Il tema dei cosiddetti medici gettonisti torna al centro dell’attenzione nel Lazio. Alessio D’Amato, consigliere regionale di Azione, e Marietta Tidei, consigliera di Italia Viva, hanno annunciato la presentazione di un’interrogazione rivolta al presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca. L’obiettivo è fare chiarezza sull’utilizzo di medici a partita IVA per coprire i turni negli ospedali pubblici, con particolare attenzione al caso della ASL di Frosinone.
D’Amato e Tidei sottolineano l’esistenza di una problematica persistente, nonostante le normative nazionali e le rassicurazioni del ministro della Salute, Schillaci. Nel Lazio, dichiarano, si continua a ricorrere a professionisti esterni, invece che ad assumere direttamente personale di ruolo. I due consiglieri chiedono dati precisi: “Chiediamo al Presidente Rocca di chiarire innanzitutto quanti siano i medici gettonisti presenti complessivamente nel Lazio e quale sia la spesa sostenuta dalla Regione per acquistare queste prestazioni. Vogliamo inoltre conoscere il numero dei medici a partita IVA impiegati nel sistema sanitario regionale e i relativi costi per gli anni 2024 e 2025.”
Il focus si concentra sul caso di Frosinone, considerato emblema del problema. Qui un medico di 75 anni ha lavorato per 36 turni in un solo mese, totalizzando circa 442 ore di servizio e percependo un compenso lordo di circa 35mila euro. D’Amato e Tidei sollevano interrogativi sull’eventuale rispetto delle normative europee e nazionali, sia per quanto riguarda il massimo delle ore lavorative consentite che il rispetto dei riposi obbligatori. “È evidente che un carico di lavoro del genere, e sembra che non si parli solamente del mese di gennaio, rappresenti uno stress fisico e psicologico estremo e potenzialmente insostenibile”, dichiarano, evidenziando possibili rischi per la sicurezza dei pazienti e per la salute del personale medico stesso.
L’interrogazione mira a mettere in luce anche l’impatto economico della pratica, che comporta costi superiori rispetto all’assunzione di medici strutturati e rischia di generare disparità all’interno del sistema sanitario pubblico. Sul fronte organizzativo, il ricorso massiccio a personale esterno può compromettere la continuità terapeutica nei reparti. Desta ulteriore preoccupazione la risposta della ASL di Frosinone, che riferisce di aver avviato procedure attraverso cooperative che impiegano professionisti a partita IVA. “Per questo chiediamo chiarezza al Presidente Rocca”, concludono D’Amato e Tidei.







