ordinanza del 22 luglio fissa il termine ultimo per lasciare i locali al 21 agosto.
Lo staff dell’Ipò chiede al Sindaco il ritiro dell’ordinanza di sgombero e la convocazione urgente di un incontro. “Noi non andiamo via. Giù le mani dall’Ipò“, si conclude la nota, annunciando nuove iniziative e la prosecuzione della mobilitazione nelle prossime settimane.







