La situazione dell’occupazione, i dati sugli ammortizzatori sociali, i numeri dei disoccupati, disegnano una Ciociaria in grande affanno, nonostante qualche timido segnale di tenuta. I dati sui licenziamenti nella provincia di Frosinone per il 2025 e l’inizio del 2026 evidenziano una situazione di forte criticità, in particolare legata al settore automobilistico e alla logistica.
• Indotto Stellantis: L’area di Cassino è la più colpita. Recentemente è stata confermata l’uscita di 138 lavoratori legati alle aziende dell’indotto (Trasnova, Logitech e Teknoservice) a seguito della mancata revoca delle procedure di licenziamento, nonostante l’ipotesi di nuovi investitori.
• Cassa Integrazione: Nel 2025, il Lazio ha registrato un’impennata della cassa integrazione del +57,2%, con una forte incidenza nell’area di Frosinone dovuta al calo produttivo dello stabilimento Stellantis di Cassino.
• Disoccupazione: Le proiezioni basate su dati ISTAT indicano per il territorio un incremento stimato di circa 2.805 disoccupati in più, rendendo Frosinone una delle province con le peggiori performance occupazionali a livello nazionale.

Questi i dati da cui bisogna partire per capire la complessità del problema. Un sistema che è girato troppo sulla presenza dei siti industriali, come la Fiat prima e Stellantis dopo, che hanno assicurato stabilità economica al tessuto sociale del territorio, ma che non ha saputo interpretare i segnali di cambiamento che si sono trasformati in crisi conclamate di difficile soluzione e con gravi ripercussioni sul piano sociale.
Anche il settore chimico comincia a dare segnali di flessione forte e la procedura di mobilità allo stabilimento Henkel di Ferentino è un altro segnale di allarme su cui bisogna riflettere. Volumi produttivi scesi da 200 mila tonnellate a 90 mila da dopo il periodo Covid.
Eliminazione dei tre turni produttivi a due, contrazione degli investimenti e dell’occupazione. La Henkel è di fatto un marchio di estrema qualità ma la situazione contingente sta portando questi prodotti ad essere “fuori mercato” per via dei prezzi e con la crisi e gli aumenti dei costi, le famiglie ricorrono a comperare prodotti dal prezzo più accessibile. Si guarda quindi al risparmio piuttosto che alla qualità.
Senza una inversione di tendenza anche per la Henkel di Ferentino si prospettano tempi bui.
È mancata l’idea di innovare, di leggere i tempi e farsi trovare pronti, soprattutto dal punto di vista del sostegno alle imprese, con soluzioni e prospettive che potessero rendere attrattivo il territorio.
Pur essendo presenti siti industriali farmaceutici, chimici e alimentari, è mancata la visione di un polo di ricerca e innovazione tecnologica sostenuta dalle Istituzioni e dalle Università, il quale, con il contributo delle imprese, avrebbe potuto restituire al territorio competitività ed innovazione, oltre che alla possibilità di attrarre nuovi investitori.
Si è puntato sul terziario, sui servizi, ma sempre avendo come punto di riferimento le gradi aziende presenti sul territorio.
Anche dal punto di vista della presenza della sanità pubblica, poco si è fatto e basta vedere quello che accade quotidianamente nella ASL di Frosinone per rendersene conto.
Oggi si registra il fallimento delle politiche sanitarie territoriali affidate a manager che magari hanno fatto più attenzione al portafoglio e alla politica, piuttosto che predisporre servizi di avanguardia e di alta specializzazione, utili anche al sistema imprenditoriale e la dimostrazione del fatto che anche la sanità ciociara non sia attrattiva, sta nei concorsi banditi per i medici andati deserti, oltre ai tanti disservizi quotidiani, non ultimo l’incapacità di allontanare delinquenti ne drogati che abitano stabilmente gli androni degli ospedali della provincia.
Come anche la viabilità è stata trascurata, pensando che sarebbe bastata l’Autostrada e risolvere i problemi della circolazione, senza sviluppare, in questi decenni, una viabilità di supporto nei centri produttivi capace di ridurre l’impatto, il traffico e lo smog.
Per restare nel tema delle imprese è necessario anche verificare una panoramica aziendale e territoriale rispetto alle performance e alle criticità occupazionali.
• Logistica e Servizi: Le cessazioni di rapporti di lavoro nei servizi di mercato pesano per circa un terzo del totale provinciale, un dato superiore alla media regionale.
• Polo Farmaceutico (Anagni): Nonostante l’export del settore farmaceutico abbia registrato dati record nel 2025, restano incertezze su grandi investimenti (come quello di Novo Nordisk) che potrebbero influenzare i futuri livelli occupazionali.
• Movimprese: Il bilancio tra aperture e chiusure di imprese nel 2025 mostra segnali contrastanti; sebbene ci sia una certa vitalità imprenditoriale, la “desertificazione industriale” nelle aree storiche continua a preoccupare i sindacati e gli amministratori locali coinvolti, come quelli della Val Comino.

Vanno quindi individuate soluzioni e tracciare un percorso che dalla profonda crisi possa portare ad una inversione di rotta. Ma di fronte a questa idea, che dovrebbe trovare tutti d’accordo, non possiamo non ragionare sui dati che emergono in maniera prospettica nel periodo 2025-2026.
Dati relativi alle condizioni di povertà, all’aumento esponenziale del ricorso alla Cassa Integrazione, al disagio sociale sempre più crescente.
Il 2025 si è chiuso con un bilancio occupazionale negativo per la provincia. I sindacati segnalano che circa il 30% della popolazione provinciale vive in condizioni di povertà o precarietà energetica, aggravate dalla crisi del settore metalmeccanico.
I dati sulla cassa integrazione nella provincia di Frosinone per il 2025 e l’inizio del 2026 riflettono una profonda crisi industriale, trainata principalmente dalle difficoltà dello stabilimento Stellantis di Cassino e del suo indotto.
• Aumento Esponenziale: Nel 2025, la provincia di Frosinone ha registrato un’impennata del ricorso alla cassa integrazione superiore al 72-74% rispetto all’anno precedente.
• Volume di Ore: Il territorio ha superato la soglia critica dei 10 milioni di ore autorizzate complessive nel corso dell’anno.
• Contesto Regionale: Questo dato si inserisce in un trend laziale che ha visto crescere le ore di CIG del 57,2%, con Frosinone tra le province più colpite insieme a Roma.
• I dati sulla NASpI e sulla disoccupazione in provincia di Frosinone per il biennio 2025-2026 evidenziano un quadro di forte pressione sul sistema di ammortizzatori sociali, con il territorio che registra performance occupazionali tra le più critiche del Lazio.
• Trend delle Domande: Si registra un picco stagionale ricorrente a luglio (con oltre 6 milioni di posizioni gestite a livello nazionale), alimentato in provincia di Frosinone dalla scadenza dei contratti a termine nel settore scolastico e stagionale.
• Incidenza Territoriale: Frosinone contribuisce in modo significativo al volume regionale di indennità a causa dell’alto numero di cessazioni nei servizi di mercato, che rappresentano circa un terzo del totale provinciale dei rapporti di lavoro interrotti.
Ad aggravare la situazione anche il dato della disoccupazione che dovrebbe essere un altro elemento di riflessione e di azione da parte delle Istituzioni. Un dato che di per sé risulta essere allarmante soprattutto se leggiamo quello legato alla disoccupazione giovanile.
• Tasso di Disoccupazione: Il tasso provinciale si attesta intorno al 15,5%, un valore nettamente superiore alla media regionale di Roma (11,3%) e alla media nazionale, che a inizio 2026 è scesa al 5,1%.
• Disoccupazione Giovanile: La situazione resta critica per la fascia 15-24 anni, con un tasso che in provincia tocca punte del 44,1%.
• Previsioni Occupazionali: Le stime per il 2025, elaborate dalla Regione Lazio, indicavano un potenziale incremento dei disoccupati del 13,3% sul territorio, a causa della crisi strutturale dell’automotive e della logistica.
Questo lo scenario a tinte fosche che non è più all’orizzonte, ma è presente sul territorio ciociaro che vede come apice della crisi occupazionale il caso Stellantis.
Lo stabilimento di Cassino rappresenta il fulcro della crisi occupazionale:
• Crollo Produttivo: Nel 2025 la produzione è scesa sotto le 20.000 unità, segnando un minimo storico per il sito.
• Fermo Fabbrica: La frequenza della cassa integrazione è tale che, in alcuni periodi tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026, si sono registrati solo 4 giorni di lavoro effettivo in due mesi.
• Prospettive 2026: È previsto un ulteriore lungo periodo di fermo produttivo a partire da luglio 2026, con incertezze sul rientro a settembre.
Da questo scenario nasce la mobilitazione del prossimo 20 marzo a Cassino, indetta dai sindacati dell’automotive e sostenuta da tutti i sindaci e dalle istituzioni. Non deve essere solo una manifestazione che guarda al problema Stellantis in sè, ma deve essere un monito per una situazione occupazionale e produttiva del territorio che rischia il tracollo.
Una manifestazione dalla quale il territorio ciociaro deve porre le basi di un riscatto che deve portare alla costruzione di un progetto che riporti il territorio ad un nuovo sviluppo e a nuova occupazione. Non sarà di certo facile, anche per via della mancanza di sostegni come la ZES, ma bisognerà trovare una modalità che consenta, con gli strumenti di sostegno oggi presenti e promossi dal Consorzio Industriale del Lazio, di scegliere percorsi nuovi di imprenditorialità e di attrazione del territorio.
Serve un nuovo patto territoriale che veda tutti gli attori coinvolti, senza distinzione alcuna e senza distinguo politici, ad un progetto di rilancio del territorio, che dia prospettive, sostegna le imprese e le PMI, recuperi il gap occupazionale. Con il concorso di tutti.
.







