Fine anno, tempo di bilanci. E quello della Regione Lazio, in particolare per il Sud della regione, appare tutt’altro che positivo. A sostenerlo è Lorenzo Fiorini, esponente del Partito Socialista Italiano, che in una nota politica traccia un quadro critico dell’azione della giunta Rocca, definita priva di visione strategica e incapace di rispondere alle reali esigenze socio-economiche del territorio.
Secondo Fiorini, al netto della propaganda istituzionale emersa anche durante il recente summit di Monte Porzio Catone, i principali indicatori certificano una stagnazione economica accompagnata da un crescente disagio sociale. Un quadro che trova riscontro nei dati sulla qualità della vita: Frosinone scivola dall’82° all’85° posto, Latina dal 76° all’83°, mentre Rieti e Viterbo restano nelle retrovie della classifica nazionale.

Lavoro e precarietà: il nodo irrisolto
Particolarmente preoccupante è la situazione del mercato del lavoro. In dodici mesi, la crescita occupazionale nel Lazio ha subito un netto rallentamento: solo il 15% delle nuove assunzioni è a tempo indeterminato, mentre aumentano i contratti a termine, soprattutto nel settore turistico e prevalentemente nell’area romana, anche grazie all’effetto Giubileo.
Nelle province, invece, la crisi appare più profonda. Un dualismo territoriale sempre più marcato che, secondo Fiorini, rende evidente l’inadeguatezza di una gestione amministrativa uniforme per realtà profondamente diverse.
Industria, agricoltura e ZES: occasioni mancate
Il tessuto produttivo regionale non mostra settori realmente trainanti. L’industria soffre la crisi della metalmeccanica e dell’automotive, con Stellantis come simbolo delle difficoltà. Il comparto farmaceutico e ceramico risente dell’incertezza del mercato globale e delle politiche protezionistiche, mentre anche l’agroalimentare, storica eccellenza laziale, registra una contrazione dell’export, in particolare nei settori vinicolo e caseario.
A pesare ulteriormente è la mancata estensione della ZES al Lazio, che secondo Fiorini penalizza fortemente le imprese regionali rispetto ad altri territori del Centro-Sud.
Cassa integrazione e sanità sotto pressione
Il 2025 viene definito l’“annus horribilis” della cassa integrazione: oltre 16 milioni di ore autorizzate nel terzo trimestre, quattro volte in più rispetto allo stesso periodo del 2024. Un dato che prefigura un 2026 altrettanto complesso, con un probabile ricorso massiccio agli ammortizzatori sociali.
Sul fronte sanitario, la situazione viene descritta come una “brutta copia” del Servizio Sanitario Nazionale: liste d’attesa interminabili, carenze di organico, strutture obsolete e ricorso crescente agli affidamenti esterni, come nel caso del pronto soccorso di Frosinone.
Infrastrutture, acqua e promesse mancate
Critiche anche sullo stato delle opere pubbliche, dalle scuole alle strade, fino alle reti idriche, che necessiterebbero di interventi strutturali anziché di nuove architetture istituzionali come l’Ato unico. Emblematico, secondo Fiorini, il caso della galleria Capo di China, chiusa da mesi e simbolo di annunci ripetuti senza risultati concreti, con pesanti ricadute economiche sulla Valle di Comino.
Conclusione
Il bilancio tracciato dal PSI è netto: il metodo Rocca non funziona. Troppa comunicazione, poche soluzioni strutturali e un crescente distacco tra istituzioni e territori. Il Sud del Lazio, conclude Fiorini, non ha bisogno di passerelle o proclami, ma di azioni concrete, investimenti mirati e una visione di sviluppo reale.


