La città di Sora si è svegliata blindata per una maxi operazione condotta dalla DIA Direzione Investigativa Antimafia e dai Carabinieri della Compagnia di Sora, che ha portato ad una importante confisca beni a Sora, eseguita nei confronti di due imprenditori padre e figlio, già noti alle cronache giudiziarie.
Decine di militari e mezzi dell’Arma hanno circondato gli obiettivi sensibili presenti sul territorio, dando esecuzione al provvedimento emesso dal Tribunale di Roma – Sezione Misure di Prevenzione. Nel mirino una famiglia di origini campane, residente da decenni nel Sorano e operante nei settori delle onoranze funebri, del commercio di fiori e pellet.
La misura eseguita oggi rappresenta l’epilogo del sequestro disposto nel giugno 2025, quando la DIA di Roma aveva già congelato un patrimonio stimato in circa due milioni di euro. Il decreto di confisca riguarda cinque società attive nel Sorano, tre terreni, cinque fabbricati e numerose disponibilità finanziarie.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, i due imprenditori risultano gravati da numerosi precedenti penali, in particolare per reati legati al traffico di sostanze stupefacenti. Padre e figlio erano stati arrestati nell’ottobre del 2020 nell’ambito dell’operazione “Requiem – Ultimatum al crimine”, coordinata dalla Squadra Mobile di Frosinone e finalizzata a smantellare due organizzazioni criminali in lotta per il controllo delle piazze di spaccio tra il Sorano, il Cassinate e alcune aree dell’Avezzanese.
L’inchiesta aveva fatto emergere gli interessi di due clan: uno di origine campana trasferitosi a Sora negli anni Novanta e un altro autoctono. Le indagini avevano portato all’arresto di 25 persone, tra carcere, domiciliari e obblighi di dimora.
Le successive condanne hanno confermato il radicamento dell’organizzazione sul territorio e il reinvestimento dei proventi del narcotraffico proprio nel settore delle onoranze funebri.
Le investigazioni svolte dal Centro Operativo DIA di Roma hanno inoltre permesso di ricostruire le acquisizioni societarie effettuate dai due imprenditori e dai loro familiari, facendo emergere una forte sproporzione tra i redditi dichiarati e il patrimonio accumulato negli anni in cui sarebbero stati commessi i reati.
Gli approfondimenti investigativi, supportati anche dagli elementi raccolti durante i processi, hanno consentito alla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Roma di emettere il decreto di confisca eseguito nella giornata odierna.






