Lorenzo Fiorini, esponente del Partito Socialista Italiano, interviene duramente sul debito sanità della Regione Lazio, sulla mancata crescita economica e sul futuro delle ZES. Un’analisi critica che si pone a metà del mandato del presidente Francesco Rocca e che apre interrogativi sulle reali performance amministrative dell’ente regionale.
“A metà percorso il Lazio non è migliorato”
Fiorini evidenzia come, dopo oltre due anni e mezzo di governo, la Regione Lazio non presenti segnali di miglioramento significativi. Secondo il socialista, non sono state portate a termine opere strutturali rilevanti e la sanità non avrebbe raggiunto livelli prestazionali degni di un welfare moderno.
Anche l’economia regionale, promessa come motore della rinascita in campagna elettorale, non avrebbe conosciuto la spinta annunciata.
Un rating da Paese in via di sviluppo
Fiorini riporta i dati relativi al rating creditizio: il Lazio si attesterebbe su livelli “impietosi”, paragonabili a quelli di Paesi in via di sviluppo. Un elemento che, secondo il PSI, dimostra limiti strutturali e incapacità programmatica dell’attuale amministrazione regionale.
La cancellazione dei debiti sanitari: “Non è un miracolo, lo pagheranno i cittadini”
Al centro della critica la gestione del gigantesco debito sanitario. Fiorini sottolinea che il presunto “taglio” di 13 miliardi sbandierato dalla giunta Rocca non è frutto di una gestione virtuosa, ma dell’impegno del Governo nazionale a cancellare la restituzione delle anticipazioni di liquidità concesse alle Regioni.
Di questi 31 miliardi complessivi, il 41% sarebbe attribuibile al Lazio.
Il meccanismo, spiega Fiorini, non azzera il debito:
- le Regioni continueranno a versare le attuali rate fino al 2051;
- i contribuenti laziali sarebbero quindi esposti a un impegno economico pluridecennale;
- gli ipotizzati 2.000 euro di sgravio a cittadino, rivendicati dalla maggioranza, sarebbero “una fantasia”.
“Una cambiale in bianco a carico dei cittadini”
Per Fiorini, l’operazione rappresenta una “cambiale in bianco” firmata sulle spalle dei cittadini laziali. Una scelta che, unita a una gestione definita inefficiente, mostrerebbe il fallimento del modello regionale così come oggi strutturato.
Regione inefficace e riforma del Titolo V
Il socialista rilancia: il Lazio sarebbe un ente “anacronistico e costoso”, incapace di gestire deleghe socio-economiche cruciali senza contributi pesanti dello Stato centrale. Da qui la richiesta di una riforma del Titolo V della Costituzione per ridisegnare ruoli e competenze tra Stato, Regioni e Comuni.
Sanità al collasso e spesa privata in crescita
Fiorini cita anche l’analisi della Fondazione Gimbe, che pone il Lazio al primo posto per spesa pubblica destinata al privato convenzionato. Un dato che per il PSI certifica un sistema sanitario sbilanciato e poco efficiente, incapace di garantire servizi pubblici adeguati.
Crisi industriale e cassa integrazione in aumento
Il quadro economico non è più incoraggiante: in provincia di Frosinone la cassa integrazione è aumentata del 74% in nove mesi, con oltre 10 milioni di ore autorizzate dall’Inps. Situazioni analoghe emergono anche a Latina, Rieti e Viterbo.
Per Fiorini, questi numeri mostrano l’incapacità del governo regionale e degli enti industriali di promuovere incubatori di ricerca e politiche di sviluppo sostenibili.
ZES e ZLS: “Senza una strategia il Lazio rischia grosso”
L’attacco riguarda anche la mancata attuazione delle ZES (Zone Economiche Speciali). Secondo Fiorini, la sostituzione con la ZLS (Zona Logistica Semplificata) penalizzerebbe oltre tre quarti del territorio regionale, causando futuri colpi occupazionali.
La chiusura: “Il Lazio non è una satrapia”
Fiorini conclude ribadendo che il PSI continuerà a battersi per tutelare diritti e doveri della collettività, opponendosi a un’azione di governo regionale definita “inconsistente, anonima e impalpabile”.


