L’esplosione alla KNDS di Colleferro poteva trasformarsi in una tragedia. Per fortuna, almeno secondo le informazioni disponibili, non ci sono state vittime né feriti. L’incidente è avvenuto nel pomeriggio di oggi, 13 agosto, nello stabilimento ex Simmel Difesa, oggi KNDS dove un incendio ha preceduto una violenta esplosione. Secondo le prime ricostruzioni, l’evento avrebbe interessato il reparto di pressatura delle polveri. I 24 lavoratori presenti nello stabilimento sono riusciti a mettersi in salvo.
Il boato è stato avvertito a chilometri di distanza e sul posto sono intervenuti i Vigili del Fuoco, le forze dell’ordine e gli operatori dell’emergenza. Le cause dell’incidente dovranno essere accertate dalle autorità competenti.
Il fatto che non ci siano state conseguenze per le persone non cancella però la preoccupazione. Al contrario, l’esplosione KNDS Colleferro riporta al centro una discussione che nel territorio della Valle del Sacco non si è mai realmente sopita: quanto è preparato il territorio a fronteggiare un’emergenza industriale di questo tipo?
La sicurezza non riguarda soltanto lo stabilimento
La KNDS Ammo Italy opera nel settore del munizionamento e lo stabilimento di Colleferro è classificato tra quelli soggetti alla normativa Seveso. La documentazione pubblica dell’ISPRA identifica il sito di Colleferro come stabilimento KNDS Ammo Italy, in via Ariana.
È proprio da qui che nasce la riflessione di Alleanza Verdi e Sinistra Frosinone, che dopo l’incidente chiede di non limitare la discussione alla dinamica interna alla fabbrica.
“Quando un’esplosione viene avvertita a chilometri di distanza – sostiene AVS Frosinone – la sicurezza non è più soltanto una questione interna allo stabilimento. È una questione che riguarda cittadini, lavoratori e comunità dell’intera area, compresa Anagni”.
Una posizione che mette in relazione l’incidente di Colleferro con lo sviluppo della filiera industriale della difesa tra Colleferro e Anagni.
Il nodo Anagni: la nuova produzione di nitrogelatina
Il tema è particolarmente delicato perché a Anagni, in località La Macchia, KNDS Ammo Italy ha ottenuto nel giugno scorso il via libera nell’ambito del procedimento autorizzativo regionale per un nuovo impianto destinato alla produzione di nitrogelatina.
La Regione ha concluso favorevolmente la conferenza dei servizi. Il progetto riguarda l’ampliamento dello stabilimento esistente e la realizzazione di un impianto per produrre nitrogelatina, materia prima destinata ai propellenti a doppia e tripla base per uso militare. Secondo la documentazione relativa al progetto, la produzione di Anagni è destinata allo stabilimento di Colleferro.
Anche la documentazione del Portale Seveso dell’ISPRA identifica lo stabilimento KNDS Ammo Italy di Anagni, in località La Macchia, come sito soggetto alla normativa di prevenzione degli incidenti rilevanti.
È questo collegamento tra i due stabilimenti a preoccupare le associazioni e i comitati che da tempo contestano l’espansione della filiera bellica nella Valle del Sacco.
AVS: “Non vogliamo aspettare un’altra tragedia”
AVS Frosinone chiede una verifica immediata delle condizioni di sicurezza dello stabilimento e dell’intera filiera, oltre alla massima trasparenza sulle cause e sulle conseguenze dell’incidente.
Tra le richieste anche una revisione dei piani di emergenza e delle procedure di informazione alla popolazione e una valutazione rigorosa di ogni ulteriore ampliamento delle attività a rischio nell’area di Anagni.
“Non è allarmismo. È prevenzione”, sostiene AVS, chiedendo che nessun progetto industriale venga prima della sicurezza delle persone e del territorio.
Il movimento sottolinea inoltre che Anagni e Colleferro non possono essere considerate realtà separate quando il rischio industriale riguarda una filiera produttiva collegata.
I comitati: “Se fosse successo ad Anagni?”
Ancora più netta la posizione dell’Assemblea No War Valle del Sacco e di Disarmiamoli, che utilizzano l’incidente di oggi per riproporre una domanda: cosa sarebbe successo se un evento analogo si fosse verificato nello stabilimento di Anagni?
I comitati chiedono alle istituzioni di chiarire quali sarebbero i tempi di intervento, quali squadre e mezzi sarebbero disponibili e come verrebbe gestita un’emergenza grave in uno stabilimento che tratta materiali esplosivi.
La loro preoccupazione riguarda quindi non soltanto il singolo incidente, ma la progressiva trasformazione della Valle del Sacco in un polo produttivo legato all’industria della difesa.
L’argomento non è nuovo: negli ultimi anni il progetto di ampliamento KNDS ad Anagni ha già suscitato prese di posizione e interrogazioni sulla sicurezza e sull’impatto dell’attività in un territorio interessato dalla storica emergenza ambientale del Bacino del Sacco.
Il precedente del 2007
La paura di oggi si intreccia anche con la storia dello stabilimento di Colleferro.
Nel 2007 un’esplosione alla Simmel Difesa provocò la morte di un operaio e diversi feriti. Il precedente rende inevitabilmente ancora più sensibile la reazione della comunità locale davanti all’incidente odierno.
Questa volta, invece, il bilancio umano è fortunatamente diverso: tutti i lavoratori presenti sono stati messi in salvo.
Ma proprio perché la tragedia è stata evitata, secondo comitati e forze politiche è il momento di interrogarsi sulla prevenzione, senza aspettare che sia un nuovo incidente a imporre le risposte.
PD: “Priorità assoluta alla sicurezza dei lavoratori”
Più prudente il commento del Partito Democratico del Lazio, che ha espresso “profonda preoccupazione” per l’incendio e la successiva esplosione.
Il gruppo PD in Consiglio regionale ha manifestato vicinanza e solidarietà alla comunità di Colleferro e ai lavoratori coinvolti, ringraziando Vigili del Fuoco, forze dell’ordine e tutti gli operatori impegnati nell’emergenza.
“La tutela e la salute di chi lavora sono e rimangono priorità assolute“, afferma il gruppo regionale, assicurando che continuerà a monitorare l’evolversi della situazione.
Rocca: “Priorità assoluta alla sicurezza delle persone”
Anche il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca ha espresso preoccupazione per quanto accaduto.
Rocca ha sottolineato che la priorità è garantire la sicurezza delle persone e permettere agli operatori dell’emergenza di lavorare nelle migliori condizioni. La Regione, ha spiegato, è in contatto con le strutture competenti e sta seguendo l’evoluzione della situazione.
Il presidente ha inoltre ringraziato Vigili del Fuoco, ARES 118 e tutti gli operatori mobilitati, rivolgendo il proprio pensiero ai lavoratori dello stabilimento, alle loro famiglie e alla comunità di Colleferro.
Ilaria Fontana “Tenere alta l’attenzione”
Per la parlamentare dei 5 stelle Ilaria Fontana “C’è bisogno di tenere alta l’attenzione sulla tutela del posto di lavoro e sulla salvaguardia dei territori, ma impongono anche una riflessione non più rinviabile sulla sicurezza degli impianti industriali legati alla produzione del materiale bellico utile ad assecondare la furia bellicista di questo governo.”
L’esponente dei 5 stelle allarga la riflessione sul vicino territorio di Anagni. “Questa riflessione, infatti, non riguarda solo Colleferro, ma anche il vicino ex stabilimento Winchester di Anagni che ha le medesime finalità . Non si può accettare che in territori come questi, che soffrono già una storica emergenza ambientale, si aggiunga una nuova dimensione di rischio militare. Ci sono forti timori per lo sviluppo dell’industria parabellica della Valle del Sacco. La buona politica non può nascondersi dietro la codardia o l’ignavia, deve agire preventivamente affinché certe tragedie non accadano mai”
Un territorio chiamato a interrogarsi
Al di là delle diverse posizioni politiche, l’esplosione KNDS Colleferro lascia sul territorio una domanda che non può essere liquidata con il solo dato, certamente positivo, dell’assenza di vittime.
La sicurezza di uno stabilimento che produce munizionamento deve necessariamente partire dai più elevati standard interni. Ma quando esistono più impianti collegati, quando aumentano le attività legate a materiali potenzialmente pericolosi e quando produzione, movimentazione e trasporto coinvolgono territori vicini, la prevenzione deve necessariamente guardare anche oltre i cancelli delle fabbriche.
L’incidente di oggi non autorizza a trarre conclusioni sulle cause, che dovranno essere accertate dagli organi competenti. Ma autorizza certamente a porre domande.
Quali sono i piani di emergenza? Sono aggiornati? La popolazione sa come comportarsi? Quali risorse sono immediatamente disponibili? E il sistema sanitario territoriale è adeguato a gestire un’emergenza industriale di grandi dimensioni?
Sono interrogativi che ora tornano sul tavolo di amministratori e istituzioni. Perché la sicurezza non può essere discussa soltanto dopo un incidente. E oggi, fortunatamente, Colleferro può raccontare un’esplosione senza vittime. La sfida è fare in modo che continui a essere così e che non ci siano più esplosioni.





