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Home » Prima pagina » Classifica sulla qualità della vita nel Lazio meridionale: oltre i numeri

Classifica sulla qualità della vita nel Lazio meridionale: oltre i numeri

Giulio CalenneGiulio Calenne17/11/2025 ore 10:4610 Mins Read Prima pagina

L’indagine sulla qualità della vita 2025 realizzata da Italia Oggi, Ital Communications e Università La Sapienza offre lo spaccato di un’Italia che continua a viaggiare a due velocità. Milano, Bolzano e Bologna svettano ai primi posti, mentre in fondo alla graduatoria si trovano molte province del Sud. Anche il Lazio non sfugge a questa polarizzazione: la capitale Roma si colloca al 29° posto, Viterbo al 68° e Rieti al 74°, ma appena si scende più a sud la classifica diventa impietosa per Frosinone (83ª) e Latina(85ª).

Dietro i numeri c’è la vita quotidiana: famiglie che si spostano per lavoro, ragazzi che lasciano i paesi per studiare altrove, aziende che chiudono e botteghe che resistono. Per capire perché in alcune province si vive meglio e in altre no bisogna fare un passo oltre le classifiche e ascoltare le storie dei territori. Di seguito analizziamo i fattori che stanno frenando Frosinone e Latina, con un rapido cenno a Roma che rimane il baricentro regionale.

Frosinone: il peso della crisi industriale e dell’inquinamento

La qualità della vita nel territorio ciociaro è peggiorata sensibilmente: Frosinone perde undici posizioni e sprofonda all’83° posto. Il giudizio finale di Italia Oggi è ancora “discreto”, ma la provincia cede terreno quasi in tutte le macro‑categorie. Oltre agli indicatori, alcune vicende locali aiutano a comprendere il malessere.

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Un polo industriale in crisi

Il cassinate, per decenni, è stato la locomotiva industriale del basso Lazio. Lo stabilimento automobilistico di Cassino, oggi parte del gruppo Stellantis, non era solo una fabbrica: era un simbolo di emancipazione, un luogo dove chi veniva dalla campagna trovava la propria autonomia e costruiva il futuro della famiglia. Oggi quelle linee che ruggivano sono spesso silenziose. I dipendenti sono passati da 4 500 nel 2019 a 2 460 nel 2024; i turni si alternano con la cassa integrazione e i lavoratori guardano al calendario dei modelli in arrivo più che alle riviste di auto.

Il segretario della Fiom‑Cgil Frosinone‑Latina ha ricordato che, dopo la proroga del contratto di solidarietà fino ad aprile 2025, non ci sono più ammortizzatori sociali. Nel sito di Cassino si assemblano vetture di fascia alta (Alfa Romeo Giulia, Stelvio e Maserati Grecale), ma il volume non è sufficiente per saturare l’impianto; i sindacati insistono per il ritorno a modelli “popolari” che riportino lavoro e reddito.

Questa vicenda industriale non rimane circoscritta alla fabbrica: si riflette nei bar chiusi il lunedì, nei negozi che vivono con il fiato sospeso e nei ragazzi che partono per Roma. I numeri della classifica Italia Oggi catturano questa crisi: la categoria Affari e lavoro precipita e l’indicatore Reddito e ricchezza scivola all’87° posto. Uno studio della Cgia di Mestre conferma la stagnazione: Frosinone è al centesimo posto per crescita del valore aggiunto, con un PIL previsto in calo dello 0,03 % per il 2024.

Una valle da bonificare

Anche l’ambiente pesa sul benessere dei residenti. La Valle del Sacco, uno dei principali siti di interesse nazionale per l’inquinamento, è stata teatro di avvelenamenti e sversamenti industriali sin dal 2005. Mucche morte e latte contaminato da beta‑esaclorocicloesano trasformarono il fiume Sacco in un caso nazionale.

Oggi la situazione è migliorata: l’ultima campagna di biomonitoraggio mostra che solo il 13,7 % della popolazione presenta valori dell’inquinante oltre i limiti contro il 34,6 % delle indagini precedenti. Tuttavia la bonifica non è conclusa e l’area continua a essere classificata come SIN, limitando le attività economiche e scoraggiando nuovi investimenti.

Questa eredità industriale pesa ancora oggi: non è un caso che la provincia arretri nella categoria Ambiente (67° posto) e crolli nella Salute, al 97° posto. Le malattie croniche e la pressione sul sistema sanitario sono il rovescio della medaglia di un inquinamento che sembrava garantire benessere. A raccontarlo non sono solo i dati, ma le testimonianze di chi ha perso la salute lavorando in fabbrica e di chi aspetta da anni la bonifica per coltivare in tranquillità.

Sicurezza e istruzione: luci nel buio

Nonostante il quadro difficile, la provincia non è una terra senza speranza. Il punteggio Reati e sicurezza colloca Frosinone all’11° posto, segno che il territorio è tranquillo; si cammina senza paura nei vicoli di Anagni e nei corsi di Alatri. Anche Istruzione e formazione migliora sensibilmente (+15 posizioni) grazie agli investimenti nelle scuole e alla presenza dell’Università di Cassino, che attrae studenti dal sud e dal nord. L’istruzione potrebbe essere la vera leva di rinascita: fornire competenze in tecnologie digitali, energie rinnovabili e servizi avanzati per attrarre start-up e creare un ecosistema alternativo all’automotive.

Latina: terra di servizi e turismo che vive di precarietà

La provincia di Latina scende al 85° posto e diventa il fanalino di coda del Lazio. Dietro il dato, le cause vanno cercate in un modello economico poco solido e in un mercato del lavoro fragile.

Servizi dominanti e lavoro precario

Latina è una provincia sospesa tra spiagge e campi, ma la sua economia si regge soprattutto sul terziario. Oltre 60 % delle imprese opera nei servizi e il commercio da solo rappresenta il 26 % delle attività. Nel 2023 gli occupati erano 213 400, pari al 9 % del totale regionale, con 136 800 lavoratori nei servizi e 44 500 nel commercio e turismo. Questa struttura, legata alla stagione balneare, al piccolo commercio e alla logistica, produce reddito ma spesso non stabilità: molte famiglie vivono “a stagione”.

L’indagine della Uiltucs mostra quanto il lavoro sia precario: il 80,9 % dei contratti attivati nel 2023 è “atipico” (tempo determinato, stagionale o altri rapporti non stabili). Le assunzioni a tempo indeterminato rappresentano solo il 14,4 %. Di conseguenza, il reddito medio annuo dei lavoratori privati non agricoli è di 19,3 mila euro, quasi 5 mila euro in meno rispetto alla media regionale. Le donne, che potrebbero essere motore di sviluppo, sono solo il 39,6 % degli occupati contro il 43,7 % del Lazio.

La fragilità del mercato del lavoro si riflette nel tasso di disoccupazione: nel 2023 era 8,9 % tra 15 e 74 anni, superiore al 7,2 % regionale, e sale al 21,2 % per i giovani tra 15 e 24 anni. Non stupisce quindi che nella classifica Italia Oggi Latina crolli negli indicatori Lavoro e affari e Reddito e ricchezza.

Più turisti, ma sicurezza in calo

La provincia pontina possiede risorse naturali e storiche invidiabili: dal litorale del Circeo agli scavi di Priverno, da Sermoneta alle isole Pontine. Nel 2025 l’indicatore Turismo e cultura migliora di nove posizioni, grazie a una stagione estiva positiva e alla valorizzazione di borghi e percorsi naturalistici. Anche l’indice Salute registra un lieve miglioramento.

Ma il sentimento di benessere è minato da due fronti: la Sicurezza (69° posto, in calo di 12 posizioni) e l’Ambiente (85° posto, stabile ma basso). Episodi di microcriminalità, furti e degrado nei quartieri periferici alimentano la paura; la raccolta dei rifiuti e l’efficienza dei servizi pubblici restano deficitari. Così, mentre il lungomare accoglie turisti, alcune zone interne si sentono abbandonate.

Occupazione femminile e disuguaglianze

Un altro elemento che incide negativamente è la bassa partecipazione femminile al mercato del lavoro, unita a un forte gap retributivo. Nel 2023 le lavoratrici dipendenti erano solo 84 500, pari al 39,6 % degli occupati. Le loro retribuzioni annuali sono inferiori non solo a quelle degli uomini ma anche alla media regionale.

La precarizzazione colpisce soprattutto i settori turistico‑ricettivi, dove le giovani lavorano con contratti stagionali e paghe molto basse. Se Latina vuole risalire la classifica, deve affrontare con decisione il nodo dell’occupazione femminile e della qualità del lavoro: ridurre la precarietà, garantire pari opportunità e investire sulla formazione può rappresentare un volano per tutto il territorio.

Roma: un gigante con piedi d’argilla

Roma si conferma la provincia laziale con la migliore qualità della vita, ma scende di cinque posizioni e si colloca al 29° posto. Il quadro è più equilibrato che nelle altre province del Sud Lazio, ma emergono criticità preoccupanti:

  • L’indicatore Reddito e ricchezza migliora, con la capitale che sale al 39° posto grazie alla ripresa del turismo e delle attività terziarie.
  • Il turismo resta un punto di forza: Roma è quarta in Italia. Gli eventi straordinari (Giubileo) e il patrimonio culturale alimentano l’indotto.
  • Peggiorano però Affari e lavoro (63°→69°), Ambiente (71°→74°), Reati e sicurezza (102°→104°) e Sicurezza sociale (19°→41°). In sostanza la capitale produce ricchezza ma fatica a distribuirla e a garantire servizi sociali adeguati.

Le tendenze di Roma influenzano anche i territori limitrofi: la metropoli concentra opportunità e risorse ma può accentuare il divario con le province, spingendo molti cittadini di Frosinone e Latina a pendolare verso la capitale o a trasferirsi per inseguire lavoro e servizi. Questa attrazione centrifuga rappresenta una sfida per chi resta: i paesi rischiano di svuotarsi e di perdere giovani energie.

Come invertire la rotta

L’analisi dei dati conferma che la qualità della vita non dipende solo dall’allocazione di risorse, ma dal modello di sviluppo. Per migliorare il benessere nel Lazio meridionale servono strategie integrate:

  1. Un nuovo patto industriale per il cassinate – La crisi dell’auto a Cassino richiede un intervento strutturale: reindustrializzazione basata su filiere innovative (veicoli elettrici, componentistica green), valorizzazione delle infrastrutture logistiche e un sostegno alla riconversione dei lavoratori. Il rafforzamento della formazione tecnica e la collaborazione con l’Università di Cassino possono creare competenze spendibili in settori diversi dall’automotive.
  2. Bonifica definitiva della Valle del Sacco – Accelerare la bonifica del sito di interesse nazionale e l’implementazione del progetto Indaco, estendendo il monitoraggio a tutta la popolazione e utilizzando i 53 milioni di euro già stanziati. La chiusura dell’emergenza ambientale potrà sbloccare investimenti agricoli e industriali sostenibili e migliorare la salute pubblica.
  3. Lavoro stabile e inclusione a Latina – L’alta incidenza di contratti precari (80,9 % delle nuove attivazioni) rende il mercato del lavoro pontino instabile. Occorrono politiche attive per aumentare la quota di posti a tempo indeterminato, rafforzare la tutela dei lavoratori stagionali e incentivare l’imprenditoria femminile. Investire nell’istruzione tecnica, nelle competenze digitali e nella logistica può attirare aziende innovative e offrire alternative ai lavori stagionali.
  4. Rigenerazione urbana e sicurezza – In entrambe le province il senso di insicurezza e il degrado urbano incidono sul benessere. Servono piani di riqualificazione dei quartieri, potenziamento dell’illuminazione, vigilanza di prossimità e politiche di coesione sociale. Il buon punteggio di Frosinone nella sicurezza può essere un modello per Latina, dove i reati in aumento hanno penalizzato la classifica.
  5. Valorizzazione delle risorse naturali e culturali – L’unico indicatore in miglioramento a Latina è il turismo. Occorre investire su questa vocazione, promuovendo itinerari sostenibili (Parco del Circeo, isole Pontine, castelli dei Monti Lepini) e migliorando l’accoglienza per farne un motore stabile, non solo estivo. Anche Frosinone, con i suoi centri storici (Alatri, Anagni, Arpino), la Ciociaria dei monasteri e le montagne degli Ernici e dei Simbruini, può sviluppare un turismo slow complementare a quello costiero, valorizzando cultura, enogastronomia e cammini.

La classifica di Italia Oggi non condanna irreversibilmente nessuna provincia: offre un termometro del benessere che evidenzia punti di forza e aree di crisi. Nel Lazio meridionale, Frosinone e Latina si trovano in coda perché pagano lo scotto di economie fragili e servizi insufficienti. La Ciociaria deve affrontare la crisi dell’automotive e completare la bonifica ambientale, mentre il Pontino deve migliorare la qualità del lavoro e la sicurezza.

Roma, pur rimanendo su livelli accettabili, mostra segnali di rallentamento e non riesce a trainare le province vicine. Solo un approccio integrato, capace di coniugare innovazione industriale, tutela ambientale, sicurezza e inclusione sociale, potrà invertire la rotta e restituire alle province del Lazio meridionale un posto dignitoso nella mappa del benessere italiano.

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Giulio Calenne
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