Il Comune di Cori è stato condannato a risarcire Sin.Tur. Sinergie per il Turismo Srl per una somma di 481mila euro, oltre alle spese di giudizio e agli ulteriori oneri, al termine del lungo contenzioso approdato fino alla Corte di Cassazione. La vicenda torna ora al centro del dibattito politico cittadino dopo la richiesta di accesso agli atti presentata dai consiglieri di minoranza Germana Silvi ed Evaristo Silvi.
I due consiglieri di FDI, sostengono di aver chiesto di poter consultare gli atti relativi ai procedimenti giudiziari dei diversi gradi di giudizio, insieme alla documentazione amministrativa collegata alla vicenda.
Secondo quanto riferito dai consiglieri, la risposta dell’Amministrazione comunale avrebbe evidenziato difficoltà nel reperire la documentazione, che nel corso degli anni sarebbe passata tra diversi responsabili degli uffici.
Una circostanza che Silvi e Silvi giudicano particolarmente grave, considerata la rilevanza economica del contenzioso per le casse dell’Ente.


“Come si potranno verificare eventuali responsabilità?”
Il tema sollevato dalla minoranza riguarda anche la possibilità di ricostruire le decisioni amministrative che hanno accompagnato la vicenda e di verificare eventuali responsabilità.
I consiglieri ricordano infatti che il sindaco De Lillis, nel corso di una seduta del Consiglio comunale, avrebbe manifestato l’intenzione di verificare l’eventuale presenza di responsabilità legate alla vicenda.
“In assenza degli atti amministrativi, come può il sindaco De Lillis dare seguito alla promessa fatta in Consiglio comunale di ricercare eventuali responsabilità?”, chiedono Germana ed Evaristo Silvi.
La questione della reperibilità della documentazione diventa quindi, secondo la minoranza, un elemento centrale per comprendere una vicenda amministrativa e giudiziaria iniziata oltre venticinque anni fa.
La convenzione del 1999 per il complesso di Stoza
Il contenzioso con Sin.Tur. affonda le proprie radici nel 1999, quando il Comune di Cori stipulò una convenzione con la società per la ristrutturazione e la gestione del complesso sportivo-turistico di Stoza.
L’area comprendeva diverse strutture: palazzetto dello sport, piscina, campi da tennis, ristorante, albergo e discoteca.
Secondo la ricostruzione fornita dai consiglieri di minoranza, il complesso necessitava all’epoca di importanti interventi strutturali, quantificati complessivamente in circa 4 miliardi di vecchie lire.
La convenzione prevedeva interventi per circa 1,5 miliardi di lire a carico del Comune e per circa 2,5 miliardi a carico di Sin.Tur. I lavori di competenza dell’Ente, secondo quanto previsto dall’accordo, avrebbero dovuto precedere quelli a carico della società.
Il mancato completamento dei lavori comunali
La ricostruzione dei consiglieri colloca quindi un passaggio decisivo nei primi anni Duemila.
A seguito delle vicende amministrative e politiche di quel periodo, i lavori di competenza del Comune non sarebbero stati completati per la mancanza delle risorse necessarie.
Secondo la posizione espressa dai consiglieri di FDI, il mancato intervento dell’Ente avrebbe impedito a Sin.Tur. di completare a sua volta gli investimenti previsti dalla convenzione.
Nel frattempo, la società avrebbe comunque sostenuto parte delle spese. La valutazione effettuata all’epoca dal progettista e direttore dei lavori avrebbe quantificato in circa 950 milioni di lire gli interventi realizzati da Sin.Tur., cifra che costituisce, secondo la ricostruzione contenuta nel comunicato, la base della somma successivamente riconosciuta alla società.
Il tentativo di accordo del 2003
Nel 2003 Comune e Sin.Tur. avrebbero tentato di chiudere la controversia attraverso un accordo bonario.
Secondo quanto riferito dai consiglieri, la società avrebbe accettato la proposta dell’Ente di riconoscere 481mila euro per le spese sostenute, subordinando però il pagamento alla possibilità per il Comune di reperire le risorse attraverso la vendita del complesso immobiliare.
Furono effettuati due tentativi di vendita, uno alla fine del 2003 e uno alla fine del 2004, entrambi senza esito. L’accordo non venne quindi perfezionato e nel 2005 Sin.Tur. avviò il contenzioso giudiziario.
Dal primo grado alla Cassazione
La sentenza di primo grado arrivò nel 2017, con la condanna del Comune di Cori.
Nel 2018, con l’insediamento della prima Amministrazione De Lillis, la sentenza venne impugnata in appello. Il giudizio di secondo grado ribaltò la decisione di primo grado.
La vicenda è quindi proseguita fino alla Corte di Cassazione, alla quale il Comune ha fatto ricorso nel 2024.
La pronuncia definitiva, secondo quanto riportato nel comunicato dei consiglieri, ha nuovamente riconosciuto la condanna dell’Ente al pagamento di 481mila euro, oltre alle spese di giudizio e agli ulteriori oneri.
“I ricorsi hanno aggravato i costi per il Comune”
È proprio sui costi complessivi della vicenda che si concentra un’altra delle contestazioni della minoranza. Germana ed Evaristo Silvi sottolineano infatti che il ricorso ai diversi gradi di giudizio ha comportato ulteriori spese legali, sia per il Comune sia per la controparte.
I consiglieri si interrogano quindi sull’opportunità delle scelte processuali compiute nel corso degli anni, chiedendosi se i ricorsi abbiano rappresentato una strategia finalizzata a risolvere la controversia oppure, in concreto, a rinviare nel tempo il problema.
La condanna definitiva comporta ora per l’Ente la necessità di affrontare un debito fuori bilancio, con un impatto significativo su casse comunali già considerate difficili dalla minoranza.
Il complesso di Stoza tra abbandono e nuove concessioni
La vicenda giudiziaria si intreccia con il destino del complesso sportivo-turistico di Stoza.
Nel corso degli anni il patrimonio immobiliare è stato progressivamente suddiviso. Il casale è stato affidato in concessione alla Cooperativa Sociale Cincinnato, che ne ha ricavato un wine resort inaugurato nel 2013.
Altre strutture ricettive presenti nell’area, secondo la ricostruzione dei consiglieri, verserebbero invece in condizioni di abbandono.
Anche gli impianti sportivi avrebbero attraversato una lunga fase di difficoltà. Nei giorni scorsi è stato definito il nuovo affidamento del campo sportivo, del palazzetto e dei campi da tennis, aggiudicati alla società Cori Football Club SSD Srl.
Per la piscina, invece, non sarebbe stato ancora pubblicato un avviso per la concessione, anche in considerazione delle condizioni della struttura.
“Impossibile capire cosa sia successo in trent’anni”
Per i consiglieri di minoranza, la difficoltà nel reperire la documentazione rappresenta oggi un ulteriore elemento di criticità.
La loro posizione è che senza la disponibilità degli atti amministrativi e della documentazione relativa al contenzioso sia estremamente difficile ricostruire con precisione le decisioni assunte nel corso di una vicenda durata circa trent’anni.
“Quando un Ente pubblico non è in grado di ‘ritrovare’ i propri atti amministrativi di un procedimento così rilevante, per il quale le comunità di Cori e Giulianello dovranno esborsare ben oltre mezzo milione di euro – concludono Germana Silvi ed Evaristo Silvi – la situazione è talmente grave che potremmo dire di essere arrivati alla frutta”.
La questione resta ora sul tavolo dell’Amministrazione comunale, tra la necessità di dare seguito alla sentenza definitiva, individuare le risorse necessarie e ricostruire, attraverso gli atti disponibili, l’intera storia amministrativa e giudiziaria del caso Sin.Tur.





