Dopo il successo dello scorso anno, con l’incredibile numero di 8000 visualizzazioni, arrivano tre nuovi video dedicati ai detti popolari e alle parole dimenticate del dialetto locale. Il primo video è già disponibile sui canali YouTube di Sistema Castelli Romani (https://youtu.be/GjTYrykA4fk) e del Comune di Albano Laziale (https://youtu.be/STzvJdVi5VM). Comunque, basta andare su YouTube e digitare “pillole di dialetto” per poter vedere i vecchi e i nuovi video.
In questo primo filmato Aldo Onorati e Maurizio Bocci si confrontano in un botta e risposta molto divertente per svelare i segreti e le etimologie dei detti popolari. Tra aneddoti storici e curiosità, scoprirete perché diciamo ancora oggi ciò che dicevano i nostri nonni.

Il progetto nasce da un’idea del giornalista Maurizio Bocci, da anni impegnato nello studio e nella divulgazione delle tradizioni locali. I filmati sono stati realizzati da Leonardo Mascioli, grazie alla collaborazione delle associazioni Team Comunicazione e “Mater Urbis”, con il patrocinio del Comune di Albano Laziale e di Sistema Castelli Romani.
Le riprese si sono svolte a Piazza Pia, all’interno dell’antica officina del bottaio Alfredo Sannibale, aperta nel 1860. I video saranno pubblicati con cadenza settimanale: il primo dedicato ai detti popolari, il secondo e il terzo alle frasi desuete, suddivise in due parti.
Alcuni spezzoni erano stati presentati in anteprima durante l’evento “Donare un sorriso arricchisce la vita”, lo scorso 13 dicembre a Palazzo Savelli, riscuotendo un’ottima accoglienza. A colpire il pubblico, oltre alla qualità tecnica, è stata soprattutto la capacità comunicativa di Bocci e Onorati, in particolare l’abilità del professore nello spiegare con semplicità anche le espressioni dialettali più complesse.

Il primo ciclo di video aveva raggiunto circa ottomila visualizzazioni, un risultato significativo per un prodotto di nicchia. «Non potevamo deludere il pubblico – spiega Bocci – e così è nata questa nuova serie».
Alla base del progetto c’è la volontà di preservare un patrimonio culturale a rischio. «Le trasformazioni degli ultimi decenni, la globalizzazione e il ricambio generazionale – spiega Bocci – stanno mettendo in pericolo la sopravvivenza dei dialetti locali. Per molto tempo sono stati considerati un segno di arretratezza, ma in realtà rappresentano un elemento fondamentale della nostra identità».
Da qui la scelta del formato video, ritenuto più efficace rispetto a un libro: «Il dialetto si capisce davvero solo ascoltandolo. Le sfumature, le intonazioni e i ritmi non possono essere resi completamente sulla carta».
Il progetto, però, potrebbe non fermarsi qui. «Le frasi desuete sono centinaia – conclude Bocci – e in futuro potremmo realizzare altri video sulle feste tradizionali, la gastronomia o i mestieri di una volta. Ci piacerebbe anche portare queste “pillole” nelle scuole, per far conoscere ai ragazzi la lingua dei loro nonni».
Una piccola operazione culturale che punta a salvare parole, suoni e modi di dire che rischiano di scomparire, restituendo al dialetto il ruolo di testimone vivo della storia dei Castelli Romani.


