Il 6 maggio 2026 ricorrerà il cinquantesimo anniversario dal terremoto che colpì il Friuli, uno dei momenti più drammatici della storia sismica italiana. Nella notte del 6 maggio 1976, la terra tremò con una forza tale da cambiare profondamente il volto del territorio friulano. Tra i comuni maggiormente colpiti c’era Buja, in provincia di Udine, che registrò 49 vittime, numerosi feriti e migliaia di persone senza casa. In quella tragedia, anche la comunità di Cori si mobilitò immediatamente per aiutare la popolazione colpita.
A pochi giorni dal sisma, il 10 maggio 1976, una squadra composta da dipendenti comunali e volontari partì da Cori, con destinazione proprio Buja. Ne facevano parte Claudio Porcari, Sisto Cappelli, Vincenzo Milonni, Angelo Martelloni, Tommaso Agnoni, Augusto Tora, Augusto Palombelli e Adolfo Rossini. L’intervento prevedeva la consegna di viveri e abbigliamento che erano stati raccolti grazie all’impegno dell’amministrazione comunale e della cittadinanza.
Il viaggio partì nel giorno della festa della Madonna del Soccorso, Protettrice di Cori, mentre il paese era ancora avvolto dai festeggiamenti. «All’epoca non esisteva ancora la Protezione Civile – ricorda il sindaco di Cori, Mauro Primio De Lillis – in occasione delle calamità naturali si muovevano vigili del fuoco ed esercito, allora composto per lo più da ragazzi di leva. Quindi, la solidarietà ricevuta dai volontari giunti da ogni parte fu importantissima. Anche la comunità di Cori diede il suo contributo, mettendosi subito in moto come poteva. Facciamo memoria di un evento così tragico, sottolineando il valore della collaborazione e della cooperazione ai vari livelli della società».
Da Buja, una delle frazioni più duramente colpite, partì anche il primo segnale d’allarme rivolto all’Italia e al mondo: il radioamatore Italo Candusso, da Ursinins Grande, riuscì a informare la rete della gravità della situazione.
La frazione di Tomba, nel Comune di Buja, ha conferito successivamente ad alcuni volontari un attestato di ringraziamento, riconoscendo l’aiuto generosamente prestato e il conforto offerto in un momento di grande difficoltà.






