Per la prima volta nella storia recente, i Laghi Albano e Nemi hanno superato la soglia critica dei 7 metri di abbassamento rispetto al loro livello naturale. Un dato senza precedenti che certifica, secondo il Coordinamento Ambientalista dei Castelli Romani, il collasso dell’intera falda idrica sotterranea che alimenta i due bacini.
Le ultime misurazioni del Comitato tecnico-scientifico indipendente parlano chiaro: sono stati persi oltre 54 milioni di metri cubi d’acqua, così ripartiti:
- Lago Albano: –41 milioni di m³
- Lago di Nemi: –13 milioni di m³
Numeri che, spiegano gli ambientalisti, rappresentano solo “la punta dell’iceberg”.
Non è solo un problema dei laghi: è il crollo dell’intera falda
I laghi vulcanici non si abbassano da soli. Il loro livello dipende dalla falda idrica che li alimenta. E quella falda, oggi, è in sofferenza strutturale.
Da oltre trent’anni si registrano:
- la scomparsa di numerose sorgenti storiche;
- pozzi ormai prosciugati o ai minimi storici;
- zone umide completamente secche o drasticamente ridotte.
Non si tratta di un fenomeno stagionale o temporaneo: è una crisi strutturale.

“Non è colpa del clima”: ecco cosa dicono i dati
Il Coordinamento smonta una delle narrazioni più diffuse: quella che attribuisce tutto al cambiamento climatico locale.
I dati idrologici mostrano che:
- le precipitazioni annue sono rimaste sostanzialmente costanti;
- i consumi idrici civili, agricoli e industriali hanno invece superato da anni la soglia di sostenibilità;
- la cementificazione ha ridotto drasticamente la capacità del suolo di assorbire e ricaricare la falda.
Il problema, dunque, non è quanta pioggia cade, ma quanta acqua viene sottratta e quanta ne riesce a tornare nel sottosuolo.
“Basta fake news”: l’allarme sulla disinformazione
Secondo il Coordinamento, più la crisi peggiora, più aumentano le false soluzioni.
Tra le principali distorsioni denunciate:
- attribuire il problema alle perdite degli acquedotti (che comunque tornano nel sottosuolo);
- proporre opere costose ma inefficaci;
- suggerire soluzioni tecniche che non incidono sul bilancio idrico reale.
“Questi messaggi – spiegano – creano solo confusione e favoriscono chi non vuole affrontare le vere cause della crisi”.

Un comitato scientifico indipendente
Proprio per contrastare disinformazione e pressioni politiche, il Coordinamento ha istituito da anni un Comitato Tecnico-Scientifico indipendente, composto da:
- università;
- enti di ricerca;
- idrogeologi, biologi, chimici;
- tecnici del territorio.
Un lavoro svolto gratuitamente e basato esclusivamente su monitoraggi strumentali e dati scientifici, senza vincoli politici.
Le uniche due soluzioni reali
Secondo il Coordinamento, esistono solo due azioni davvero risolutive:
- Riduzione del 30% dei consumi idrici civili, agricoli e industriali.
- Stop totale alla cementificazione e azzeramento di nuove previsioni urbanistiche in tutta l’area dei Castelli Romani.
A queste si aggiungono interventi di ingegneria naturalistica diffusa, per aumentare l’infiltrazione delle piogge e recuperare le zone umide compromesse.
L’appello alle istituzioni
Il Coordinamento chiede con forza che:
- la Regione Lazio riconosca ufficialmente il collasso idrico dell’idrostruttura albana;
- i Comuni sospendano nuovi progetti edilizi e nuovi prelievi;
- i fondi pubblici vengano usati solo per interventi realmente efficaci e documentati.
“La comunità scientifica e il volontariato – concludono – hanno fatto la loro parte per oltre 40 anni. Ora è il momento che la politica si assuma le proprie responsabilità”.



