Evidentemente la città di Ferentino in fatto di servizi sanitari è destinata a patire e a viaggiare in eterno in caso di necessità, anche per le prestazioni primarie.
Doveva essere inaugurata a luglio scorso la nuova Casa della Comunità (come avvenuto nei centri vicini e non) al posto della Casa della Salute, invece ad agosto non si conosce ancora la data della cerimonia inaugurale. Per di più serpeggiano perplessità tra i cittadini alle prese con problemi e disagi. Se la struttura in piazza Dell’Ospizio fosse del tipo Spoke, quindi tutt’altro che Hub, come sembrerebbe, Ferentino potrebbe non avere i servizi adeguati alla città e alla popolazione, proprio come avveniva con l’ex Casa della Salute.
Inoltre ci sono molti dubbi sul ritorno dei servizi traslocati a Frosinone, si diceva temporaneamente (o definitivamente?), in particolare la Fisioterapia che funzionava benissimo e soddisfaceva l’utenza; presto sapremo. Innanzitutto la città avrebbe necessità di un ambulatorio medico-infermieristico che, tra l’altro, farebbe da filtro al P.s. dell’ospedale di Frosinone. Ed allora che cosa si inaugurerà a Ferentino molto probabilmente a settembre? Gli amministratori locali farebbero bene ad accertarsi e poi a vigilare, oltre che a festeggiare, quando sarà, il cambio d’insegna.
Il consigliere comunale Alfonso Musa ha presentato in questi giorni una interrogazione al sindaco Piergianni Fiorletta e.p.c. al consigliere delegato Angelo Picchi «sulla data di inaugurazione della Casa della Comunità di Ferentino, sulla natura e consistenza dei servizi, delle dotazioni organiche e strutturali previste, sulla possibilità dell’attivazione degli ambulatori infermieristici anche per la CdC di Ferentino».
Musa insiste, ragionevolmente, soprattutto sugli ambulatori infermieristici poiché, come recita l’interpellanza «erogano un’ampia gamma di prestazioni infermieristiche (medicazioni semplici e avanzate, punti di sutura, cateterismo vescicale, fasciature, emogasanalisi, prelievi microbiologici e tamponi, oltre ad attività dedicate alla gestione di dispositivi come Picc, Port e sondini naso-gastrici, interventi di educazione terapeutica per i pazienti affetti da diabete) e, conseguentemente, garantiscono un’assistenza qualificata e di prossimità, così da rispondere ai bisogni assistenziali direttamente sul territorio evitando, quanto più possibile, il ricorso alle strutture ospedaliere».





