Sembra che nel panorama politico locale non manchi mai lo spazio per un giallo, ma questa volta, però, l’intrigo amministrativo si è rapidamente trasformato – almeno secondo l’assessore all’Urbanistica Massimo Roncati – in una “soap pomeridiana”, molto lontana da un vero noir.
Al centro della vicenda c’è il consigliere Letta, che ha sollevato dubbi sulla presunta doppia dichiarazione sottoscritta da Roncati, parlando di irregolarità e anomalie. Dubbi che l’assessore respinge con fermezza, ricostruendo punto per punto l’accaduto.
La “doppia dichiarazione”? Due atti diversi e legittimi
Le due dichiarazioni esistono, ma – chiarisce Roncati – hanno funzioni diverse:
- 26 luglio: dichiarazione firmata al momento della nomina, come previsto.
- 5 agosto: il Comune invia a tutti consiglieri e assessori la richiesta della dichiarazione annuale prevista dal d.lgs. 39/2013.
- 2 settembre: Roncati, rientrato dalle ferie, compila la dichiarazione annuale e la restituisce.
Nessun mistero, nessun documento “fantasma”: solo due atti con finalità differenti.
Il protocollo “ballerino”
Letta avrebbe segnalato anche un presunto problema nel numero di protocollo presente in seconda pagina.
L’assessore ironizza: «Un protocollo in seconda pagina non invalida alcun documento. È tutto perfettamente regolare».
Le dimissioni richieste (ma non richieste bene)
Altro punto contestato da Letta: la mancata prova delle dimissioni dagli incarichi privati precedenti.
Secondo Roncati, la questione sarebbe stata facilmente risolvibile:
«Sarebbe bastato un accesso agli atti completo. Oppure bussare alla mia porta. Avrei fornito tutto senza problemi».
L’assessore aggiunge un commento piccato: «Ora sarò anche più disponibile… ma forse servirebbe qualche scusa pubblica».
Il “colpo di scena” che non c’è
La replica dell’assessore chiude il cerchio: le due dichiarazioni non solo sono entrambe corrette, ma rispondono a esigenze normative diverse.
Nulla che giustifichi clamori o sospetti.
Roncati: “Un caso costruito sul nulla”
Il giudizio finale dell’assessore è netto:
«Si è voluto creare un caso inesistente. L’unica cosa davvero oscura è il motivo per cui si sia voluta alimentare una polemica su documenti regolari, noti e richiesti a tutti.»
Secondo Roncati, il “giallo” si sarebbe dissolto da sé, lasciando solo “polvere ricaduta su chi l’ha sollevata”.


