Ad Aprilia le decisioni della Regione Lazio sulla realizzazione di una discarica continuano a far discutere e, secondo i cittadini, violerebbero principi fondamentali della Costituzione.
Autorizzare un impianto insalubre a pochi metri dalle abitazioni, accessibile solo tramite strade interpoderali private e inadatte al traffico pesante, rappresenta – denunciano i residenti – una scelta incoerente rispetto allo stesso Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti. Un precedente noto è quello di Borgo Montello.
L’articolo 41 della Costituzione italiana stabilisce che l’iniziativa economica privata è sì libera, ma non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale né arrecare danno alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana. In questo caso, secondo i comitati locali, l’utilità appare esclusivamente privata, mentre il danno ricade sull’intera comunità apriliana.
La sicurezza risulta compromessa già durante le fasi di cantiere, avviate nel giugno 2025. Il passaggio continuo di tir e mezzi pesanti su strade strette e private sta causando danni strutturali, disagi e pericoli per i residenti. Una situazione che, denunciano, viola anche le prescrizioni contenute nella stessa Determina VIA regionale.
A ciò si aggiunge il tema della salute pubblica. Secondo quanto emerge dal progetto ERAS 2 del 2023, coordinato dal Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale, il ciclo dei rifiuti ha impatti rilevanti sull’ambiente e sulla salute, con correlazioni tra esposizione e aumento di mortalità, morbosità e tumori, in particolare dell’apparato respiratorio.
Nonostante ciò, evidenziano i cittadini, gli enti preposti come ASL e ARPA Lazio hanno espresso pareri favorevoli nei procedimenti autorizzativi, senza intervenire sulle criticità segnalate da anni.
Infine, resta il nodo della libertà e della qualità della vita: vivere in un ambiente sano, lavorare in sicurezza o semplicemente muoversi senza rischi nelle proprie strade sembra oggi, per molti residenti, un diritto negato.
La vicenda della discarica di Aprilia si inserisce così in un contesto più ampio di tensione tra sviluppo industriale e tutela dei diritti fondamentali, sollevando interrogativi profondi sulla legittimità e sostenibilità delle scelte istituzionali.





