Antonello Lovato è stato condannato a 16 anni di reclusione per l’omicidio volontario con dolo eventuale di Satnam Singh, il bracciante indiano di 31 anni morto dopo un grave incidente sul lavoro avvenuto nelle campagne dell’Agro Pontino. La sentenza è stata pronunciata dalla Corte d’Assise del Tribunale di Latina, che ha riconosciuto all’imputato le attenuanti generiche, disponendo anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici.
La Corte, presieduta da Mario La Rosa con il giudice Francesca Ribotta e la giuria popolare, ha emesso il verdetto ed ha condannato Antonello Lovato dopo circa cinque ore di camera di consiglio.

La sentenza della Corte d’Assise
Oltre alla pena detentiva, i giudici hanno disposto una provvisionale di 120 mila euro a favore della compagna della vittima, Soni Soni, oltre ai risarcimenti provvisionali destinati ai familiari di Satnam Singh. Respinte, invece, le richieste di provvisionale avanzate da sindacati ed enti costituiti parte civile.
La Procura di Latina aveva chiesto una condanna a 22 anni di carcere. Nel corso della requisitoria, durata circa un’ora e quaranta minuti, il pubblico ministero Luigia Spinelli aveva definito Satnam Singh “un invisibile senza permesso di soggiorno, la cui morte poteva essere evitata”, condividendo con la collega Marina Marra la richiesta di riconoscere l’omicidio volontario con dolo eventuale.
La morte di Satnam Singh
Satnam Singh, conosciuto da tutti come “Navi”, era arrivato in Italia nel 2016. Dopo la scadenza del permesso di soggiorno viveva da lavoratore irregolare, impiegato nei campi dell’Agro Pontino.
Il 17 giugno 2024 rimase gravemente ferito mentre lavorava con una macchina avvolgi-plastica per meloni nell’azienda agricola di Antonello Lovato a Borgo Santa Maria. Secondo quanto ricostruito nel processo, anziché essere trasportato immediatamente in ospedale, fu caricato su un furgone insieme alla moglie e abbandonato, dopo circa sette chilometri, in via Genova a Castelverde, davanti all’abitazione dove viveva.
Gravemente ferito, con un braccio mutilato e una copiosa perdita di sangue, fu soccorso solo successivamente e trasferito in elicottero all’ospedale San Camillo di Roma, dove morì due giorni dopo.
Le accuse nei confronti di Lovato
Antonello Lovato era imputato per omicidio volontario con dolo eventuale e per numerose violazioni del Decreto Legislativo 81/2008 sulla sicurezza nei luoghi di lavoro.
Secondo la Procura, il datore di lavoro avrebbe causato il grave infortunio attraverso molteplici violazioni delle norme antinfortunistiche e, soprattutto, avrebbe scelto di non prestare il necessario soccorso immediato al lavoratore ferito, comportamento che ha costituito uno degli elementi centrali dell’accusa.
L’arresto dell’imprenditore era stato disposto il 2 luglio 2024 e Lovato si trova tuttora detenuto nel carcere di Frosinone.
Le parti civili
Nel processo la Corte d’Assise aveva ammesso la costituzione di parte civile dei familiari di Satnam Singh, della compagna Soni Soni, dell’Inail, dei Comuni di Latina e Cisterna, della Regione Lazio, della Flai Cgil, della Cgil Latina-Frosinone e dell’Anmil.
Escluse invece le associazioni Libera, Antonino Caponnetto, Osservatorio Nazionale Amianto e Lavoratori Stranieri. Rigettata anche la richiesta della difesa di chiamare come responsabile civile la compagnia assicurativa Axa.

Le reazioni dei sindaci
La sindaca di Latina, Matilde Celentano, ha definito quella dell’8 luglio “una data storica”, sottolineando come la sentenza rappresenti un importante passo verso la giustizia per una vicenda che ha profondamente colpito l’intero Paese e ricordando la costituzione di parrte civile del Comune capoluogo.
Anche il sindaco di Cisterna, Valentino Mantini, ha espresso soddisfazione per il verdetto, ricordando come il Comune si sia costituito parte civile fin dall’inizio del procedimento per affermare il principio del rispetto dei diritti dei lavoratori, dell’accoglienza e della solidarietà.
Pur senza poter restituire la vita a Satnam Singh, la sentenza rappresenta un punto fermo in uno dei casi più drammatici legati allo sfruttamento del lavoro agricolo in Italia, destinato a segnare la giurisprudenza sul tema della responsabilità del datore di lavoro e dell’omissione di soccorso.





