← Torna a Prima pagina
Prima pagina

Il Cesenese Nero conquista l’oro al Mondial des Vins Extrêmes: premiato L’Ultimo Baluardo di Cantina Le Macchie

Di Eugenio Siracusa • • • Prima pagina

Prima pagina

Medaglia d’Oro per il vino prodotto dalla famiglia Di Carlo sulle colline reatine. Il riconoscimento internazionale riporta sotto i riflettori il Cesenese Nero, antico vitigno legato alla storia agricola di Castelfranco.

RIETI – Un vitigno antico, un territorio di montagna e un vino che porta con sé la storia di un borgo. È L’Ultimo Baluardo 2023, prodotto da Cantina Le Macchie, a conquistare la Medaglia d’Oro al Mondial des Vins Extrêmes 2026, il concorso internazionale dedicato ai vini della viticoltura eroica.

Il vino vincitore

Un riconoscimento di particolare rilievo anche per il contesto nel quale è arrivato. L’edizione 2026 del concorso è stata infatti la più partecipata nella storia della manifestazione, con 1.175 vini presentati da 432 aziende provenienti da 22 Paesi, oltre 50 denominazioni DOC e IGT e più di 250 vitigni rappresentati.

Per la famiglia Di Carlo, però, il valore della medaglia va oltre il risultato enologico. L’Ultimo Baluardo nasce infatti dalla valorizzazione del Cesenese Nero, vitigno profondamente legato alla storia agricola del territorio reatino e conosciuto localmente anche come Cesenese di Castelfranco.

Il vitigno è documentato nel Reatino già nell’Ottocento e oggi è inserito da ARSIAL – Agenzia Regionale per lo Sviluppo e l’Innovazione dell’Agricoltura del Lazio tra le risorse genetiche autoctone regionali. Proprio Castelfranco, frazione di Rieti, viene indicato come luogo della sua riscoperta. Il Cesenese Nero è registrato con il codice 478 ed è stato interessato negli anni da attività di caratterizzazione, conservazione e valorizzazione nell’ambito della biodiversità viticola del Lazio.

Un percorso nel quale la ricerca e il lavoro di recupero dei vitigni autoctoni hanno contribuito a riportare l’attenzione su varietà che rischiavano di rimanere ai margini della produzione vitivinicola regionale. Tra queste c’è proprio il Cesenese Nero, oggi nuovamente vinificato e valorizzato attraverso un progetto produttivo strettamente legato al territorio.

L’Ultimo Baluardo e la storia di Castelfranco

Non è casuale neppure il nome scelto dalla famiglia Di Carlo per il vino premiato a livello internazionale.

L’Ultimo Baluardo richiama infatti la storica torre di avvistamento di Castelfranco, borgo nel quale si trova anche la cantina storica della famiglia. La torre costituiva un punto strategico lungo l’antico confine tra Stato Pontificio e Regno delle Due Sicilie.

Un riferimento storico trasformato in identità enologica, con il vino che diventa così uno strumento per raccontare non soltanto il Cesenese Nero, ma anche la storia e la memoria del luogo nel quale viene prodotto.

«Questa Medaglia d’Oro ci emoziona particolarmente perché premia un vino nel quale abbiamo creduto fin dall’inizio e che racconta una parte molto precisa della nostra terra. L’Ultimo Baluardo porta nel nome Castelfranco, la sua storia e le nostre radici. Vedere oggi il Cesenese Nero premiato in un concorso internazionale dedicato alla viticoltura eroica è una grande soddisfazione, ma è anche uno stimolo a continuare a investire nella valorizzazione di un territorio vitivinicolo ancora tutto da raccontare», sottolinea Antonio Di Carlo di Cantina Le Macchie.

I vigneti tra 600 e 1.000 metri di altitudine

La filosofia produttiva di Cantina Le Macchie nasce dal rapporto diretto con la montagna. I vigneti dell’azienda si sviluppano infatti sulle colline e sulle pendici del territorio reatino, a quote comprese tra i 600 e i 1.000 metri, fino alle aree del Monte Terminillo.

Altitudine, esposizione, escursioni termiche e condizioni di coltivazione particolarmente impegnative diventano elementi distintivi dei vini prodotti dalla cantina e spiegano anche il legame con una manifestazione come il Mondial des Vins Extrêmes.

Il premio ottenuto da L’Ultimo Baluardo 2023 porta dunque all’attenzione internazionale non soltanto una bottiglia, ma un intero patrimonio fatto di vitigno, storia e territorio.

Il Mondial des Vins Extrêmes

Il Mondial des Vins Extrêmes è il concorso enologico internazionale dedicato ai vini prodotti in territori caratterizzati da condizioni di viticoltura estrema ed eroica.

L’edizione 2026 ha registrato numeri record, con 1.175 vini in concorso e 432 aziende provenienti da 22 Paesi. Un palcoscenico internazionale sul quale il Cesenese Nero di Castelfranco ha trovato uno spazio da protagonista grazie alla Medaglia d’Oro conquistata da L’Ultimo Baluardo 2023.

Per Cantina Le Macchie si tratta quindi di un riconoscimento che premia il lavoro della famiglia Di Carlo e, allo stesso tempo, rafforza un progetto di valorizzazione di una varietà autoctona e di un territorio vitivinicolo ancora poco conosciuto al grande pubblico.

Vino, cucina ed enoturismo

Cantina Le Macchie è una realtà vitivinicola familiare di Rieti che ha costruito intorno alla produzione del vino anche un più ampio progetto di enoturismo.

Gli ospiti possono conoscere i vigneti, visitare la cantina di produzione e quella storica di Castelfranco e partecipare a degustazioni e percorsi enogastronomici pensati per raccontare le caratteristiche del territorio reatino.

Il progetto di accoglienza comprende anche il Ristorante La Foresta e il Rifugio diVino, con originali alloggi a forma di botte immersi nel verde.

Un modello che punta a mettere insieme produzione vitivinicola, cucina, ospitalità e valorizzazione del territorio. E che oggi, grazie alla Medaglia d’Oro conquistata al Mondial des Vins Extrêmes, porta il nome di Castelfranco e del Cesenese Nero su un palcoscenico internazionale.

Sostieni La Spunta

La Spunta nasce nel 2024 da un’esigenza molto semplice, ma per noi fondamentale: fare giornalismo, quello vero.

Un giornalismo che non debba rispondere a padroni, interessi particolari o piccoli gruppi di finanziatori. Un giornalismo che possa lavorare con la libertà necessaria per raccontare i fatti, fare domande, approfondire ciò che non funziona e dare voce alle persone che vivono un territorio.

Abbiamo scelto di partire dal Lazio perché è il territorio in cui viviamo. E proprio vivendo questi territori ci siamo accorti di quanto spesso vengano raccontati poco, o soltanto quando una storia riesce a diventare una notizia nazionale.

Ci sono invece comunità, associazioni, imprese, lavoratori e cittadini che ogni giorno costruiscono pezzi importanti della società e che meritano attenzione. Ci sono decisioni che incidono concretamente sulla vita delle persone e che hanno bisogno di essere raccontate, spiegate e approfondite.

La Spunta vuole essere lì.

Non semplicemente per raccontare quello che succede, ma per provare a fare del giornalismo un servizio utile alla cittadinanza.

Per noi fare giornalismo significa questo: aiutare a capire, controllare il potere, accendere una luce dove serve, dare strumenti alle persone per orientarsi e, quando possibile, contribuire concretamente a migliorare la comunità che raccontiamo.

Fare del bene attraverso il giornalismo.

È una visione che stiamo cercando di portare avanti ogni giorno e che vogliamo estendere a un territorio sempre più ampio.

Ma c’è un punto fondamentale: l’indipendenza ha un costo.

Fare inchieste, seguire i territori, mantenere una redazione, produrre contenuti e dedicare tempo alle storie che contano richiede risorse. E noi non vogliamo che quelle risorse arrivino da qualcuno che, domani, possa chiedere qualcosa in cambio.

Vogliamo costruire un rapporto diverso: diretto con i nostri lettori.

Noi vogliamo un modello di giornalismo locale che parta dalle persone, dai territori e da chi crede che un’informazione libera sia un bene comune.

La Spunta è nata per questo.

E oggi, per continuare a crescere senza perdere la propria indipendenza, ha bisogno del tuo sostegno.

Sostieni La Spunta

Articoli correlati

Vedi tutti →