Fare Verde contesta le valutazioni positive del sindaco di Frosinone, Mastrangeli sui dati parziali: “Senza TAI non è possibile formulare valutazioni attendibili. Servono centraline più moderne e capaci di rilevare anche il PM2.5”
Sulla qualità dell’aria a Frosinone interviene Fare Verde Provincia di Frosinone APS, dopo le dichiarazioni del sindaco Riccardo Mastrangeli sui dati parziali che indicherebbero un miglioramento della situazione in città. L’associazione ambientalista invita alla prudenza e sostiene che, prima del consolidamento dei dati annuali, non sia possibile formulare valutazioni definitive sull’andamento dell’inquinamento atmosferico e sull’esposizione della popolazione alle polveri sottili.
Fare Verde annuncia di voler chiarire gli aspetti tecnici e normativi legati alla valutazione della qualità dell’aria, sottolineando in particolare l’importanza del TAI, Totale Annuale Integrato, cioè il consolidamento annuale dei dati rilevati dalle stazioni di monitoraggio.
Secondo l’associazione, è questo il dato che consente di avere una base statistica adeguata per valutare l’esposizione della popolazione, verificare il rispetto dei limiti di legge e effettuare confronti affidabili nel tempo e tra territori differenti.
PM10 e PM2.5, perché i dati parziali non bastano
Fare Verde richiama la Direttiva europea 2008/50/CE e il D.Lgs. 155/2010, che disciplinano la valutazione della qualità dell’aria ambiente.
L’associazione ricorda che per il PM10 il riferimento previsto dalla normativa comprende il limite giornaliero di 50 µg/m³, che non deve essere superato per più di 35 giorni nell’anno, mentre per il PM2.5 richiama il valore limite annuale di 25 µg/m³ previsto dal quadro normativo vigente.
Per Fare Verde, dunque, i dati raccolti nel corso dell’anno possono fornire indicazioni sull’andamento della situazione, ma non consentono da soli di certificare un miglioramento complessivo della qualità dell’aria.
“Senza consolidamento annuale – sostiene l’associazione – i dati non sono utilizzabili per atti amministrativi, procedimenti sanzionatori, piani di risanamento o esposti formali”.
Un’affermazione che Fare Verde accompagna con una battuta polemica rivolta alla politica: i dati parziali, osserva l’associazione, possono essere utilizzati “per fare quattro chiacchiere sulla stampa”.
Il peso del meteo e della stagionalità
Alla base della posizione dell’associazione c’è anche la forte variabilità delle concentrazioni di PM10 e PM2.5.
Pioggia, vento e inversioni termiche possono modificare sensibilmente i livelli delle polveri sottili, così come incidono la stagionalità, il riscaldamento domestico, il traffico e gli eventi straordinari, compresi incendi, cantieri e particolari condizioni di trasporto.
Per Fare Verde anche i fenomeni locali possono determinare oscillazioni significative. Per questo motivo, secondo l’associazione, un dato giornaliero, settimanale o mensile non sarebbe sufficiente a descrivere l’esposizione effettiva della popolazione nell’arco dell’anno.
Il consolidamento annuale, sostiene Fare Verde, permette invece di stabilizzare il dato statistico e verificare in maniera più attendibile il rispetto dei limiti, oltre a contribuire all’individuazione delle principali sorgenti emissive.
“Gli enti dovrebbero eccepire la non ufficialità del dato”
L’associazione critica quindi anche il modo in cui i dati parziali vengono utilizzati nel dibattito pubblico.
“Senza TAI, gli enti preposti dovrebbero eccepire la non ufficialità del dato e l’impossibilità di trarre conclusioni invece di restare in silenzio stampa”, afferma Fare Verde.
Da qui l’invito ad attendere il consolidamento dei dati annuali prima di parlare di un effettivo miglioramento della qualità dell’aria.
L’appello al sindaco: “Cambiare le centraline”
Ma la posizione di Fare Verde non si limita alla contestazione delle dichiarazioni del primo cittadino.
L’associazione chiede infatti al sindaco Mastrangeli di promuovere l’installazione di centraline di monitoraggio più moderne e performanti, considerate ormai obsolete quelle attualmente presenti.
Il punto centrale della richiesta riguarda soprattutto la capacità di monitorare il PM2.5, particolato più fine rispetto al PM10 e in grado di penetrare più profondamente nell’apparato respiratorio.
“Il sindaco di Frosinone dovrebbe chiedere l’installazione di centraline più performanti, meno obsolete e soprattutto capaci di leggere le PM2.5 che fanno male alla popolazione”, sostiene Fare Verde.
L’associazione invita quindi l’amministrazione comunale a concentrarsi sul rafforzamento della rete di monitoraggio e sulla disponibilità di dati completi, anziché formulare, a suo giudizio, valutazioni trionfalistiche sulla base di dati ancora parziali.
La conclusione è affidata a un appello diretto alla politica: prima di parlare di un miglioramento strutturale della qualità dell’aria di Frosinone, occorre attendere i dati consolidati e, nel frattempo, investire in strumenti di rilevazione più aggiornati e completi.
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