I 45 giorni previsti dall’ordinanza di sospensiva dei lavori sono terminati e ad oggi ancora il Comune di Artena non ha emesso l’ordinanza di ripristino dei luoghi e di demolizione dei manufatti abusivi che la Fassa ha realizzato. La domanda è: perchè?
Eppure la Fassa ha perso il ricorso al TAR contro la sospensiva dei lavori emessa dal Comune di Artena e gli stessi giudici hanno affermato che l’ordinanza di demolizione può essere emessa in maniera autonoma dal Comune. Ma alla scandenza dei 45 giorni nessun atto è apparso all’albo pretorio, nessun atto sarebbe stato notificato alla Fassa.
Atteso che la Fassa anche su questo eventuale provvedimento comunale può ricorrere al Tar e che almeno per un altro periodo di tempo l’eventuale ordinanza di demolizione non sarebbe praticabile, non si capisce perchè l’amministrazione comunale stia tentennando.
Forse c’è la preoccupazione di un eventuale causa risarcitoria da parte della Fassa? E’ una eventualità, tra l’altro anche evidenziata dai giudici del Tribunale amministrativo regionale, ma a questo punto cosa si aspetta a procedere?
Anche perchè il comune di Artena non va troppo per il sottile con i cittadini che producono abusi edilizi. Non viene usata la stessa “cortesia” nei confronti della Fassa. Tutt’altro. Ed è il caso di un cittadino che ha realizzato una struttura, risultata poi essere abusiva e verso la quale il comune di Artena ha emesso l’ordinanza di demolizione e ripristino dei luoghi. Sull’Albo Pretorio del Comune di Artena è stata pubblicata il 14 maggio 2026 l’ordinanza di demolizione di 2 piccoli manufatti per complessivi circa 30 metri quadrati di un cittadino. Due pesi e due misure?
Vogliamo credere di no e che l’eventuale ritardo sia solo dovuto alla concomitanza del fine settimana di fine maggio (i 45 giorni scadevano a fine maggio ed era domenica ndr) e della conseguente festa del 2 giugno. Certo però che il prolungare i tempi di emissione di questa ordinanza, oltremodo, potrebbero lasciare spazio a delle perplessità.
Anche perchè il presunto abuso edilizio, sfuggito al Comune e agli enti sovracomunali tra cui la Regione Lazio, è stato ricostruito dalla perizia voluta proprio dall’attuale amministrazione, ma non era sfuggita ai Comitati che da due anni lo sostenevano, ma sopratuttto non è sfuggito alla Procura della Repubblica di Velletri.
Quindi anche in forza degli atti della Procura, il Comune avrebbe tutto il diritto di emettere l’ordinanza di demolizione e di ripristino dei luoghi.
Negli ultimi giorni i Comitati, tra l’altro, hanno avanzato una ulteriore richiesta alla Procura della Repubblica di Velletri, per disastro ambientale che sarebbe stato procurato dai lavori della Fassa, sempre secondo quanto affermano i Comitati.
A tale proposito i Comitati hanno fatto notare che la buca per il piano interrato “E’ profonda 15 metti e contornata da pali per circa 250 metri stimati, con pali anche sotto il mostro costruito. I pali nel totale potrebbero arrivare fino a 30 metri di profondità, sfondando gli strati di terra di filtro degli inquinanti delle acque reflue inquinanti” Affermano i Comitati.
Ovviamente informazioni che andrebbero supportate anche da sopralluoghi tecnici, ma assicurano dai Comitati che ci sono perizie asseverate che riguarderebbero anche questo aspetto. Al di la di questo ulteriore problema, però, resta il nodo della ordinanza che tarda ad arrivare, mentre nel frattempo alla Fassa i lavori sono fermi.





