Il partito Evoluzione e Libertà annuncia il proprio sostegno alle amministrazioni locali che hanno deciso di impugnare davanti ai Tribunali Amministrativi Regionali la nuova classificazione dei comuni montani introdotta nell’ambito dell’attuazione della Legge n. 131/2025 sulla montagna.
A esprimere la posizione del movimento politico è il Vice Segretario Nazionale Vicario Gianluca Quadrini, che definisce la riforma «penalizzante per numerosi territori delle aree interne» e conferma l’appoggio del partito alle iniziative legali promosse da sindaci e amministratori locali in diverse regioni italiane.
La nuova classificazione, approvata dal Consiglio dei Ministri il 18 febbraio 2026 e pubblicata successivamente in Gazzetta Ufficiale, individua come montani 3.715 comuni italiani sulla base di criteri prevalentemente geomorfologici, legati all’altitudine e alla pendenza del territorio. La revisione ha sostituito il precedente sistema di classificazione, determinando un riassetto significativo della geografia amministrativa delle aree montane.
Secondo le ricostruzioni tecniche disponibili, i comuni classificati montani sono passati da 4.061 a 3.715, con l’uscita di 616 enti dall’elenco e l’ingresso di 298 nuovi comuni. Il Governo ha motivato la riforma con l’esigenza di adottare criteri oggettivi e uniformi su tutto il territorio nazionale.
Proprio contro questi parametri si concentra la contestazione di numerosi amministratori locali, che ritengono insufficiente una valutazione fondata esclusivamente su elementi altimetrici e morfologici. I ricorrenti sostengono che dovrebbero essere considerati anche indicatori socioeconomici, demografici e infrastrutturali capaci di rappresentare meglio le condizioni di fragilità delle aree interne.
«Non si può valutare la montanità di un territorio esclusivamente attraverso numeri e parametri geometrici», afferma Quadrini. «Molti comuni che vivono quotidianamente problemi di isolamento, spopolamento e carenza di servizi rischiano di perdere strumenti importanti di sostegno e sviluppo».
Tra le principali preoccupazioni espresse dagli enti locali figurano le possibili ripercussioni sull’accesso a fondi dedicati alla montagna, sulle misure di contrasto allo spopolamento, sugli incentivi per le attività economiche delle aree interne e su alcune deroghe previste dalla normativa di settore.
Evoluzione e Libertà chiede pertanto l’apertura di un confronto istituzionale tra Governo, Regioni, associazioni degli enti locali e rappresentanti dei territori interessati, con l’obiettivo di integrare i criteri geografici con indicatori di carattere sociale ed economico.
«I sindaci non devono essere lasciati soli in questa battaglia», conclude Quadrini. «Occorre individuare strumenti che consentano di tutelare efficacemente le comunità montane e le aree interne, garantendo pari opportunità di sviluppo e accesso ai servizi essenziali».
La vicenda resta al centro del dibattito istituzionale, mentre in diverse regioni proseguono le iniziative amministrative e giudiziarie volte a contestare la nuova classificazione.








