Velletri, Cori, Artena, Cisterna di Latina, Valmontone e Lariano: sono questi i sei comuni che, secondo l’ultimo aggiornamento dell’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale del Lazio (ARPA Lazio), sono stati classificati in Classe A1, il livello più critico per quanto riguarda la qualità dell’aria. Un dato che ha immediatamente acceso la preoccupazione tra i cittadini dei Castelli Romani e delle aree limitrofe, già da tempo alle prese con problematiche ambientali.
Ma cosa significa esattamente essere in Classe A1? Ogni cinque anni ARPA Lazio aggiorna la classificazione dei 378 comuni della regione, suddividendoli in quattro categorie in base ai livelli di inquinamento atmosferico. Si passa dalla Classe A4, che identifica le zone meno inquinate e con la migliore qualità dell’aria e della vita, fino alla Classe A1, che rappresenta invece le aree dove l’inquinamento raggiunge livelli critici ed emergenziali.
L’ambiente che peggiora
Il recente declassamento di due comuni dei Castelli Romani e di altri quattro centri limitrofi segna un peggioramento significativo della situazione ambientale locale. Tra i residenti cresce un senso diffuso di inquietudine, alimentato non solo dai dati ufficiali, ma anche dalla percezione di una scarsa comunicazione da parte delle amministrazioni locali, finora rimaste in silenzio su una questione che incide direttamente sulla salute pubblica.
A rendere il quadro ancora più complesso è il progetto del nuovo impianto di calcinazione della Fassa Bortolo ad Artena. La struttura, che prevede l’installazione di due forni e due ciminiere alte quasi 60 metri, viene vista da molti cittadini come un ulteriore fattore di pressione ambientale su un territorio già fragile. Il timore è che l’impianto possa contribuire ad aggravare una situazione già compromessa, aumentando le emissioni in un’area ora ufficialmente classificata tra le più critiche della regione.
Il territorio chiede maggiore trasparenza
In attesa di risposte istituzionali e di eventuali misure di mitigazione, la comunità locale resta in allerta, chiedendo maggiore trasparenza e interventi concreti per invertire una tendenza che rischia di compromettere non solo l’ambiente, ma anche la qualità della vita delle future generazioni.





