Questo articolo vuole essere un invito a viaggiare e conoscere il mondo ed è rivolto a chiunque: a chi già abbia viaggiato, affinché lo faccia ancora; a chi invece per pigrizia, timore o questioni economiche non si sia mai spinto oltre il proprio orizzonte.
L’intervista che vi proponiamo è la testimonianza di Sandra, una ragazza comunissima, terracinese, partita zaino in spalla alla scoperta del mondo, portando con sé tutto il necessario per viaggiare, cioè niente.
Quanti anni hai e quanti Paesi hai visitato?
Ho 24 anni e, ad oggi, ho visitato 26 Paesi. Ho anche vissuto in tre Paesi diversi e spero di arrivare almeno a 30 Paesi visitati entro il 2026.
Quest’anno mi sono posta un obiettivo preciso: visitare almeno quattro Paesi nuovi all’anno. Per il 2026, uno di questi sarà in Colombia. Tra l’altro, sarà un viaggio di gruppo in cui sarò coordinatrice, nel caso qualcuno voglia unirsi.
Qual è stato il tuo primo viaggio? E come ti sei sentita la prima volta da sola per il mondo?
Il mio primissimo viaggio “da sola” risale a quando avevo 14 anni: un viaggio studio di un mese a Dublino. Ero partita senza la mia famiglia, anche se poi ovviamente ero in compagnia di altri studenti. Quella esperienza ha inciso profondamente su di me. È stato il momento in cui mi si è davvero aperto un mondo. Credo di aver sempre avuto dentro questa vocazione, questa voglia di scoprire ciò che il mondo ha da offrire. Dublino è stata l’esperienza che mi ha messo davvero alla prova. Mi ha sempre affascinato anche l’idea di creare contatti in tutto il mondo, cosa che succede inevitabilmente quando viaggi da sola.
Crescendo, poi, ho fatto altri viaggi totalmente da sola, come qualche giorno a Madeira e Parigi ma il viaggio in solitaria che più mi è rimasto nel cuore è stato un mese zaino in spalla tra Miami, Perù, Chile Argentina e Brasile: un mix di emozioni indescrivibili. L’avevo presa come una sfida personale: vedere quanto effettivamente mi potessi adattare ad ogni situazione e mettermi alla prova nel conoscere più persone possibili.
“Ma non conosco nessuno”, sento spesso dire. Questo è uno dei luoghi comuni sul viaggiare soli. È vero, inizialmente non si conosce nessuno, ma poi… ho fatto festa con ragazzi conosciuti in ostello a Miami, ho conosciuto una ragazza argentina (rivista poi in Italia e con cui sono ancora in contatto) durante il trekking per il Machu Picchu; durante le mie due settimane a Buenos Aires mi sono circondata di persone meravigliose che sono diventate fondamentali.
Insomma, tutto ciò che sembra un limite in realtà è possibile e si può anche superare.
Si dice spesso che viaggiare costi tanto. Cosa rispondi a chi lo pensa?
Ti parla una persona che si mantiene praticamente da sola da quando aveva 18 anni e che viene da una famiglia molto umile. Non ho mai avuto qualcuno che mi pagasse viaggi e/o sfizi vari. Da piccola, anch’io ero convinta che viaggiare fosse una cosa “da ricchi”. Credo, però, che sia arrivato il momento di sganciarsi da questa visione, soprattutto oggi che esistono molte opportunità.
La chiave è adattarsi e scendere a compromessi. Ho sempre cercato voli super economici, ho usato quasi esclusivamente trasporti locali (bus, metro, taxi solo dove costavano pochissimo, come in Marocco).
Sugli alloggi sono una grande sostenitrice degli ostelli, che oggi sono super attrezzati, sicuri, curati e pensati proprio per favorire la socializzazione. Condividere una stanza non deve spaventare: è spesso ciò che rende il viaggio speciale.
Poi ci sono le grandi opportunità: Erasmus, di studio o tirocinio (per me è stato il periodo più felice e spensierato della vita), oppure il volontariato, il Corpo Europeo di Solidarietà, il Servizio Civile, o piattaforme che permettono di collaborare con ostelli in cambio di vitto e alloggio, magari occupandosi della reception o dei social.
Le opportunità esistono. Bisogna conoscerle ed essere disposti ad adattarsi.
Hai mai avuto paura?
Cerco sempre di viaggiare con la testa sulle spalle. Però ci sono stati Paesi in cui ho percepito che fosse necessario avere maggiore attenzione.
In Brasile, ad esempio, sentivo di dover avere “tre occhi”: furti e approcci indesiderati sono più frequenti, anche di giorno. Questo mi ha portata a cambiare comportamento, evitando, ad esempio, di uscire la sera.
O quando ero in Egitto, in un paesino sperduto, tutt’altro che turistico, “Sohag”, tappa necessaria per rientrare nel Paese dagli Emirati (nel modo più economico possibile). Ecco, lì ho avuto un bel po’ paura dopo essere stata inseguita fin sotto l’hotel (letteralmente l’unico del paese) da alcuni mendicanti.
Secondo te sottovalutiamo il nostro territorio? Ci consigli tre luoghi che non hanno nulla da invidiare all’estero?
Assolutamente sì, sottovalutiamo il nostro territorio, e ammetto di averlo fatto io per prima. Credo che il viaggio in questo mi abbia anche aiutato a capire i punti di forza e debolezza del mio territorio e in generale credo non si apprezzi una cosa finché non ti manca. Sembra un po’ una frase fatta ma poi quando sei distante ti torna in mente tutto ciò che hai vissuto nella tua città e inconsciamente forse lo si porta con sé ovunque ci si sposti.
Io sono una persona che ha bisogno del mare, perché fa parte di me. Per rispondere alla tua domanda, direi quindi Terracina, Sperlonga e il Circeo, che non hanno nulla da invidiare a mete estere, soprattutto se valorizzate come meritano.
Quanto di Terracina porti con te quando viaggi?
Il mio rapporto con Terracina è sempre stato di amore e odio. Da piccola non vedevo l’ora di andare via, sentivo che mi mancava qualcosa. Crescendo, però, ho capito che forse non mancava il potenziale, ma qualcuno che lo valorizzasse.
Quando sono lontana per tanto tempo, sento la mancanza di casa; quando torno, ricordo perché ho voglia di andare via. Col tempo ho iniziato a pensare che forse potrei, in futuro, contribuire a migliorare ciò che non va nel nostro territorio, invece di limitarmi a esprimere lamentele.
In cosa dovrebbe cambiare il nostro territorio per essere un luogo migliore?
Credo che a rendere un’esperienza positiva, ovunque tu sia, siano le persone e le opportunità. All’estero ho trovato luoghi che offrivano esperienze, attività, stimoli continui. Questo, secondo me, è ciò che manca qui.
Terracina potrebbe essere uno dei posti più belli del Lazio: ha mare, storia, natura, trekking, sport, enogastronomia. Ha tutto. Ma non viene valorizzata, mantenuta, sfruttata.
Spero davvero, un giorno, di poter incidere positivamente su questo aspetto.
C’è un libro che ho iniziato a leggere (perché anche questo è un modo di viaggiare) e che si chiama Solo bagaglio a mano, scritto da Gabriele Romagnoli. Uno dei passaggi più evocativi è sul momento in cui decidere cosa portare con sé in viaggio e cosa invece lasciare a casa:
“Che cosa possiamo eliminare? Per cominciare, le certezze. Quelle più definitive e solide, quindi più pesanti, quelle assolute: scaricarle pensando che invece tutto è relativo“.
Ebbene, viaggiare non occorre che a questo: comprendere che ciò che più conta nella vita è dentro di noi, dove alberga da sempre, insieme a ricordi e sogni; lì, dove nessuno è diverso da nessuno perché tutti siamo uguali, e nessuno è uguale a un altro perché siamo tutti diversi.
Tutti i luoghi, in fondo, ci appartengono: vederli non è che riconoscersi.






