È diventata definitiva la condanna del Comune di Cori a risarcire la società Sin.Tur – Sinergie per il Turismo Srl con una somma pari a circa 481 mila euro, oltre alle spese legali, agli oneri accessori e agli ulteriori costi maturati nel corso del procedimento giudiziario.
La decisione della Corte di Cassazione chiude una vicenda iniziata oltre venticinque anni fa e legata al progetto di riqualificazione e gestione del complesso sportivo-turistico di Stoza, una struttura che comprendeva palazzetto dello sport, piscina, campi da tennis, albergo, ristorante e discoteca.

La convenzione del 1999
La vicenda prende avvio nel dicembre del 1999, quando il Comune di Cori, allora guidato dal sindaco Pietro Vitelli, sottoscrisse una convenzione con la Sin.Tur per il recupero e la gestione dell’intero complesso.
Secondo l’accordo, gli interventi necessari per la riqualificazione della struttura ammontavano complessivamente a circa 4 miliardi di lire. Di questi, circa 1,5 miliardi sarebbero stati a carico del Comune, mentre i restanti 2,5 miliardi sarebbero stati sostenuti dalla società privata.
La convenzione prevedeva inoltre che gli interventi dell’ente pubblico fossero preliminari e indispensabili per consentire alla società di completare i lavori di propria competenza.
Il cambio di amministrazione e lo stop agli interventi
Nei primi mesi del 2000 lo scenario politico locale cambiò radicalmente. A seguito dell’annullamento delle elezioni amministrative da parte del TAR, il candidato del centrodestra Tommaso Bianchi subentrò alla guida del Comune.
Secondo la ricostruzione della vicenda, le opere previste a carico dell’ente non furono completate a causa della mancanza delle risorse necessarie. Una situazione che, negli anni successivi, avrebbe contribuito a bloccare l’intero progetto di riqualificazione.
Nel frattempo la Sin.Tur aveva già effettuato una parte degli investimenti previsti. Le spese sostenute furono quantificate dal progettista e direttore dei lavori in circa 950 milioni di lire, equivalenti agli oltre 481 mila euro oggi riconosciuti dalla magistratura.
Il tentativo di accordo e l’avvio della causa
I rapporti tra Comune e società proseguirono anche negli anni successivi. Nel 2003 la Sin.Tur accettò una proposta di definizione bonaria della controversia avanzata dall’amministrazione comunale.
L’accordo prevedeva il riconoscimento delle somme investite dalla società , subordinando però il pagamento alla vendita del complesso immobiliare.
Furono avviati due tentativi di alienazione, uno nel 2003 e uno nel 2004, ma entrambi si conclusero senza esito. A quel punto, nel 2005, la società decise di rivolgersi al tribunale.
Le sentenze e il pronunciamento della Cassazione
La sentenza di primo grado arrivò nel 2017 risolvendo la convenzione ma senza condannare il Comune di Cori al risarcimento, portando la Sin.Tur a ricorrere in Appello.
Nel 2018 l’amministrazione guidata dal sindaco Mauro De Lillis decise di impugnare il ricorso in appello della Sin.Tur davanti alla Corte d’Appello. Nel secondo grado di giudizio, conclusosi nel 2024, la Corte di Appello confermò però la responsabilità dell’ente.
Successivamente il Comune presentò ricorso in Cassazione, che con la recente pronuncia ha definitivamente confermato la condanna.
Per le casse comunali si apre ora la necessità di affrontare un nuovo debito fuori bilancio che comprende il risarcimento, le spese processuali e gli ulteriori costi maturati nel corso dei diversi gradi di giudizio.
Il destino del complesso di Stoza
Nel corso degli anni il complesso turistico-sportivo di Stoza ha subito profonde trasformazioni.
Il casale principale è stato affidato alla Cooperativa Sociale Cincinnato, che lo ha trasformato in un wine resort inaugurato nel 2013. Altre strutture ricettive risultano invece in stato di abbandono, mentre gli impianti sportivi sono stati affidati in concessione ad associazioni del territorio.
Le concessioni sono scadute nel 2025 e l’amministrazione comunale ha avviato una nuova procedura pubblica per la loro assegnazione.
Particolarmente critica appare la situazione della piscina, che versa in condizioni di forte degrado nonostante gli investimenti effettuati nel tempo.
Una vicenda lunga oltre un quarto di secolo che intreccia politica, amministrazione e sviluppo del territorio e che oggi si conclude con una sentenza definitiva destinata ad avere un impatto significativo sui conti del Comune di Cori.





