Una doccia fredda possiamo dirlo, la sentenza del Consiglio di Stato sul progetto di ampliamento della Fassa che da ragione al Comune di Cori, il quale ha impugnato la sentenza ma che non la revoca per via delle modalità scelte. Sembra una decisione paradossale, invece è proprio così.
Il Comune di Cori è stato l’unico a metterci faccia e soldi contro il progetto di ampliamento dello stabilimento della Fassa Bortolo di Artena. Un progetto controverso da cui adesso emergono chiaramente anche gli errori amministrativi e tecnici che hanno permesso alla Fassa di proseguire nel suo progetto.
Il Consiglio di Stato mesi fa aveva revocato la sentenza del Tar, senza entrare nel merito ma adducendo al fatto che i termini previsti per la preposizione della causa erano superati. Il Comune di Cori non si è dato per vinto, mentre nel frattempo si erano accodati anche i comitati civici di Artena, Rocca Massima Lariano, i comuni di Valmontone, Colleferro, Cisterna, tutti uniti nel cercare di fermare quello che da tutti è definito un grosso problema ambientale.
Anche il Comune di Artena, con il nuovo corso amministrativo ha prodotto una perizia mettendo nero su bianco anche i cosiddetti errori tecnici che hanno poi permesso di portare avanti in progetto.
La sentenza del Consiglio di Stato, giunta pochi giorni fa da ragione al Comune di Cori relativamente a due dei quesiti sollevati dall’amministrazione De Lillis. Ma al contempo non essendo stati presentati nella forma corretta non possono dare luogo alla revocazione della sentenza emessa mesi fa dallo stesso Consiglio di Stato.

Detta così può sembrare un rompicapo lessicale, che cerchiamo di chiarire al fine di comprendere se, dopo questa sentenza ci siano gli spazi per poter proseguire lo scontro contro l’ampliamento della Fassa.
Dice il consiglio di Stato che il Comune di Cori ha ragione nell’impugnativa del PAUR , ma poi lo stesso comune di Cori non avrebbe proseguito questo iter, senza opporsi attraverso un ricorso ad un rito giudiziario semplificato.
Proprio in quella fase si sarebbe potuto procedere presentando i motivi aggiuntivi, inserendo il Paur nel ricorso. L’altro aspetto che viene riconosciuto giusto dal Consiglio di Stato relativo al permesso di costruire compreso il certificato di destinazione urbanistica che attesta la presenza di usi civici mai liquidati.
Secondo il Consiglio di Stato questi aspetti sono stati riproposti in appello in modo irrituale, mediante semplice rinvio per relationem al ricorso di primo grado, violando l’onere di specificità, determinando così un errore tecnico tale da non consentire al Collegio stesso di revoca la prima sentenza del Consiglio di Stato.
In sostanza il Comune di Cori ha annunciato opposizione ai motivi aggiunti contro il PAUR, mai poi ha rinunciato al suo intendimento e questo, secondo il Consiglio di Stato è stato un errore che non ha consentito al Collegio di poter revocare la prima sentenza del Consiglio di Stato, proprio per la mancanza dell’opposizione formale.
Una sentenza scontata? Forse. Perché il Consiglio di Stato, anche se il collegio giudicante è diverso, avrebbe dovuto sconfessare se stesso.
Resta un interrogativo: il Consiglio di Stato nella prima sentenza non si era espresso nel merito, ora lo fa ma, pur dando ragione su due motivi al comune di Cori, sentenzia che non ci sono i presupposti per la revoca.

Il Sindaco di Cori, però non sembra essere d’accordo su questa sentenza. Scrive infatti il sindaco De Lillis sul suo profilo “Il Consiglio di Stato ci ha dato ragione sulla sostanza e torto sulla forma!
Da un lato, ha affermato che i nostri motivi erano da prendere in considerazione e non manifestatamente infondati. Dall’altro ha comunque ritenuto di non accoglierne alcuno, ma pensiamo sinceramente che questo era l’obiettivo principale della sentenza: non cambiare il contesto già deciso.“
“Ci spiace per la posizione assunta dal Consiglio di Stato, la rispettiamo , ma non la condividiamo.
La procedura di modifica non sostanziale/sostanziale in seguito avviata da Fassa ci ha rimessi totalmente in pista per contestare di nuovo il progetto e la sua realizzazione.
Ne parlerò con i membri di giunta e con i nostri legali per valutare eventuali iniziative da intraprendere.” Aggiunge De Lillis che lascia presagire una nuova azione legale contro l’ampliamento della Fassa.
A questo è lecito guardare al comune di Artena. Cosa farà adesso la Sindaca Silvia Carocci? Affiancherà il sindaco di Cori in questa nuova battaglia? Imporrà al tecnico comunale il sopralluogo richiesto dalla commissione?
Farà valere la perizia giurata redatta dal tecnico e periziata dall’avvocato e che sostanzia alcuni errori formali in atti e delibere? Prenderà posizione nei confronti della Regione che ancora non si esprime sulla richiesta di Variante?
Chiederà un incontro con la Procura della Repubblica di Velletri che a marzo scorso ha eseguito un sopralluogo nello stabilimento? Sono gli interrogativi che i cittadini di Artena e dei comuni limitrofi e i comitati soprattutto si stanno ponendo in queste ore


