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Home » Notizie » Prima pagina » Laghi Albano e Nemi, crollo storico: superata la soglia dei 7 metri di abbassamento

Laghi Albano e Nemi, crollo storico: superata la soglia dei 7 metri di abbassamento

Eugenio SiracusaEugenio Siracusa12/01/2026 ore 07:303 Mins Read Ambiente Prima pagina Provincia di Roma

Per la prima volta nella storia recente, i Laghi Albano e Nemi hanno superato la soglia critica dei 7 metri di abbassamento rispetto al loro livello naturale. Un dato senza precedenti che certifica, secondo il Coordinamento Ambientalista dei Castelli Romani, il collasso dell’intera falda idrica sotterranea che alimenta i due bacini.

Le ultime misurazioni del Comitato tecnico-scientifico indipendente parlano chiaro: sono stati persi oltre 54 milioni di metri cubi d’acqua, così ripartiti:

  • Lago Albano: –41 milioni di m³
  • Lago di Nemi: –13 milioni di m³

Numeri che, spiegano gli ambientalisti, rappresentano solo “la punta dell’iceberg”.

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Non è solo un problema dei laghi: è il crollo dell’intera falda

I laghi vulcanici non si abbassano da soli. Il loro livello dipende dalla falda idrica che li alimenta. E quella falda, oggi, è in sofferenza strutturale.

Da oltre trent’anni si registrano:

  • la scomparsa di numerose sorgenti storiche;
  • pozzi ormai prosciugati o ai minimi storici;
  • zone umide completamente secche o drasticamente ridotte.

Non si tratta di un fenomeno stagionale o temporaneo: è una crisi strutturale.


“Non è colpa del clima”: ecco cosa dicono i dati

Il Coordinamento smonta una delle narrazioni più diffuse: quella che attribuisce tutto al cambiamento climatico locale.

I dati idrologici mostrano che:

  • le precipitazioni annue sono rimaste sostanzialmente costanti;
  • i consumi idrici civili, agricoli e industriali hanno invece superato da anni la soglia di sostenibilità;
  • la cementificazione ha ridotto drasticamente la capacità del suolo di assorbire e ricaricare la falda.

Il problema, dunque, non è quanta pioggia cade, ma quanta acqua viene sottratta e quanta ne riesce a tornare nel sottosuolo.


“Basta fake news”: l’allarme sulla disinformazione

Secondo il Coordinamento, più la crisi peggiora, più aumentano le false soluzioni.

Tra le principali distorsioni denunciate:

  • attribuire il problema alle perdite degli acquedotti (che comunque tornano nel sottosuolo);
  • proporre opere costose ma inefficaci;
  • suggerire soluzioni tecniche che non incidono sul bilancio idrico reale.

“Questi messaggi – spiegano – creano solo confusione e favoriscono chi non vuole affrontare le vere cause della crisi”.


Un comitato scientifico indipendente

Proprio per contrastare disinformazione e pressioni politiche, il Coordinamento ha istituito da anni un Comitato Tecnico-Scientifico indipendente, composto da:

  • università;
  • enti di ricerca;
  • idrogeologi, biologi, chimici;
  • tecnici del territorio.

Un lavoro svolto gratuitamente e basato esclusivamente su monitoraggi strumentali e dati scientifici, senza vincoli politici.


Le uniche due soluzioni reali

Secondo il Coordinamento, esistono solo due azioni davvero risolutive:

  1. Riduzione del 30% dei consumi idrici civili, agricoli e industriali.
  2. Stop totale alla cementificazione e azzeramento di nuove previsioni urbanistiche in tutta l’area dei Castelli Romani.

A queste si aggiungono interventi di ingegneria naturalistica diffusa, per aumentare l’infiltrazione delle piogge e recuperare le zone umide compromesse.


L’appello alle istituzioni

Il Coordinamento chiede con forza che:

  • la Regione Lazio riconosca ufficialmente il collasso idrico dell’idrostruttura albana;
  • i Comuni sospendano nuovi progetti edilizi e nuovi prelievi;
  • i fondi pubblici vengano usati solo per interventi realmente efficaci e documentati.

“La comunità scientifica e il volontariato – concludono – hanno fatto la loro parte per oltre 40 anni. Ora è il momento che la politica si assuma le proprie responsabilità”.

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Eugenio Siracusa

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