Per 13 anni il Comune di Cori non avrebbe riscosso l’affitto dall’ASBUC. È quanto denuncia Germana Silvi, presidente della Commissione consiliare Trasparenza, che rende noto l’esito di un’attività di controllo sul patrimonio comunale. Al centro della vicenda c’è l’immobile comunale di Giulianello, occupato dall’ASBUC dal 2013 senza, secondo quanto riferito, un contratto di locazione formalizzato e senza il pagamento di canoni e utenze.
Il patrimonio comunale e l’immobile di Giulianello
Nel suo intervento, Silvi evidenzia come il patrimonio immobiliare del Comune di Cori sia limitato e, in molti casi, in condizioni di degrado. Vengono citati, tra gli altri, l’ex mattatoio, alcuni immobili del complesso turistico di Stoza, gli ex lavatoi e un immobile in Piazza Tempio d’Ercole interessato da una controversia pluridecennale.
Tra i pochi immobili concessi in uso figura quello di Giulianello, sede dell’ASBUC, l’azienda che gestisce gli usi civici. Secondo la presidente della Commissione Trasparenza, dagli accertamenti effettuati sarebbe emerso che dal 2013 non sarebbe mai stato sottoscritto un contratto di affitto né sarebbero stati corrisposti il canone e le spese per le utenze.
La denuncia: “Nessun contratto e utenze a carico del Comune”
Sempre secondo quanto riferito da Silvi, l’ASBUC avrebbe continuato a utilizzare i locali con le utenze intestate al Comune di Cori, i cui costi sarebbero quindi ricaduti sulle casse comunali.
La presidente sottolinea inoltre come l’ASBUC sia iscritta al Registro delle Imprese della Camera di Commercio di Roma e disponga di un consistente patrimonio immobiliare, oltre a incassare le somme derivanti dalla liquidazione degli usi civici.
La ricostruzione della Commissione Trasparenza
Attraverso un accesso agli atti, la Commissione avrebbe rilevato che solo nel 2023 sarebbe stata inviata una diffida per il pagamento di un canone quantificato in 250 euro mensili. In base a questa ricostruzione, sarebbero recuperabili esclusivamente le somme relative agli ultimi cinque anni, dal 2018 al 2023, oltre ai canoni maturati successivamente.
Secondo i calcoli illustrati da Silvi, il debito nei confronti del Comune ammonterebbe a circa 24 mila euro.
I dubbi sulla regolarità della procedura
La presidente della Commissione evidenzia tuttavia ulteriori criticità . In particolare, sostiene che l’importo del canone non risulterebbe formalizzato in alcun atto amministrativo, circostanza che potrebbe incidere sull’effettiva esigibilità delle somme.
Resta inoltre irrisolta, secondo la denuncia, la questione delle utenze, che continuerebbero a essere intestate al Comune, senza che sia stato disposto il recupero delle spese sostenute dall’ente.
Chiesto il recupero dei crediti e l’accertamento delle responsabilitÃ
Silvi riferisce di aver chiesto agli uffici comunali di procedere alla regolarizzazione del rapporto con l’ASBUC attraverso la stipula di un contratto di locazione, la definizione delle spese per le utenze e l’avvio delle procedure per il recupero dei crediti ancora esigibili.
Contestualmente è stato richiesto anche l’accertamento delle eventuali responsabilità politico-amministrative per il mancato incasso dei canoni e delle utenze nel periodo compreso tra il 2013 e il 2017.
Nel documento diffuso, la presidente della Commissione Trasparenza parla di una situazione che richiede chiarezza nei confronti dei cittadini e delle imprese che, sottolinea, versano regolarmente i canoni dovuti al Comune.





